Ambiente

Onu, ok alla piattaforma globale per monitorare i gas serra. Pronta per Cop 28

07
Marzo 2023
Di Giampiero Cinelli

Le Nazioni Unite annunciano la nascita di una nuova piattaforma, messa a punto dal Wmo (Organizzazione Mondiale Meteorologia), che permetterà il monitoraggio standardizzato e in tempo reale dei gas serra. «Sappiamo dalle nostre misurazioni che le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono ai massimi livelli», ha detto il capo del Wmo Petteri Taalas. Questa nuova infrastruttura mira a fornire modi più precisi e rapidi su come sta cambiando l’atmosfera del pianeta, contribuendo così a informare le scelte politiche. La risoluzione del Consiglio esecutivo del Wmo dovrà essere approvata dal Congresso dell’organizzazione stessa nel maggio prossimo. La Wmo coordinerà in un quadro operativo integrato tutti gli strumenti esistenti di monitoraggio dei gas serra (sistemi di osservazione dallo spazio e a terra, strutture per la creazione di modelli e l’elaborazione dei dati). Al momento non c’è uno scambio internazionale completo e periodico di osservazioni e modelli sui gas serra.

Un fatto da tenere d’occhio nell’ambito della questione climatica, che verrà nuovamente affrontata nella Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023. E l’Unione Europea è molto vicina a raggiungere un accordo per andare a chiedere, in sede Cop28, l’eliminazione di tutti i combustibili fossili.

Secondo indiscrezioni sulla bozza del testo, l’Ue a 27 potrebbe rivendicare a Dubai la messa al bando di tutte le fonti “non abbattute” anche prima del 2050. Per non abbattute si intende quelle in cui le emissioni non sono azzerate attraverso tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. L’energia nucleare, come si intuisce, rimane fuori dalla lista. Nell’elenco oltre al carbonio ci sono anche petrolio e gas. Una proposta simile è già stata bloccata da Arabia Saudita e altre nazioni ricche di petrolio e gas.

Molti comunque hanno considerato bizzarro che il sultano Ahmed Al-Jaber, amministratore delegato della compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti, sia stato nominato presidente della Cop 28. Al-Jaber, oltre a guidare l’Abu Dhabi National Oil Company, è anche ministro dell’Industria degli Emirati Arabi Uniti e inviato speciale per il cambiamento climatico. Sarà il primo amministratore delegato a presiedere una Cop. «Porteremo un approccio pragmatico, realistico e orientato alla soluzione» ha dichiarato.

Però il suo Paese è il quarto al mondo per emissioni pro-capite (dopo Qatar, Bahrein e Kuwait) e secondo l’Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti è il settimo produttore di petrolio e altri liquidi al mondo, con un fatturato di 70 miliardi di dollari. Le riserve accertate sono pari a 98 miliardi di barili di petrolio e 215 trilioni di piedi cubi di gas. Non è la prima volta che in tema di politiche ambientali emergano tali contraddizioni. O forse, appunto, un approccio che miri a fare qualcosa, senza porsi obiettivi troppo ambiziosi, è lo spirito che anima il resto del mondo al di fuori dell’occidente.

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