Cronache USA

Monaco: l’Europa celebra i riti della separazione dall’America di Trump

15
Febbraio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Non basta un discorso di maniera del segretario di Stato Usa Marco Rubio, alla conferenza di Monaco, ieri, a cancellare i discorsi ‘di pancia’ – aggressivi ed ‘europafobici’ – del presidente Usa Donald Trump, al Forum di Davos, a gennaio, e del vice-presidente Usa JD Vance, a Davos e a Monaco, l’anno scorso. Le parole ‘diplomatiche’ di Rubio, che il giorno prima aveva snobbato un incontro con i leader europei presenti a Monaco, ricevono applausi di sollievo, ma sulla vicinanza tra l’America di Trump e l’Europa possono imbambolare solo che vuole farsi illudere o è in malafede.

Non si discute l’amicizia e la riconoscenza dell’Europa verso l’America. Si prende però atto della rottura della comunanza di valori tra l’America di Trump e l’Europa del diritto e della democrazia.

Nei discorsi a Monaco del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron e del premier britannico Keir Starmer, l’Europa pare esserne finalmente consapevole, sia pure con accenti e sfumature diversi. Una voce dissonante è quella della premier italiana Giorgia Meloni, che a Monaco non c’era e che sta dalla parte dei Maga e di Trump.

E’ una scelta legittima dettata da considerazioni opportunistiche e dalla vicinanza politica: nazionalismo, xenofobia e percepita superiorità dell’esecutivo sugli altri poteri statali sono tratti comuni al ‘trumpismo’ e alle destre europee. Ma è una scelta diversa da quella dei maggiori partner europei dell’Italia; e, a mio avviso, è contraria agli interessi dell’Italia e basta da sola a distruggere le fantasie sull’intesa italo-tedesca alimentate da letture mediatiche ingenue e acritiche.

Nei prossimi giorni, tra martedì e mercoledì, a Ginevra, gli Stati Uniti di Trump, con Russia e Ucraina, torneranno a discutere di una pace che premia l’aggressione russa; e, con l’Iran, di un’intesa che garantisca la sicurezza di Israele. Giovedì ci sarà a Washington la prima riunione del ‘Board of Peace’ per la Striscia di Gaza: un’iniziativa privatistica, cui l’Italia ha deciso di partecipare come osservatore, avallando di fatto quello che è un obbrobrio dal punto di vista del diritto internazionale.

Sono tutti tavoli negoziali dove l’Europa o non c’è – Ucraina e Iran – o ha voci comprimarie (nel Board of Peace, quelle di Ungheria e Bulgaria). A Monaco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l’assenza dell’Europa dalle trattative con la Russia “un grande errore”: un’assenza subita dall’Europa, non certo voluta.

Nella seconda giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco i discorsi diplomatici di Rubio e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che si appella all’unità transatlantica e alla reciproca difesa, fanno, in qualche misura, da contraltare a quelli di Merz, Macron e Starmer e mettono la sordina ai contrasti. Ma c’è la forma e c’è la sostanza: Rubio parla dei “destini intrecciati” d’America e Europa, ma insiste per una “Europa forte” e ne denuncia il declino economico e culturale individuandone le cause “nel culto del clima” e nella migrazione di massa. E’ un discorso ‘trumpiano’ con toni educati e non beceri; e, del resto, non ci si poteva aspettare altro. Per Euractiv, l’America sciorina con Rubio “il volto meno feroce del ‘trumpismo’”.

Prima di Monaco, che qualcosa sia profondamente cambiato nelle relazioni Europa – America era già emerso dalla riunione a Bruxelles dei ministri della Difesa dei Paesi della Nato. Politico, che ne vede emergere un’Alleanza 3.0, vi aveva letto “un effetto delle politiche di Trump”, cioè “un’Europa che spende di più per la difesa, ma che tiene testa all’America”.

Anche il segretario generale della Nato Marc Rutte riconosce che I Paesi europei stanno assumendo sempre più le redini di un’Alleanza in cui l’America crede, o almeno investe, di meno: Rutte prospetta una nuova era dell’Alleanza militare occidentale, anche se, per lui, “un’Europa forte in una Nato forte significa che il legame transatlantico sarà più forte che mai”.

A Monaco, il cancelliere Merz dichiara la fine del vecchio ordine mondiale, dice che c’è “una frattura” con gli Usa e lancia un appello per una leadership europea basata sul partenariato. Il presidente Macron difende a spada tratta i valori europei. Il premier svedese Ulf Kristersson ammette l’esistenza di una crisi delle relazioni transatlantiche e invita l’America a non compromettere la democrazia europea.

Alla Conferenza sulla Sicurezza, i leader europei arrivano dopo il vertice informale in Belgio di giovedì: portano le preoccupazioni per i rischi di una Terza Guerra Mondiale e, quindi, la disponibilità a spendere di più per la difesa; ma anche la prospettiva di un’Europa a due velocità sui terreni della competitività e della politica estera e della difesa, un’Europa meno timida ad affermare la propria autonomia e a tutelare se stessa e i propri valori.

Articoli Correlati

di Redazione | 15 Febbraio 2026

Una presa di coscienza dell’Europa

di Beatrice Telesio di Toritto | 14 Febbraio 2026

Il nuovo baricentro europeo passa da Roma e Berlino