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L’Italia riscrive la strategia sull’Artico tra sicurezza, Nato, ricerca e nuove rotte economiche

16
Gennaio 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

L’Italia aggiorna la propria strategia sull’Artico e lo fa con un documento che segna un passaggio politico rilevante, collocando il Grande Nord al centro delle priorità di politica estera, sicurezza ed economia. La presentazione a Villa Madama, di venerdì 16 gennaio, chiarisce la volontà di superare definitivamente l’idea dell’Artico come spazio remoto, per riconoscerlo come uno snodo cruciale degli equilibri globali, dove si intrecciano clima, rotte commerciali, energia, ricerca scientifica e difesa.

È questo il senso del messaggio inviato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribadito come l’Italia sia pienamente consapevole del valore strategico della regione e intenda continuare a fare la propria parte per preservare l’Artico come area di «pace, cooperazione e prosperità», sottolineando che quanto accade nel Grande Nord incide direttamente sul futuro, sul benessere e sulla sicurezza di tutti. In questa cornice, la premier ha indicato l’Artico come una priorità crescente per l’Unione europea e per la NATO, chiamata a cogliere l’opportunità di sviluppare una presenza coordinata capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori, evitando che la competizione geopolitica degeneri in nuove fratture. La nuova strategia rivendica anche una continuità storica dell’impegno italiano, dalla tradizione delle spedizioni scientifiche alla base Dirigibile Italia alle Svalbard fino alle campagne oceanografiche della Marina Militare, presentate come prova di un contributo di eccellenza alla tutela di un’area fragile e allo sviluppo equilibrato e rispettoso delle comunità che la abitano. Un approccio che punta a rafforzare il ruolo dell’Italia come partner affidabile, promotore di cooperazione, sostenibilità e innovazione, nella consapevolezza che il Grande Nord non è un tema distante ma una delle chiavi della sicurezza e della prosperità globale.

Su questa linea si è inserito anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di una visione strategica della presenza politica italiana nell’Artico e della necessità di aggiornare l’azione diplomatica, economica e di ricerca alla luce della crescente centralità dell’area, ribadendo l’interesse alla stabilità e a una presenza sempre più forte dell’Unione europea e della Nato. Tajani ha inoltre annunciato la preparazione di una missione imprenditoriale dedicata, con l’obiettivo di sostenere le imprese italiane nei percorsi di internazionalizzazione e rafforzare l’export in una regione destinata ad assumere un peso crescente negli scambi e nelle catene del valore globali. Il capitolo sicurezza è stato affrontato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito l’Artico una parte del mondo destinata a diventare sempre più strategica e ha sottolineato la necessità per l’Italia di mantenere un presidio economico, commerciale, scientifico e anche militare, in particolare in relazione all’apertura di nuove rotte e alla competizione tra grandi potenze. Crosetto ha richiamato il ruolo della Russia, destinata a spostare una parte significativa delle proprie risorse militari verso il Grande Nord una volta conclusa la guerra in Ucraina, evidenziando al tempo stesso il bisogno di costruire regole condivise che non creino ulteriori fratture in un contesto internazionale già segnato da forti tensioni. In questo quadro, l’eventuale incremento del budget della Difesa viene presentato come un investimento per l’intero Paese, capace di rafforzare non solo la dimensione militare ma anche ricerca e diplomazia.

Sul fronte scientifico e della conoscenza, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha rivendicato il ruolo dell’Italia come protagonista storico delle scienze polari, chiarendo che il Paese non parte da zero ma da un percorso avviato oltre cinquant’anni fa grazie a investimenti in capitale umano e infrastrutture, un lavoro che oggi consente all’Italia di essere osservatore nel Consiglio Artico ma al tempo stesso attore riconosciuto nel mondo della ricerca polare. In questa prospettiva si inserisce anche l’annuncio dell’Arctic Circle Forum, in programma in Italia il 3 e 4 marzo, che riunirà imprenditori, ricercatori, scienziati e decisori politici, rafforzando il profilo del Paese come piattaforma di dialogo internazionale sul futuro del Grande Nord. Nel complesso, il documento strategico sull’Artico restituisce l’immagine di un’Italia che intende giocare una partita complessa e multilivello, consapevole che il Grande Nord non è più periferia ma uno spazio decisivo in cui si concentrano alcune delle principali sfide del XXI secolo, dalla sicurezza alla transizione energetica, dalla competizione geopolitica alla tutela ambientale.

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