Economia

AssoBirra: la birra resta il cuore della socialità fuori casa

17
Febbraio 2026
Di Ilaria Donatio

La birra continua a essere il collante della socialità italiana. Nei bar, nei pub, nei ristoranti e negli hotel, il consumo fuori casa non è solo una scelta di gusto ma un’esperienza che tiene insieme convivialità, identità del locale e qualità del servizio. È la fotografia che emerge dalla prima edizione 2026 del Centro Informazione Birra, il CIB di AssoBirra, realizzato con Ipsos Doxa e presentato al Beer&Food Attraction.

Per il 62 per cento dei gestori la birra è oggi molto o abbastanza importante per la socialità all’interno del locale. La percentuale sale negli hotel e nei bar serali, mentre nei ristoranti si attesta al 58 per cento. A livello geografico, il Centro Italia guida per importanza attribuita alla birra come motore di convivialità.

Il momento principe resta la cena, scelta dal 59 per cento dei clienti, ma aperitivo e pranzo sono ormai spazi consolidati. Il dopocena rimane più circoscritto. Cresce però la dimensione gastronomica: il 63 per cento dei gestori dichiara che i clienti abbinano consapevolmente la birra al cibo, quota che nei ristoranti sale al 73 per cento. Un segnale di evoluzione culturale che avvicina sempre più la birra a logiche tradizionalmente associate al vino.

Sul fronte dell’offerta, la lager o pils resta la tipologia più richiesta, soprattutto nei pub, ma si fanno spazio le artigianali locali, particolarmente apprezzate negli hotel. Più contenuta, ma significativa in prospettiva, la domanda di birre low e no alcol, che raggiunge il 10 per cento e mostra maggiore incidenza nel Nord Italia.

Il gusto è il principale fattore che orienta la scelta, seguito da marca e prezzo. Nei ristoranti il prezzo pesa di più, nei locali serali contano soprattutto gusto e riconoscibilità del brand. Il mercato appare stabile: tre gestori su quattro dichiarano consumi invariati negli ultimi due o tre anni. La clientela viene descritta come prevalentemente abitudinaria e solo una minoranza è percepita come realmente curiosa verso le novità.

La sostenibilità entra nel radar ma resta ancora secondaria nelle scelte di assortimento. I gestori si concentrano soprattutto su raccolta differenziata e confezioni riciclabili. Diverso il discorso per la birra alla spina: oltre la metà ritiene che contribuisca in modo significativo a valorizzare l’esperienza nel locale, rafforzando la percezione di qualità e distinzione rispetto al consumo domestico.

Nel dibattito sul futuro del fuori casa entra con forza anche il punto di vista di FIPE – Confcommercio. Per Luciano Sbraga, vice direttore generale e direttore dell’Ufficio Studi, la partita si gioca sulla capacità dei locali di trasformare un prodotto in esperienza. «La dimensione sociale e conviviale dei pubblici esercizi è il vero motore del consumo fuori casa e, di conseguenza, anche della birra: è nei locali che il prodotto smette di essere una semplice bevanda e diventa parte di un’esperienza, costruita su servizio, competenze e qualità dell’offerta».

E avverte: «È fondamentale affiancarla a buoni prodotti locali capaci di interpretare i diversi momenti di consumo, evitando che il valore della birra scivoli verso una logica di commodity».

La sfida, dunque, non è solo nei numeri ma nel modello. Nel modo in cui il fuori casa saprà investire su professionalità, qualità e coerenza dell’offerta. È lì che la birra continua a giocare la sua partita più importante.