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Trump frena su Iran, spinge su Medio Oriente e fa ammoina su Venezuela

16
Gennaio 2026
Di Giampiero Gramaglia

La marcia indietro, o almeno il colpo di freno, sull’Iran del presidente Usa Donald Trump, insieme agli sviluppi per il Medio Oriente e il Venezuela, sono i titoli internazionali dei principali media degli Stati Uniti questa mattina. Ma l’attenzione è soprattutto puntata sulla “minaccia” – il termine è ricorrente– di un ricorso a una legge del 1807, l’Insurrection Act, per contrastare ‘manu militari’ l’immigrazione illegale, nella scia delle proteste contro la polizia anti-migranti, l’Ice, dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis la settimana scorsa.

Il mancato attacco all’Iran, che 48 ore or sono pareva imminente, viene spiegato dai media Usa più con l’azione calmieratrice esercitata su Trump dagli alleati arabi –specie il Qatar- e da Israele stesso che con uno stop (tutto da verificare) alla repressione e alle esecuzioni da parte del regime iraniano.

La Cnn ironizza sul “dilemma morale” del magnate presidente, che, giorni fa, al New York Times, ha detto che la sua “morale” è l’unico freno alle sue azioni. La Cnn nota che l’appoggio a chi protesta in Iran sarebbe proprio “un dovere morale”, anche se persistono dubbi su quale sia il modo più efficace per concretizzare l’appoggio, nell’incertezza delle informazioni provenienti dall’Iran. Per il momento, l’Amministrazione Trump s’è limitata a colpire con sanzioni personali funzionari iraniani accusati di essere protagonisti della repressione.

E’ opinione diffusa che un attacco militare sarebbe inefficace e potrebbe addirittura rivelarsi controproducente, rafforzando la narrativa di un movimento di protesta innescato e sostenuto dall’esterno, in particolare da Stati Uniti e Israele, e coagulando il sostegno al regime contro l’aggressione straniera. E il Washington Post osserva che l’opposizione è minata al proprio interno da divisioni e rivalità.

Con un post su Truth, Trump, che è maestro in questo, sposta l’attenzione dall’Iran al piano di pace per il Medio Oriente, annunciando la formazione del Consiglio per la Pace a Gaza: si starebbe, quindi, avviando la seconda fase dell’intesa concordata a inizio ottobre. I membri del Consiglio – scrive Trump – “saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che sarà il Consiglio più grande e prestigioso mai riunito in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo”: il linguaggio è inequivocabilmente trumpiano.

Gli inviti a partecipare al Consiglio per la Pace a Gaza stato inviati due giorni: il magnate presidente ha personalmente selezionato chi ne farà parte e potrebbe comunicare i nomi la prossima settimana, quando interverrà al Forum di Davos. Fra i 12 membri, dovrebbero esserci i principali leader europei, tra cui la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. La presidenza spetterà a Trump.

Il Wall Street Journal scrive che a tenere i rapporti tra il Consiglio per la Pace e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti nella Striscia sarà Nickolay Mladenov, ex inviato dell’Onu per la pace in Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro. Il Financial Times ricorda che Washington vuole che sia anche creato un comitato esecutivo del Consiglio, con dentro Steve Witkoff, l’inviato di Trump in Medio Oriente, e Jared Kushner, ‘primo genero’ e consigliere del magnate presidente.

Sul fronte del Venezuela, Trump ha ricevuto alla Casa Bianca l’esponente dell’opposizione e Nobel per la Pace Maria Corina Machado, che gli ha donato la medaglia ricevuta a Oslo “come segno – ha poi spiegato Machado – di riconoscimento del suo impegno senza paragoni per la nostra libertà ».

Trump, che ha accettato la medaglia, s’è mostrato cordiale, ma ha fatto ribadire, dalla sua portavoce, i dubbi sulla capacità di Machado di guidare il Venezuela. Non a caso, prima di riceverla, Trump aveva avuto una lunga telefonata con la presidente ad interim venezuelana Nancy Rodriguez, che ha definito “fantastica” e di cui apprezza la disponibilità a collaborare con gli Usa, specie sul petrolio.

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