Food

Spreco alimentare, l’Italia migliora ma butta ancora 7,3 miliardi di euro

05
Febbraio 2026
Di Ilaria Donatio

L’Italia spreca meno cibo rispetto al passato, ma il conto resta altissimo. Nel 2026 ogni cittadino butta via in media 554 grammi di alimenti a settimana, il 10% in meno rispetto allo scorso anno. Un miglioramento netto, certificato dal Rapporto Il caso Italia 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso alla vigilia della 13ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra il 5 febbraio.

Dietro il segnale positivo, però, resta un dato che pesa come un macigno: solo lo spreco domestico vale ancora 7,3 miliardi di euro l’anno. Un livello che mantiene l’Italia lontana dall’obiettivo fissato dall’Agenda Onu 2030, che con il Target 12.3 chiede di dimezzare lo spreco alimentare entro la fine del decennio.

Il quadro diventa ancora più critico se si guarda all’intera filiera. Sommando famiglie, distribuzione, industria e campi, le perdite complessive superano i 13,5 miliardi di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. Oltre ai 7,3 miliardi generati nelle case, quasi 4 miliardi si disperdono nella distribuzione, più di 862 milioni nell’industria e oltre un miliardo nelle eccedenze agricole, spesso legate a fattori climatici o a dinamiche di mercato.

Su questi numeri interviene direttamente Giuseppino Santoianni, presidente di AIC, che parla della necessità di una vera “rivoluzione culturale” sul valore del cibo: «L’Italia sta facendo passi avanti nella lotta allo spreco alimentare – osserva – ma i livelli restano ancora troppo alti. Quando guardiamo all’intera filiera, parliamo di oltre 13 miliardi e mezzo di euro di perdite, numeri incompatibili con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030».

Secondo Santoianni, il problema riguarda più livelli del sistema alimentare, ma il cambiamento parte soprattutto dalle scelte quotidiane dei consumatori. «Oltre 7,3 miliardi derivano dagli sprechi domestici – sottolinea – quasi 4 miliardi dalla distribuzione, più di 862 milioni dall’industria e oltre un miliardo dalle eccedenze nei campi. Filiere lunghe e scarsa consapevolezza fanno perdere la percezione del valore reale del cibo. Lo spreco è l’indicatore più evidente di questa perdita di valore».
Un valore che, aggiunge, non tiene conto dei costi ambientali e sociali invisibili: lavoro agricolo, tutela del suolo e dell’acqua, biodiversità, benessere animale. «Sono costi che non vediamo nel prezzo finale, ma che paghiamo comunque come cittadini».

I dati mostrano anche forti differenze generazionali e territoriali. A trainare la riduzione dello spreco sono i boomer, che buttano via in media 352 grammi a settimana, mentre la Generazione Z resta la più distante dall’obiettivo, con 799 grammi settimanali, pur rappresentando – secondo gli esperti – una leva decisiva sul fronte dell’innovazione digitale e del cambiamento delle abitudini. Sul piano geografico si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali) e di più al Sud (oltre 591 grammi), mentre tengono meglio le famiglie con figli e i piccoli Comuni sotto i 30 mila abitanti.

Nella classifica degli alimenti più buttati spiccano frutta fresca, verdura e pane, seguiti da insalata e tuberi: cibi di consumo quotidiano, che raccontano uno spreco spesso legato a cattiva pianificazione e a una sottovalutazione del loro valore.

A tutto questo si affianca un altro segnale d’allarme: l’insicurezza alimentare. Nel 2026 l’indice che misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente e nutriente sale a 14,36, mezzo punto in più rispetto al 2025. Un aumento che al Sud raggiunge il 28% e che per la Generazione Z arriva al 50%, confermando un fenomeno ormai strutturale.

Qualcosa però si muove anche nei comportamenti quotidiani. Nei ristoranti, 8 italiani su 10 dichiarano di non sprecare più cibo, consumandolo interamente o portando a casa ciò che avanza. Il 93% dei clienti riceve senza imbarazzo il contenitore per l’asporto, segno di un cambiamento culturale ormai consolidato. In questo contesto si inserisce anche Donometro, la nuova app pensata per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari dai pubblici esercizi agli enti del Terzo settore.

Il bilancio resta dunque ambivalente. L’Italia spreca meno rispetto al passato, ma continua a gettare miliardi di euro di cibo mentre cresce l’insicurezza alimentare. Ridurre davvero lo spreco non è solo una questione di efficienza, ma di scelte culturali, sociali e ambientali. E i numeri, oggi, dicono che il tempo per accelerare è sempre più stretto.