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Polizia anti-migranti in ritirata, sviluppi sul caso Epstein e retromarcia sul clima
Di Giampiero Gramaglia
Nonostante l’intrecciarsi di appuntamenti internazionali, specie i negoziati sull’Ucraina e con l’Iran, che riprendono a Ginevra rispettivamente domani e mercoledì, l’attenzione dei media negli Usa è concentrata sulle vicende interne: le vicissitudini dell’ormai famigerata polizia anti-migranti, l’Ice; gli sviluppi del ‘caso Epstein’; le iniziative sconcertanti del magnate presidente Donald Trump sull’ambiente e non solo.
Minneapolis e altrove: polizia anti-migranti e Guardia Nazionale ‘battone in ritirata’
L’Ice ‘batte in ritirata‘ da Minneapolis e da altre città, e contemporaneamente la Guardia Nazionale lascia la California e altri Stati dov’era stata mobilitata, in coincidenza con uno shutdown parziale del Dipartimento della Sicurezza interna, cui la polizia anti-migranti fa capo, perché il Congresso è partito in vacanza per una settimana senza avere raggiunto un accordo sul suo finanziamento.
Sotto i riflettori dei media, ma forse è meglio dire nel mirino, c’è la responsabile del Dipartimento, una contestatissima Kristi Noem, mentre Politico mette in rilievo una conseguenza dello shutdown: i repubblicani temono che la vicenda oscuri il discorso sullo stato dell’Unione che Trump farà, davanti al Congresso riunito in sessione plenaria, la sera di martedì 24 febbraio.
Molto rilievo ha avuto, nei giorni scorsi, la notizia della sospensione di due agenti dell’Ice che avrebbero reso false testimonianze sul ferimento di un immigrato venezuelano a Minneapolis, teatro delle peggiori imprese della polizia anti-migranti, a partire dall’uccisione a gennaio di due cittadini americani.
Se ‘batte in ritirata’ da Minneapolis e altrove, ufficialmente perché ha esaurito la sua missione, l’Ice non desiste da iniziative che suscitano polemiche e interrogativi: chiede ai social networks di darle informazioni sugli accounts che la criticano; e progetta di spendere 38,3 miliardi di dollari nella trasformazione di magazzini in centri di detenzione per migranti.
Caso Epstein: scossoni più in affari che in politica
Il ‘caso Epstein’ riserva, ogni giorno, qualche novità, che esce dagli oltre tre milioni di documenti inediti pubblicati a fine gennaio dal Dipartimento di Giustizia. La vicenda, per il momento, scuote più gli ambienti finanziari che quelli politici.
Casey Wasserman, lambito dallo scandalo, ha deciso di vendere la sua agenzia di artisti famosi, perché il suo coinvolgimento, sia pure marginale, nell’ ‘affaire’ la danneggiava: Wasserman scambiava email ammiccanti con Ghislaine Maxwell, compagna e procacciatrice di prede sessuali di Epstein. Kathy Ruemmler, l’’avvocata in capo della banca d’affari Goldman Sachs, s’è dimessa sotto il peso dei suoi rapporti professionali e personali con il magnate pedofilo – lei sostiene che fossero solo professionali -.
Politico e la Cnn trattano la vicenda sotto altre angolature. La Cnn scrive che Steve Bannon, il guru della campana di Trump nel 2016 e l’ideologo iniziale del suo movimento, cercò di coinvolgere Epstein nei suoi tentativi di fare cadere Papa Francesco – non si capisce bene come -. Politico punta sul tentativo di Trump, ma soprattutto di suoi accoliti, di costruire in Europa una rete di think tanks ‘Maga-friendly’, sul modello della Heritage Foundation, cui spetta il compito di individuare potenziali interlocutori europei da finanziare.
Le Monde spiega come Epstein era riuscito a creare una rete mondiale di contatti e d’influenze che lo ha protetto: “Con i suoi intrighi e le sue manipolazioni, il predatore sessuale di modeste origini s’è aperto le porte delle élites globali… La sua influenza era tale che molti potenti hanno continuato a frequentarlo, anche dopo la sua prima condanna nel 2008
Ambiente: Trump smantella pilastro politiche climatiche
L’agenzia per l’ambiente degli Stati Uniti, l’Epa, ha revocato le basi scientifiche su cui poggiavano tutte le decisioni relative alla lotta al riscaldamento globale e alla riduzione delle emissioni nocive: per i media ‘liberal’, la mossa dell’Amministrazione Trump 2 può comportare lo smantellamento delle politiche ambientali, perché vengono meno le premesse scientifiche che comportamenti umani e consumi di energie fossili danneggiano la salute e alterano il clima.
Il magnate presidente sostiene di avere vinto la ‘battaglia della sostenibilità’, dopo che i dati dell’inflazione di gennaio indicano che l’aumento dei prezzii su base annua è stato del 2,4%, inferiore al previsto e non lontano dal livello del 2% indicato come ottimale dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.
Anche i dati di gennaio sul mercato del lavoro sono stati positivi, migliori delle aspettative: 130.000 i posti di lavoro creati. I due segnali possono preludere a un’ulteriore riduzione del costo del denaro da parte della Fed, in tempi pù rapidi di quanto finora previsto.
Scontri giudiziari e baruffe politiche
Sui fronti giudiziari, un Grand Giurì ha respinto la richiesta del Dipartimento della Giustizia d’incriminare sei parlamentari democratici con un passato militare o nell’intelligence ‘colpevoli’ d’avere ricordato ai militari il loro diritto a disobbedire a ordini ingiusti. Le iniziative si riferivano allo schieramento della Guardia nazionale in funzione anti-migranti contro il volere dei governatori degli stati interessati e all’affondamento nei Caraibi di imbarcazioni di presunti narcotrafficanti – azioni che hanno fatto oltre cento vittime -. La figura di maggiore spicco era quella del senatore dell’Arizona Mark Kelly, un ex astronauta, potenziale candidato alla nomination democratica 2028.
Per il Washington Post, è stato l’ennesimo smacco giudiziario per l’Amministrazione Trump, che cerca di perseguire nemici personali del magnate presidente o avversari politici. Va invece avanti l’inchiesta sul voto in Georgia nel 2020, che Trump ha voluto riaprire alla ricerca di presunti brogli, basandosi su illazioni già respinte dai tribunali.





