Il riordino del gioco pubblico non è più un esercizio tecnico: è diventato un nodo politico. Con l’imminente stagione dei nuovi bandi e delle concessioni, la questione si sposta dall’architettura normativa alla tenuta complessiva del sistema, chiamato a tenere insieme gettito, tutela della salute e sostenibilità industriale. È in questa cornice che, nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, si è svolto il confronto “Le nuove regole del gioco – Tra riordino e nuovi bandi”, promosso da LCD – Liberali Cristiano Democratici, componente del Gruppo parlamentare Lega, su impulso dell’onorevole Andrea De Bertoldi.
Nel messaggio inviato alla platea, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha riconosciuto alle aziende italiane del settore «un impegno quotidiano volto a promuovere la legalità, la sostenibilità e il rispetto delle persone», richiamando la necessità di una riflessione ampia su un ambito tanto sensibile.
Maurizio Gasparri ha posto subito una questione destinata a segnare il dibattito: l’equilibrio tra convenienza economica e interesse pubblico. Per un’impresa può essere naturale privilegiare l’online, dove i margini sono più favorevoli. Ma il legislatore non può ragionare come un consulente aziendale. Il progresso tecnologico non si arresta, va governato. Se la riforma incentiva lo spostamento verso il digitale, quali effetti produce sul gettito e sul presidio territoriale? I maggiori profitti privati sono accettabili solo se prima vengono tutelati salute pubblica e interessi fiscali dello Stato.
Andrea De Bertoldi ha insistito sulla necessità di evitare interventi parziali e di affrontare il riordino in modo organico, tenendo insieme tutela della persona, legalità e sostenibilità delle imprese. Non una riforma a compartimenti stagni, ma un disegno coerente.
Il punto emerso con maggiore chiarezza è che il riordino non può essere lasciato a una dinamica esclusivamente amministrativa. La definizione dei nuovi bandi implica scelte di indirizzo che riguardano il ruolo dello Stato, la distribuzione del gettito e il modello di presidio del territorio. Non si tratta soltanto di aggiornare regole tecniche, ma di stabilire quale equilibrio si intende costruire tra digitale e rete fisica, tra sostenibilità economica e tutela sociale.
Geronimo Cardia, presidente di ACADI, ha riportato la discussione su un concetto chiave: la visione organica. Nei mesi scorsi si era affacciata l’ipotesi di intervenire prima sull’online. Le associazioni hanno chiesto l’opposto: trattare unitariamente l’intero sistema, come previsto dalla delega fiscale. Intervenire su un segmento senza riequilibrare l’altro significa spostare il problema, non risolverlo.
La prima leva indicata riguarda la tutela della persona. Il disturbo da gioco non può essere affrontato agendo su una sola parte del mercato: se si interviene su un lato del sistema ignorando l’altro, il rischio è che il fenomeno si trasferisca altrove. La seconda leva riguarda i parametri dei giochi – puntata, vincita, frequenza, tassazione – che incidono direttamente sul comportamento dell’utente. Prodotti diversi producono effetti diversi, e per questo il riequilibrio deve essere complessivo.
Lo squilibrio tra online e territorio è uno dei nodi più delicati. Il canale digitale ha registrato una crescita significativa, mentre il comparto degli apparecchi fisici ha perso miliardi di raccolta pur continuando a garantire un contributo rilevante al gettito erariale. Spingere ulteriormente verso l’online senza un riequilibrio complessivo rischia di alterare l’equilibrio fiscale del sistema.
Su questo terreno si inserisce l’intervento di Stefano Zega, managing director di Codere Italia, che ha portato il confronto sul piano degli investimenti. Il riordino comporta impegni finanziari rilevanti tra rinnovo delle concessioni, adeguamenti tecnologici e requisiti più stringenti. Secondo i dati illustrati, circa il 47 per cento delle AWp con gross win fino a 50 euro al giorno non riuscirebbe a ripagare l’investimento nell’arco dei nove anni di concessione. Il periodo di rientro supera i sei anni, concentrando i margini effettivi solo nella parte finale della concessione.
La questione non riguarda soltanto i bilanci aziendali. Fino alla metà delle AWp e delle VLT potrebbe non recuperare l’investimento sostenuto, con un potenziale impatto superiore a 1,5 miliardi di euro sul gettito erariale e circa 24 mila posti di lavoro lungo la filiera. La sostenibilità economica diventa quindi una variabile politica: senza regole stabili e orizzonti certi, il rischio non è solo per le imprese, ma per l’equilibrio complessivo del sistema.
Dopo il confronto con il comparto, la discussione è tornata sul terreno politico, mostrando sensibilità diverse ma una richiesta comune di maggiore ascolto nella fase attuativa del riordino.
Dall’opposizione è arrivata la critica alla scelta di procedere prima con l’online e solo successivamente con il fisico. Stefano Vaccari (Partito Democratico) ha parlato di una normativa stratificata nel tempo senza un disegno realmente organico, richiamando anche l’impatto sociale del fenomeno. Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha messo in guardia dal rischio di concentrazione del mercato a discapito delle realtà più piccole e radicate sul territorio.
Dalla maggioranza è arrivata una lettura diversa. Laura Cavandoli (Lega) ha difeso l’impostazione in due fasi adottata dal governo, mentre Giulio Centemero ha invitato a leggere il fenomeno alla luce delle trasformazioni dell’economia digitale e dell’evoluzione dei modelli di consumo.
A chiudere il confronto è tornato Cardia, ampliando ulteriormente il ragionamento. Ha richiamato l’esempio delle piattaforme di intermediazione immobiliare: quando una commissione significativa viene incassata da un soggetto estero, quella quota può sottrarsi alla tassazione diretta italiana, mentre il proprietario residente viene tassato integralmente. Il parallelo con il gioco pubblico è stato esplicito: intervenire solo sui soggetti più esposti sul territorio, senza una visione complessiva delle dinamiche digitali, rischia di produrre nuovi squilibri.
Le associazioni hanno annunciato la richiesta di un incontro formale con il governo, con argomentazioni tecniche dettagliate. Il confronto ora si sposta in Parlamento, dove il riordino dovrà trovare un punto di equilibrio tra gettito, tutela sociale e assetto del mercato.





