Lavoro

Le sfide dell’Inps nell’era della mobilità globale dei lavoratori

06
Febbraio 2026
Di Alessandro Caruso

(Intervista pubblicata su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Le abitudini dei lavoratori cambiano velocemente, soprattutto le loro geografie. La mobilità globale crescente sta chiamando il sistema pensionistico a uno sforzo considerevole per garantire il servizio secondo nuovi modelli. Giuseppe Conte, direttore delle relazioni internazionali dell’Inps, spiega le prossime sfide.


La mobilità dei lavoratori, tra Paesi e sistemi previdenziali diversi, sta cambiando profondamente il modo di pensare l’erogazione delle pensioni: quali sono le principali criticità?

«La mobilità internazionale dei lavoratori è ormai una realtà strutturale. Sempre più persone lavorano in due o più Paesi nel corso della loro vita e questo comporta carriere previdenziali frammentate fra sistemi diversi. Anche lo schema dell’emigrazione novecentesca, in cui le persone lasciavano il proprio Paese per andare a lavorare in un altro dove sarebbero rimasti tutta la vita, non rientrando più nella patria d’origine (o almeno non prima della pensione), è superato da una realtà in cui le persone sempre più hanno esperienze in vari Paesi, con la necessità di ricomporre carriere complesse. Potremmo dire che in futuro la pensione in regime internazionale da eccezione diventerà la regola. Le principali e crescenti criticità riguardano il reperimento e lo scambio tempestivo delle informazioni tra Istituzioni, la ricostruzione completa delle posizioni assicurative e l’armonizzazione di procedure amministrative che, per loro natura, restano legate a normative nazionali differenti, seppure temperate da accordi internazionali e, in Europa, dai regolamenti europei. A questo si aggiunge la necessità di pagare le prestazioni in qualsiasi Paese del mondo. L’innovazione tecnologica può fare molto per superare queste difficoltà. Piattaforme digitali interoperabili, scambi di dati più rapidi e standardizzati e strumenti di analisi avanzata consentono di ridurre i tempi e di offrire ai lavoratori una visione più chiara dei propri diritti maturati all’estero. Per fare questo, è importante sviluppare una rete di relazioni e di accordi fra Istituzioni di Paesi diversi. L’obiettivo è rendere sempre più semplice e trasparente il percorso che porta al riconoscimento di una pensione internazionale».

Ritiene necessario rafforzare il coordinamento regolatorio internazionale?
«Sì, il rafforzamento del coordinamento internazionale è fondamentale. Le norme europee già oggi offrono un quadro solido per la tutela dei diritti previdenziali dei lavoratori mobili, ma l’evoluzione del mercato del lavoro richiede un aggiornamento continuo degli strumenti di cooperazione. E per i Paesi extra-europei si pone il tema delle convenzioni internazionali, chiamate a coprire Paesi nuovi nelle rotte delle migrazioni: pensiamo ai recenti accordi con Albania e Moldova. È importante lavorare su regole condivise, procedure più snelle e digitalizzate. Questo non significa uniformare i sistemi previdenziali, che restano competenza degli Stati, ma garantire che i lavoratori non subiscano conseguenze negative dall’avere lavorato in Paesi diversi e possano in qualche modo ricongiungere – noi diciamo totalizzare – i vari periodi. La tecnologia può supportare questo processo, ma serve soprattutto un costante dialogo istituzionale a livello europeo e internazionale».

Come stanno evolvendo le strategie di innovazione tecnologica dell’Inps?

«L’Inps si è sempre caratterizzato per essere sulla frontiera dell’innovazione, che è uno dei suoi valori. Ancora oggi l’Istituto sta portando avanti un percorso di innovazione tecnologica profondo, che riguarda le infrastrutture informatiche ma soprattutto il modo in cui progettiamo ed eroghiamo i servizi. Oggi gestiamo una quantità enorme di dati, connessi non solo alle prestazioni nazionali ma anche a carriere lavorative che si sviluppano in più Paesi. Per questo stiamo investendo in sistemi sempre più sicuri e capaci di dialogare con le amministrazioni estere. Intendiamo promuovere lo scambio di buone pratiche e cooperare con altri Paesi nella digitalizzazione di servizi integrati. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento di grande valore. Può aiutarci ad automatizzare attività ripetitive, a ridurre i tempi di lavorazione ed a individuare più facilmente eventuali anomalie o incongruenze nei dati. Ma può aiutarci anche ad offrire ai lavoratori migranti informazioni aggiornate e pertinenti riguardo agli adempimenti da affrontare e riguardo alle posizioni assicurative che vanno a maturare presso i vari Paesi. Tutto ciò si traduce in maggiore efficienza interna, ma soprattutto servizi più rapidi ed affidabili per cittadini e imprese. Naturalmente, tutto avviene sempre nel pieno rispetto delle norme sulla protezione dei dati e sulla trasparenza amministrativa».

Quanto è centrale oggi la formazione del personale?

«La formazione è un elemento centrale della nostra strategia. Dal 2019 ci siamo dotati di una direzione centrale ad hoc e ho avuto l’onore di essere stato il primo direttore dal 2019 al 2022. Investire nella formazione significa investire direttamente nella qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Stiamo rafforzando i programmi di aggiornamento professionale, con percorsi dedicati alle competenze digitali, alla gestione dei dati ed alla conoscenza dei nuovi strumenti, inclusi quelli basati sull’intelligenza artificiale. Ma soprattutto crediamo che la trasformazione digitale non sia solo una questione di tecnologie, bensì soprattutto di persone che devono saperle utilizzare in modo consapevole ed efficace. Per questo dal 2021 è attivo un programma strutturale di change management, di cui sono coordinatore, che mira a supportare la trasformazione digitale e tecnologica in atto attraverso lo sviluppo delle risorse umane e la trasformazione culturale, anche al fine di affrontare le sfide attese dalle nuove modalità di lavoro smart (il programma è stato oggetto nel 2024 di menzione speciale da parte di Assochange – Associazione italiana Change Management). L’obiettivo è duplice: da un lato rendere il personale sempre più autonomo e preparato; dall’altro continuare a sviluppare una cultura dell’innovazione diffusa, in cui il cambiamento venga percepito come un’opportunità per migliorare il servizio pubblico».

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