Esteri

Msc 2026, l’Europa della sicurezza ha discusso su come camminare da sola

19
Febbraio 2026
Di Giampiero Cinelli

L’ordine internazionale basato sulle regole è entrato in una fase di aperta demolizione, e la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026 ha sancito la fine definitiva delle ambiguità per l’Unione Europea. Il rapporto finale del vertice dipinge un quadro in cui l’ordine mondiale non è più solo ammaccato, ma, come dichiarato dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz, è stato sostituito da una spietata politica di potenza. In questo scenario di estrema incertezza, l’Europa ha risposto abbandonando la postura di spettatore per assumere quella di attore geopolitico indipendente, decidendo di “costruire l’aereo mentre è già in volo” per colmare il vuoto lasciato dal disimpegno statunitense.

Il fulcro di questa metamorfosi è il piano per l’indipendenza proposto dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Questa strategia mira a trasformare l’Europa in un pilastro della NATO militarmente ed economicamente autosufficiente, traducendo budget e intenzioni in capacità concrete. Il piano prevede una trasformazione profonda del settore industriale, promuovendo una preferenza europea negli acquisti e la creazione di un mercato unico per la difesa che superi i vecchi parrocchialismi industriali. Non si tratta solo di aumentare la spesa, ma di consolidare un’industria frammentata per garantire che l’Europa possa sostenersi da sola in un mondo segnato dalla competizione tra grandi potenze.

Questa svolta assertiva è stata alimentata dalla consapevolezza che il legame transatlantico è ormai mutato in modo irreversibile. Nonostante il tono più morbido del Segretario di Stato americano Marco Rubio rispetto alle provocazioni del passato, la sostanza della politica statunitense rimane dura: Washington non ha interesse a gestire il declino dell’Occidente e propone un’alleanza basata su radici culturali e religiose comuni piuttosto che sulla democrazia liberale. Di fronte alla minaccia americana di “fare da soli”, i leader europei hanno compreso di dover agire contro il proprio DNA storico, accettando la necessità di diventare una potenza militare per difendere i propri valori.

La prova del fuoco di questa nuova autonomia è rappresentata dal dossier ucraino. Con il supporto militare degli Stati Uniti crollato del 99% nell’ultimo anno, l’intera responsabilità del sostegno a Kiev è ricaduta sulle spalle europee. L’Unione ha risposto con un prestito di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-27 e con l’impegno a fornire armi offensive più potenti e sistemi di difesa aerea, cercando di colmare quasi interamente il deficit lasciato da Washington. Anche sulla crisi in Groenlandia, innescata dalle minacce americane di annessione forzata, l’Europa ha mostrato una compattezza inaspettata, avviando un dialogo unificato sulla sicurezza artica e schierando forze navali britanniche nella regione per riaffermare la propria presenza.

Monaco 2026 ha mostrato un’Unione Europea che, pur riconoscendo la fine del vecchio ordine, non si arrende al caos. Attraverso il rafforzamento della clausola di mutua difesa e il dibattito sulla dimensione europea della deterrenza nucleare francese e britannica, l’UE sta cercando di blindare la propria sicurezza. Il messaggio emerso dal vertice è chiaro: l’Europa non è in fase di cancellazione, ma sta attivamente costruendo nuove coalizioni e strutture per difendere la propria libertà in un secolo che non può più dare per scontata la protezione americana.