Salute
Sanità, il 20% dei fragili rinuncia alle cure. Spesa privata al 24%: “Serve rafforzare il sistema”
Di Ilaria Donatio
Rinuncia alle cure fino al 20% tra le fasce più fragili, spesa sanitaria out-of-pocket al 24% del totale – ben oltre la media Ue del 15% – e 37 miliardi di sottofinanziamento cumulato nel decennio 2010-2019. È la fotografia del Servizio sanitario nazionale che emerge dal Rapporto “Sussidiarietà e… salute”, presentato oggi alla Camera dalla Fondazione per la Sussidiarietà.
Secondo il documento, il 9-10% degli italiani ha rinunciato o rinviato cure necessarie per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. La quota supera il 20% tra le persone più svantaggiate. L’8,6% delle famiglie è costretto ad affrontare spese sanitarie considerate insostenibili, collocando l’Italia tra i peggiori Paesi dell’area Ocse per questo indicatore.
Nel lungo periodo, il peso della spesa privata sulle famiglie è cresciuto dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023, mentre la quota della produzione sanitaria pubblica sul totale è scesa dal 63,9% al 61,1%. Una dinamica che, secondo gli autori, segnala una progressiva erosione dell’universalismo e dell’equità del sistema.
Il rapporto evidenzia inoltre una forte correlazione tra salute e titolo di studio: i tassi di mortalità evitabile per 10.000 residenti passano da 39,6 tra chi non ha titolo di studio o ha la sola licenza elementare a 20,3 tra i laureati. Sul fronte demografico, circa 4 milioni di over 65 non autosufficienti necessitano di maggiore assistenza; oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli e quasi un milione si trova in condizioni di povertà assoluta. L’Assistenza domiciliare integrata copre il 30,6% delle persone anziane non autosufficienti, lasciando gran parte della cura a carico delle famiglie.
Tra le criticità strutturali vengono segnalate la carenza di personale, in particolare dei medici di medicina generale, la frammentarietà dei servizi territoriali e l’assenza di integrazione tra sanitario e sociosanitario, elementi che penalizzano soprattutto cronici e fragili.
Nel suo intervento, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rivendicato l’azione del governo, in particolare sul fronte delle liste d’attesa. “Il confronto basato su dati reali e tempestivi ha prodotto risultati con una riduzione delle prestazioni prenotate oltre i tempi soglia e un più attento rispetto delle norme”, ha affermato, sottolineando come il nuovo sistema di monitoraggio nazionale consenta allo Stato di esercitare un ruolo di garante dei cittadini, lasciando alle Regioni la definizione delle risposte assistenziali più efficaci.
Il ministro ha inoltre richiamato il ruolo delle Case di comunità previste dal Pnrr, per le quali sono stati stanziati 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni dal 2026 per il reclutamento del personale. Le nuove strutture dovranno favorire una presa in carico integrata, soprattutto dei pazienti cronici, riducendo la frammentarietà dei servizi e il ricorso improprio al pronto soccorso.
Aprendo l’incontro, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato che l’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978 rappresentò “una svolta di civiltà”, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche impongano un ripensamento dell’organizzazione del sistema, senza perdere il principio di universalità.
Il rapporto propone un nuovo patto sociale per una riforma complessiva del sistema sanitario, con interventi che vanno dall’introduzione di modelli di finanziamento orientati alla presa in carico dei pazienti cronici al rafforzamento strutturale dell’assistenza territoriale e della non autosufficienza.
Per la Fondazione, la risposta alla crisi non riguarda l’alternativa tra pubblico e privato, ma la capacità di garantire cure per tutti attraverso una governance più efficace. “La sussidiarietà è un’architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità”, ha spiegato il presidente Giorgio Vittadini, “la chiave per restituire al sistema efficacia, equità e sostenibilità nel lungo periodo, rendendo il diritto alla salute un’esperienza reale e accessibile”.





