News

Iran: Trump e Netanyahu in ‘stand by’. Epstein: Bondi sulla graticola

12
Febbraio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Nel loro incontro di ieri – un ‘faccia a faccia’ alla Casa Bianca durato ben più del previsto, oltre tre ore, e che potrebbe avere un seguito oggi -, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sono sostanzialmente rimasti sulle loro posizioni, specie per quanto riguarda l’Iran.
Trump vuole continuare a negoziare sul nucleare e i missili iraniani, senza però rinunciare all’opzione militare. Netanyahu vuole garanzie di sicurezza che, se le trattative fallissero, Teheran non possa colpire Israele reagendo a un attacco. Garanzie analoghe chiedono i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti ed esposti a ritorsioni iraniane.

In assenza di annunci sul Medio Oriente – Trump e Netanyahu non si sono neppure presentati alla stampa, com’era del resto previsto fin dall’inizio -, l’assoluta protagonista sui media Usa è Pam Bondi, la segretaria alla Giustizia, che ieri ha testimoniato sul ‘caso Epstein’ di fronte alla commissione d’inchiesta della Camera.
Bondi è stata messa sulla graticola di domande scomode da deputati democratici. L’ex legale del magnate presidente ha difeso l’operato dell’Amministrazione Trump e non s’è neppure scusata con le vittime per gli errori fatti dal suo Dipartimento, pubblicando a fine gennaio oltre tre milioni di documenti sul magnate pedofilo suicida in carcere a New York nel 2019.

Dalla testimonianza di Bondi, non sono venute clamorose rivelazioni, ma scambi di battute vivaci, con cui aprono New York Times, Washington Post e Politico, che, in un’analisi, scrive che i democratici pensano che la deposizione della segretaria alla Giustizia li possa aiutare a vincere le elezioni di midterm in novembre – in merito, Politico appare scettico -.
Oltre agli sviluppi del ‘Caso Epstein’, tengono banco sui media Usa il voto, poco più che simbolico negli effetti, con cui la Camera ha bocciato le scelte sui dazi di Trump nei confronti del Canada e la minaccia dei governatori democratici di boicottare un incontro con Trump perché alcuni di loro non erano stati invitati alla Casa Bianca.

Il voto della Camera ha molto rilievo sul Wall Street Journal e su Axios che dedica un ritratto al deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, su cui i repubblicani non possono mai contare perché vota sempre con i democratici – il Kentucky manda spesso al Congresso personaggi politicamente eccentrici -.
La polemica dei governatori pare invece finita a tarallucci e vino: alla fine, tutti i governatori sono stati invitati all’annuale passerella alla Casa Bianca – e la colpa di quello che sarebbe stato un ‘qui pro quo’ è finita addosso al governatore repubblicano dell’Arizona Kevin Stitt -; ma non tutti sono stati invitati a una successiva cena ristretta.
Il caso è stato ingigantito dal fatto che, fra i governatori democratici, ve ne sono parecchi che potrebbero brigare la nomination democratica alle presidenziali 2028 – per citarne solo alcuni, quelli di California, Illinois, Michigan, Pennsylvania e Kentucky -.