Politica

Anno giudiziario 2026, allarme su card docenti e fondi Pnrr: le crepe del sistema

24
Febbraio 2026
Di Giuliana Mastri

L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 diventa l’occasione per mettere a fuoco due criticità che attraversano la giustizia amministrativa e contabile: da un lato l’illusione statistica di un aumento dei ricorsi che nasconde una disfunzione strutturale, dall’altro la crescita delle condotte illecite legate alla gestione dei fondi pubblici, compresi quelli del Pnrr.

In Emilia-Romagna il dato numerico colpisce: nel 2025 i ricorsi depositati al Tar sono passati da circa 1.200 a 2.000. Ma il presidente del Tar regionale, Paolo Carpentieri, invita a leggere le cifre con cautela. «Quest’anno, 2025, c’è stato un notevole incremento numerico perché siamo passati da un circa 1.200 ricorsi depositati all’anno a ben 2.000. Però in realtà questo è un dato che va chiarito ed è un po’ illusorio», spiega a margine della cerimonia. La gran parte dell’aumento, circa 900 ricorsi, riguarda infatti le esecuzioni dei giudicati del giudice del lavoro che hanno condannato il Ministero della Scuola a pagare la card per la formazione dei docenti precari.

Si tratta di cause di ottemperanza promosse davanti al Tar da insegnanti che, pur avendo ottenuto una sentenza favorevole in sede civile, non ricevono quanto dovuto e sono costretti ad avviare un nuovo procedimento. «È un contenzioso un po’ particolare che in realtà, tolto il quale, l’andamento dei carichi di lavoro e dei ricorsi proposti davanti al Tar è sostanzialmente stabile», chiarisce Carpentieri.

Nel dettaglio, 947 ricorsi riguardano il mancato pagamento della card. Un flusso che pesa in modo significativo sull’attività del tribunale. «Costituiscono un notevole peso aggiuntivo che grava sui carichi del Tribunale, rallentandone inevitabilmente la performance complessiva, in termini di accelerazione dei giudizi e di ulteriore erosione dell’arretrato». Nel solo 2025 la Seconda sezione è riuscita a definire 633 di queste cause, ma il problema resta.

Per il presidente del Tar si tratta di un’anomalia sistemica. «Evidenzia una crepa nella razionalità del nostro sistema giudiziario». Le cause vengono di fatto raddoppiate: prima davanti al giudice civile, poi davanti al giudice amministrativo, perché l’amministrazione condannata «non paga o tarda a pagare». Il risultato è un aggravio anche per le finanze pubbliche. «I 500 euro originari non pagati si moltiplicano per ‘N’ volte e, tra causa civile e giudizio di ottemperanza, il costo per lo Stato di ciascun docente precario finisce per essere molto più alto». Una «crepa molto grave», conclude Carpentieri, «indice di una profonda inefficienza e irrazionalità del sistema, che reagisce con lentezza».

Sul versante della giustizia contabile, l’allarme riguarda invece la gestione dei fondi pubblici. Il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, segnala «un aumento delle fattispecie di danno riguardanti condotte dolose di distrazione dei contributi e dei finanziamenti pubblici, di provenienza unionale, statale e regionale, anche a valere su fondi Pnrr». Si tratta, precisa, «dello sviamento, da parte di privati, dalle finalità per le quali erano stati erogati i finanziamenti, configurando spesso profili di corruzione e incidendo anche sugli obblighi dell’Italia nei confronti dell’Unione europea».