Economia

Semestrali, Leonardo e Eni stanno bene. Crescono Intesa e A2A

29
Luglio 2023
Di Giuliana Mastri

Non sono giorni qualunque per Piazza Affari, interessata ai conti delle maggiori società quotate. Sono appena stati rilasciati i risultati delle partecipate Leonardo e Eni, di Intesa San Paolo e A2A.

Leonardo macina ordini

La grande partecipata del settore Difesa registra nel primo semestre 2023 ricavi in crescita a 6.894 milioni di euro (+6,4%), in particolare nel business dell’aeronautica, grazie anche alla significativa ripresa delle Aerostrutture (+40% rispetto al primo semestre 2022). L‘ebitda è salito del 5,7% a 430 milioni di euro, mentre l’utile netto è sceso a 208 milioni di euro (-22,1%).

In miglioramento del 47% il Free Operating Cash Flow del semestre, con conseguente positivo riflesso sull’Indebitamento netto di Gruppo, in calo del 25% rispetto al primo semestre 2022 a quota 3.637 milioni di euro.

Sempre nel primo semestre si registra un incremento degli ordini pari a 8,691 milioni (+21,4%). La spinta dagli elicotteri e dal business. Record per il Portafoglio Ordini a 40 miliardi. La Divisione Aerostrutture continua il suo graduale recupero, spiega Leonardo. Il breakeven è atteso nel 2025.

Così l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Roberto Cingolani: «La semestrale 2023 presenta ordini, ricavi, FOCF e debito in netto miglioramento. L’azienda si dimostra solida e i risultati sono promettenti, anche prospetticamente. Siamo in una fase di predisposizione del nuovo Piano Industriale che vedrà la luce all’inizio del prossimo anno. I pilastri sono il consolidamento del Core Business con un focus particolare sui prodotti per la difesa e l’allargamento a nuove iniziative, con il potenziamento dei settori a maggior crescita, come Spazio e Cybersicurezza. Daremo un rinnovato impulso alla digitalizzazione di tutto il nostro portafoglio prodotti per accrescere ulteriormente la nostra competitività su tutti i mercati, in Italia e all’estero».

L’utile di Eni

Congiuntura felice per il cane a sei zampe, che comunica un «utile ante imposte adjusted del secondo trimestre 2023 pari a €3,7 miliardi. La cifra, nonostante registri una flessione del 41%, rappresenta un risultato molto robusto considerata la contrazione del 30% del prezzo del Brent e i prezzi del gas naturale e i margini di raffinazione in calo di oltre il 60%».

L’Ad Claudio Descalzi ha osservato che «l’utile operativo adjusted sale a 4,2 miliardi includendo il contributo delle Joint Venture/collegate, ed è stato trainato dai solidi risultati di una E&P in crescita e da un’altra eccellente performance di GGP. Mentre lo scenario di mercato ha condizionato la raffinazione e la chimica, Sustainable Mobility e Plenitude continuano a registrare crescita di utili e di capacità in linea con il piano e nonostante le volatili condizioni esterne». Poi ha aggiunto: «Il flusso di cassa adjusted è stato rilevante, pari a €4,2 miliardi, ben superiore alle esigenze di finanziamento degli investimenti di 2,6 miliardi».

Eni aveva inoltre reso noto che, a seguito dell’autorizzazione dell’Assemblea degli Azionisti del 10 maggio 2023, relativa ad un nuovo programma di acquisto di azioni proprie per un esborso di 2,2 miliardi fino a un massimo di 3,5 miliardi nell’anno, è stato avviato a fine maggio il programma di buyback 2023.

Tra i progetti degni di nota c’è quello operato con la collegata Vår Energi ASA, in un accordo per l’acquisizione di Neptune, società indipendente leader nell’esplorazione e produzione di gas a livello globale, con attività focalizzate sul gas a contenute emissioni, nonché diversi progetti nella cattura della CO2. Attivi poi i Memorandum con Guinea Bissau e Libia. Nel terzo trimestre la produzione di idrocarburi è prevista a 1,63 milioni di barili/giorno.

Intesa San Paolo cresce

Bene anche Intesa San Paolo, che ha chiuso il secondo trimestre del 2023 con un utile netto di 2,27 miliardi, in aumento del 73,9% rispetto allo stesso periodo del 2022. Nell’intero primo semestre l’utile è salito dell’80% a 4,2 miliardi, anche in questo caso superando le previsioni del mercato. Nel trimestre i proventi operativi netti sono aumentati del 18,6% a 6,3 miliardi (+15,3% a 12,4 miliardi nel semestre), con interessi netti a 3,6 miliardi, in aumento del 71,3% (+68,9% a 6,8 miliardi nel semestre), e commissioni nette a 2,2 miliardi, in calo dell’1,7%.

I costi operativi trimestrali sono aumentati dell’1,3% a 2,7 miliardi, per un rapporto tra costi e margini sceso al 42,2% (42% nel semestre, la discesa è segnale positivo secondo questo indicatore finanziario). Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet1 a regime è del 13,7%.

A2A, sale il margine operativo

Tornando al settore dell’energia, dalla pubblicazione della semestrale di A2A si apprende un utile netto in rialzo del 32% a 257 milioni di euro. In calo del 18%, a 7,99 miliardi i ricavi, mentre il margine operativo lordo è salito del 26% a 880 milioni.

I buoni risultati del primo semestre pongono in rialzo le stime complessive sul margine operativo lordo compreso tra 1,74 e 1,78 miliardi, con l’utile netto tra 450 e 470 milioni di euro, ha spiegato il gruppo in una nota. «A2A – ha detto l’amministratore delegato Renato Mazzoncini – cresce ancora, consolidando il suo ruolo di protagonista nella transizione energetica del Paese. Una crescita resa possibile, in particolare, dalla diversificazione dei business, da un’attenta disciplina finanziaria, dall’accelerazione degli investimenti e dalle operazioni di M&A realizzate negli ultimi anni nelle rinnovabili. Nel corso del semestre è stato inoltre completato il parco eolico da 30 Mw di Matarocco in Sicilia».

Cresce del 63% l’energia da fonti fotovoltaiche ed eoliche con una produzione verde da 238 a 389 Gwh. Nello stesso periodo A2A ha incrementato del 7% gli investimenti a 494 milioni, destinandoli allo sviluppo di impianti per la produzione di energia verde e per il potenziamento e l’efficientamento delle reti. Rinnovato anche l’impegno del nella finanza sostenibile con il collocamento di un green bond da 500 milioni, portando la quota di debito sostenibile dal 55 al 66% del totale del gruppo.