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Italia e Germania: un asse che si ridefinisce nel cuore dell’Unione Europea
Di Gianni Pittella
Negli ultimi mesi le relazioni tra Italia e Germania hanno conosciuto una fase di rinnovata intensità, inserendosi in un contesto europeo segnato da profonde trasformazioni geopolitiche, industriali e strategiche. Il vertice tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dello scorso 23 gennaio, culminato nella firma di un accordo di cooperazione in materia di difesa e sicurezza, rappresenta il segnale più evidente di un riavvicinamento che va oltre la consueta dimensione economica e commerciale.
Italia e Germania sono da tempo legate da un rapporto strutturale: Berlino è il primo partner commerciale di Roma e le rispettive economie risultano fortemente integrate lungo le catene del valore industriale europee. Tuttavia, la novità di questa fase non risiede tanto nell’intensità degli scambi, quanto nel tentativo di trasformare la relazione bilaterale in uno strumento di influenza politica all’interno dell’Unione Europea.
L’accordo sulla difesa firmato a gennaio si colloca in un quadro di crescente instabilità internazionale e di rinnovata attenzione alla sicurezza del continente europeo. Il testo prevede un rafforzamento della cooperazione strategica, il coordinamento in ambito NATO e un impegno comune a sostenere il pilastro europeo della difesa. La retorica adottata dai due governi insiste sull’idea di una “risposta congiunta alle minacce” e sulla necessità di dotare l’Europa di una maggiore capacità di azione autonoma.
Al di là delle dichiarazioni, l’accordo ha soprattutto un valore politico: segnala la volontà di Roma e Berlino di presentarsi come partner affidabili nella ridefinizione della sicurezza europea, senza mettere in discussione l’alleanza atlantica ma cercando di rafforzare il ruolo dell’Unione come attore strategico. Resta tuttavia aperta la questione dell’effettiva capacità di tradurre questi impegni in strumenti operativi concreti, come programmi industriali comuni o investimenti condivisi su larga scala.
Accanto alla dimensione militare, il rilancio del rapporto italo-tedesco si manifesta con forza sul piano economico e industriale. Il Business Forum organizzato a margine del vertice ha messo al centro temi come la competitività europea, la transizione energetica e la necessità di una politica industriale più assertiva. Italia e Germania condividono una crescente insofferenza verso un quadro regolatorio europeo percepito come eccessivamente oneroso per il settore manifatturiero, soprattutto in un contesto di competizione globale con Stati Uniti e Cina.
In questo senso, l’asse Roma-Berlino sembra voler promuovere un’Unione Europea meno focalizzata esclusivamente su norme e vincoli e più orientata al sostegno della produzione, dell’innovazione e delle filiere strategiche. Tuttavia, anche qui emergono ambiguità: la cooperazione bilaterale rischia di rafforzare asimmetrie già esistenti, considerando il peso economico tedesco e la diversa capacità dei due Paesi di influenzare le decisioni comunitarie.
Non manca infine una dimensione più simbolica e culturale, richiamata da parte del dibattito pubblico. Italia e Germania vengono spesso rappresentate come Paesi uniti da una lunga storia di interazioni intellettuali e politiche, un legame che dovrebbe tradursi oggi in una responsabilità comune verso il progetto europeo. Questa narrazione, per quanto suggestiva, tende però a semplificare le divergenze reali che continuano a emergere su temi cruciali come la governance economica, la flessibilità fiscale e il ruolo dello Stato nell’economia.
Nel complesso, il rafforzamento delle relazioni tra Italia e Germania va letto come il tentativo di ridefinire gli equilibri interni dell’Unione Europea in una fase di transizione. L’obiettivo dichiarato è contribuire a un’Europa più autonoma, competitiva e capace di agire sulla scena globale. Il rischio, al contrario, è che l’asse bilaterale resti confinato a una somma di interessi nazionali convergenti, senza tradursi in un reale avanzamento dell’integrazione europea.
Molto dipenderà dalla capacità di Roma e Berlino di trasformare la cooperazione in iniziative inclusive, capaci di coinvolgere altri Stati membri e di rafforzare le istituzioni comuni. In assenza di questo passaggio, il rinnovato protagonismo italo-tedesco rischia di apparire più come una risposta contingente alle crisi del presente che come un progetto politico duraturo per il futuro dell’Unione.





