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Stabilità rivendicata, equilibri da costruire: Parlamento, Artico e Mercosur nella fase delicata del 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto
Dal 12 gennaio a oggi il ritorno a pieno regime dei lavori parlamentari ha riportato al centro il tema del metodo legislativo, con l’avvio dell’esame del decreto Milleproroghe alla Camera che ha confermato un copione già visto fatto di tempi compressi, margini ridotti per il confronto e un ricorso alla decretazione d’urgenza che continua a sollevare interrogativi sull’equilibrio tra Governo e Parlamento, mentre sullo sfondo – ma in modo sempre più centrale – resta il calendario dei prossimi provvedimenti economici, dalla gestione del Pnrr agli interventi correttivi di finanza pubblica, in una fase in cui l’esecutivo rivendica stabilità ma deve fare i conti con una maggioranza chiamata a tenere insieme priorità diverse. In questo quadro si inserisce l’approvazione definitiva del decreto Transizione 5.0, uno dei passaggi più significativi della settimana, che rafforza l’impianto della politica industriale del governo attraverso incentivi a digitalizzazione, innovazione ed efficienza energetica, con l’obiettivo di accompagnare la modernizzazione del sistema produttivo e sostenere la competitività delle imprese senza allentare il presidio sui saldi di bilancio, confermando un ruolo attivo dello Stato nell’orientare la trasformazione economica in una fase di risorse scarse e vincoli europei stringenti. Sul piano internazionale, sempre sullo sfondo ma con un peso strategico crescente, l’Italia ha presentato il nuovo piano nazionale per l’Artico, segnando un cambio di passo nella postura di Roma su uno scacchiere destinato a incidere sempre di più sugli equilibri geopolitici ed economici del prossimo decennio. Nel corso della presentazione è stata rivendicata la volontà di superare un approccio episodico per adottare una visione strutturata che tenga insieme sicurezza, cooperazione scientifica, tutela ambientale e nuove rotte economiche, nella consapevolezza che l’Artico non rappresenta più una frontiera remota ma uno spazio in cui si intrecciano interessi strategici, dinamiche Nato e una competizione globale sempre più intensa su infrastrutture e risorse. A completare il quadro internazionale resta infine il dossier sull’accordo tra Unione Europea e Mercosur, che nelle prossime ore dovrebbe compiere un ulteriore passaggio istituzionale al Parlamento europeo e che da mesi rappresenta uno dei terreni più divisivi della politica commerciale dell’Unione. L’intesa punta a creare una delle più vaste aree di libero scambio al mondo, promettendo una progressiva riduzione dei dazi e un ampliamento dell’accesso ai mercati sudamericani, con potenziali benefici per l’export manifatturiero europeo nei settori della meccanica, dell’automotive, della chimica e dei servizi avanzati. Per l’Italia le opportunità sono significative, soprattutto in termini di sbocchi per le imprese esportatrici e di rafforzamento della presenza industriale in un’area in crescita, ma il dibattito politico resta acceso per le possibili ricadute su comparti sensibili come l’agroalimentare, tra timori legati alla concorrenza delle produzioni sudamericane, agli standard ambientali e sanitari e al rischio di pressioni sui prezzi. Allo stesso tempo, l’accordo viene letto come una mossa strategica in un contesto globale segnato da frammentazione delle catene del valore e tensioni geopolitiche, con l’Europa chiamata a diversificare i propri partner commerciali e a ridurre le dipendenze critiche, mentre per Roma la sfida è tenere insieme apertura dei mercati, tutela delle filiere e sostenibilità, in un equilibrio che resta politicamente delicato.





