Innovazione
Cybersicurezza come investimento strutturale: perché la resilienza digitale incide su competitività e stabilità economica
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Nel nuovo ciclo economico europeo la cybersicurezza ha superato la dimensione di costo tecnico per assumere il ruolo di fattore strutturale di stabilità economica, continuità operativa e attrattività degli investimenti. La frequenza degli attacchi, l’estensione delle superfici di rischio lungo le filiere produttive e la crescente pressione regolatoria stanno trasformando la sicurezza digitale in una voce permanente dei piani industriali, con impatti diretti sulla gestione del rischio e sulla competitività dei sistemi economici. Il cyber risk si configura sempre più come rischio sistemico: non colpisce solo il singolo operatore, ma può propagarsi lungo le catene di fornitura, compromettere servizi essenziali e incidere sulla fiducia nei mercati e nelle infrastrutture critiche. Le evidenze operative mostrano un quadro differenziato: il settore finanziario, pur essendo tra i più colpiti, presenta livelli di resilienza più elevati grazie a investimenti consolidati e a un presidio regolatorio stringente; più esposti risultano sanità, pubblica amministrazione e manifattura, dove obsolescenza tecnologica e frammentazione delle architetture amplificano l’impatto potenziale degli incidenti. Centrale è anche il tema del rischio di terze parti, oggi al centro delle strategie di vigilanza, che sposta l’attenzione dalla singola impresa all’intero ecosistema. In questo scenario si inserisce il caso italiano, dove la cybersicurezza sta progressivamente assumendo il ruolo di infrastruttura abilitante per la continuità del business e per la credibilità del sistema Paese. In tale contesto si colloca l’investimento di Kyndryl, che ha rafforzato il proprio presidio nazionale affiancando al Security Operations Center attivo dal 2023 un nuovo Security Briefing Center a Roma. L’iniziativa non va letta come un ampliamento operativo, ma come un investimento industriale orientato alla riduzione del rischio economico nel medio-lungo periodo, attraverso un modello che integra competenze, automazione e collaborazione con imprese e istituzioni. Il centro opera come spazio di confronto su scenari reali, simulazione di crisi e definizione di priorità di investimento coerenti con esigenze di continuità, compliance e governance, riflettendo una tendenza più ampia: la sicurezza come investimento produttivo, capace di prevenire interruzioni e contenere impatti finanziari e reputazionali. Centrale è il capitale umano. Il polo romano conta tra i 150 e i 200 professionisti, con una quota significativa di under 30, inseriti in un modello che punta su formazione accelerata, certificazioni e crescita interna. Dalle evidenze emerse, l’investimento sui giovani è anche qualitativo: ridurre il time-to-skill e valorizzare capacità di apprendimento rapido e approccio creativo alla risoluzione dei problemi, riconoscendo nella creatività operativa un asset competitivo in un dominio in continua evoluzione. Accanto alle persone, l’automazione viene utilizzata come leva di efficacia, non di mera efficienza, per accelerare i tempi di risposta e migliorare la qualità delle decisioni nei momenti critici. Sullo sfondo, l’impatto dell’intelligenza artificiale e le prospettive legate alla crittografia post-quantistica introducono ulteriori variabili di rischio e investimento, rafforzando la necessità di strategie di sicurezza orientate al lungo periodo. In questo quadro, il rafforzamento del presidio italiano di Kyndryl assume anche una valenza di politica industriale soft, in cui l’investimento in competenze e infrastrutture immateriali si intreccia con il supporto ai percorsi di adeguamento normativo di imprese e pubbliche amministrazioni. Come ha sottolineato il presidente di Kyndryl Italia Paolo Degl’Innocenti, «investire in Italia significa creare lavoro qualificato, attrarre professionisti e sviluppare competenze avanzate che restano patrimonio del Paese». In definitiva, la cybersicurezza emerge come una nuova infrastruttura competitiva: chi investe oggi in resilienza e capitale umano riduce l’esposizione a shock futuri, mentre chi ritarda rischia costi economici e operativi ben più elevati.





