Innovazione
Open source e dati: l’Europa ridefinisce la propria strategia digitale
Di Virginia Caimmi
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica destinata a incidere in modo profondo sul futuro digitale dell’Unione. Al centro dell’iniziativa c’è la futura Strategia europea per gli ecosistemi digitali aperti, attesa per il primo trimestre del 2026, che punta a rafforzare la sovranità tecnologica europea facendo leva sull’open source e sui beni digitali comuni.
Per Bruxelles, il tema è ormai strategico. Il software open source costituisce tra il 70% e il 90% del codice utilizzato nell’economia digitale globale, ma gran parte del valore economico generato dalle comunità europee finisce per beneficiare attori extra-UE. L’Unione può contare su comunità di sviluppatori dinamiche e fortemente allineate ai principi e ai diritti digitali europei. Tuttavia, secondo la Commissione, il sostegno alla ricerca non è più sufficiente per consentire a queste soluzioni di crescere e affermarsi sul mercato. Persistono barriere strutturali, come l’accesso limitato ai capitali per la crescita e la mancanza di infrastrutture condivise, proprio mentre l’open source assume un ruolo sempre più centrale in settori chiave come il calcolo ad alte prestazioni, l’edge computing e l’intelligenza artificiale. La nuova strategia si inserirà in un quadro normativo più ampio, affiancando il futuro Cloud and AI Development Act e valorizzando iniziative già esistenti come il Next Generation Internet programme e il Digital Commons European Digital Infrastructure Consortium, lanciato di recente per rafforzare le infrastrutture digitali comuni. Attraverso la consultazione, aperta fino al 3 febbraio 2026 sulla piattaforma Have Your Say, Bruxelles invita sviluppatori, imprese, amministrazioni pubbliche e mondo della ricerca a segnalare ostacoli all’adozione dell’open source e a proporre misure concrete a livello europeo.
La Commissione ha pubblicato anche uno studio di supporto alla valutazione di tre pilastri della politica europea dei dati: il regolamento sul libero flusso dei dati non personali, la direttiva Open Data e il Data Governance Act. Insieme, questi atti mirano a costruire un vero mercato unico dei dati, eliminando restrizioni ingiustificate alla circolazione delle informazioni, promuovendo il riutilizzo dei dati del settore pubblico e creando meccanismi di fiducia per la condivisione volontaria. Basato su analisi giuridiche, ricerche documentali e consultazioni con gli stakeholder, lo studio evidenzia risultati positivi ma anche criticità persistenti: applicazioni nazionali disomogenee, coordinamento ancora debole e incertezze operative che rallentano lo sviluppo di modelli di business sostenibili. Tra le raccomandazioni emergono la necessità di rafforzare il coordinamento tra Stati membri, armonizzare le definizioni giuridiche e fornire indicazioni più chiare per rendere effettivo il mercato unico dei dati.
Nel loro insieme, queste iniziative segnalano un momento cruciale per l’Europa digitale. In un contesto globale segnato da una nuova competizione tecnologica e da un crescente accentramento del potere digitale, l’UE tenta di affermare un modello alternativo, fondato su apertura, cooperazione e tutela dei diritti fondamentali. La domanda chiave resta aperta: in che modo l’Europa saprà plasmare la sua strategia digitale nel primo trimestre del 2026, all’interno di un nuovo ordine tecnologico globale, continuando a proteggere i diritti dei cittadini – anche nello spazio digitale – e trasformando questa visione in un vero vantaggio competitivo?





