Esteri

Tratto dal modello inglese: come funziona una democrazia efficiente

25
Gennaio 2022
Di Daniele Capezzone

Chiunque abbia conservato un minimo di onestà intellettuale non avrà difficoltà a riconoscere il primato britannico, anzi forse la sequenza di primati vantati dalla Gran Bretagna nell’orribile biennio segnato dal virus: sulla produzione del vaccino Covid, in Gran Bretagna sono arrivati primi. Sono stati i primi a svolgere la campagna vaccinale iniziale e il relativo richiamo, i primi per terze dosi, e soprattutto (ciò che più conta, adesso) i primi a scegliere la strada della convivenza con il virus, i primi per diffusione di anticorpi nella popolazione, i primi a uscire da ogni forma (esplicita o strisciante) di lockdown, i primi ad abbandonare qualunque tipo di restrizione.

Ciononostante (anzi: proprio a causa di questi oggettivi successi), in Uk la discussione pubblica è sempre stata vibrante, e, in almeno due passaggi decisivi (la scorsa estate e poi in autunno), proprio il tenore del dibattito mediatico, politico e scientifico ha orientato il governo verso le decisioni più aperte e ragionevoli, sconfiggendo tendenze – che pure esistevano – verso linee più chiusuriste.

Dunque, Boris Johnson dovrebbe essere il vincitore assoluto della partita politica. E invece non è affatto così, o non è scontato che sia così.

Da un lato, il premier sconta scelte economiche (nessun significativo abbassamento di tasse) ed ecologiche (un piano green assai discutibile) che gli hanno alienato la simpatia dei conservatori più thatcheriani che lo avevano sostenuto. Dall’altro, è al centro di contestazioni che non cessano (e minacciano di non cessare) su ipotetici incontri a Downing Street e negli uffici governativi in violazione delle norme anti Covid in Gran Bretagna.

Intendiamoci bene. È il suo ex consigliere Dominic Cummings, licenziato e con il dente avvelenato, a centellinare per spirito di vendetta leak imbarazzanti e veri e propri kompromat (nel linguaggio del vecchio Kgb, materiale compromettente). E non è da escludere che il povero Johnson si sia semplicemente ritrovato in mezzo a riunioni che, tra aprile e agosto, per evidenti ragioni anche di sicurezza sanitaria, molti dei suoi collaboratori svolgevano in giardino, all’aria aperta.

Certo, però, i britannici non tollerano le bugie, e meno che mai un doppio standard tra ciò che viene imposto alla popolazione e ciò che il ceto politico concede a se stesso. Morale: se venisse fuori una consapevole violazione delle regole da parte dei vertici politici, sarebbe durissima cavarsela anche per una salamandra come Johnson, abituato ad attraversare il fuoco.

Ma ciò che conta – per noi – non sono i dettagli, bensì il punto di fondo. Una democrazia funzionante non sospende mai un feroce scrutinio nei confronti di chi governa. Non smette mai di sottoporre i governanti a critiche feroci. E, se necessario, non esita ad accompagnarli alla porta anche se sono reduci da battaglie vinte trionfalmente.

Non occorre particolare fantasia per fare paragoni con il nostro paese, dove tutto ciò appare un sogno destinato a non avversarsi.