Politica

Ultime scosse con il Parlamento a fine mandato

18
Dicembre 2017
Di Redazione

È riesplosa la polemica sul caso Banca Etruria dopo che il presidente Consob Giuseppe Vegas ha dichiarato alla Commissione parlamentare sulle banche che tre anni fa l’allora ministro Maria Elena Boschi gli espresse la sua preoccupazione per un’eventuale fusione tra Etruria e Popolare di Vicenza. Nato per inchiodare il sistema bancario italiano alle sue responsabilità nella crisi finanziaria degli ultimi anni così da giustificare le ragioni del governo guidato allora da Matteo Renzi, in questa fase l’organo bicamerale d’inchiesta presieduto da Pier Ferdinando Casini sembra poter piuttosto assumere le fattezze di un boomerang capace di mettere in grave imbarazzo il Partito Democratico.

Inoltre, con le opposizioni che chiedono a gran voce le dimissioni del sottosegretario Boschi, colpisce la sostanziale presa di distanze da parte dell’esecutivo Gentiloni, ben conscio di correre il rischio di finire invischiato nello stesso gorgo in cui Cinquestelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e da ultimi Liberi e Uguali stanno cercando di far precipitare l’ex ministro delle Riforme di Renzi. Sul tema delle banche le opposizioni andranno all’attacco specialmente adesso che la campagna elettorale è entrata in una lunghissima fase destinata a trascinarsi fino al prossimo mese di marzo.

Il Parlamento, nel mentre, ha praticamente esaurito il suo compito: sarà sciolto alla fine del mese dopo aver dato il via libera alla manovra economica e ha appena approvato la legge sul fine vita, un provvedimento atteso da anni che nei calcoli del Partito Democratico serve a tenere aperto il dialogo con la sinistra. Il fallimento di Pisapia di federare il centrosinistra e la discesa in campo di Grasso hanno infatti accentuato la solitudine del Pd e del suo segretario Renzi, tanto più dopo che anche il centrista Alfano ha formalizzato il suo passo indietro. Ma con una legge elettorale di tipo proporzionale puro che porterà ciascun partito a darsi battaglia per ogni singolo voto, anche a scapito delle alleanze, non è detto che l’isolamento del Pd renziano sia necessariamente un male. A oggi, difatti, il partito degli indecisi costituisce ancora la maggioranza degli elettori. Giusto una settimana fa, infine, il Premier Gentiloni anticipava per il 2017 un ritmo di espansione economica superiore all’1,5% e prossimo al traguardo del 2%. Segnale che dopo un lungo periodo di stenti la ripresa si sta consolidando e (forse) che la crescita è in procinto di diventare strutturale. Un clima tanto favorevole non si registrava da anni ed è un segno distintivo delle contraddizioni italiane che si sia manifestato proprio a ridosso di una tornata elettorale incerta come quella del 2018. Il pericolo in questo caso è che le elezioni del prossimo anno finiscano per condannare l’Italia a una nuova fase di instabilità politica, con pericolosi (e in questo caso anche perniciosi) risvolti in campo socioeconomico. Il precedente spagnolo dimostra però che un Paese può continuare a crescere nonostante le sue turbolenze politiche, senza un governo e persino con elezioni a ripetizione.

 

Alberto De Sanctis