Politica

Ultimi sondaggi prima del voto, rimborsopoli non affossa il M5s

16
Febbraio 2018
Di Redazione

 

 

A due settimane dal voto, il M5s è alle prese con lo scandalo peggiore della sua (breve) storia. La notizia dei finti rimborsi al microcredito è un colpo di piccone alla credibilità di un Movimento che ha fatto dell’onestà e della trasparenza i pilastri della sua offerta politica. Il fatto che il fondatore Beppe Grillo abbia deciso di tornare in piazza a sostegno del candidato premier Di Maio dopo settimane di totale assenza dalla campagna elettorale è forse la spia di quanto profonda sia la crisi che ha investito i Cinquestelle. La vicenda, difatti, coinvolge nomi di punta del Movimento e arriva fino alla Casaleggio Associati, offrendo agli avversari di Di Maio – Renzi in testa – la possibilità di avanzare una questione politica ineludibile: in che modo i Cinquestelle sperano di governare un paese complesso come l’Italia se non sono nemmeno in grado di controllare i propri conti interni? La “settimana dell’orgoglio” annunciata da Di Maio rischia di trasformarsi in una serie di giornate nere per l’immagine del partito di Grillo, costretti a dover fare i conti nello stesso frangente con transfughi che fondano nuovi movimenti, ex assessori della giunta Raggi che sparano a zero sul sindaco capitolino e il comico genovese, financo violente polemiche per la violazione del codice deontologico pentastellato da parte di alcuni candidati iscritti alla massoneria. In che modo tutto ciò impatterà sul voto di marzo non è dato saperlo. Stando agli ultimi sondaggi nazionali molto poco, se è vero che il M5s continua a viaggiare attorno al 28% negli indici di gradimento degli italiani, superando nettamente sia il Pd (22,6%) che Forza Italia (16,3%).

L’esito della consultazione elettorale è fra i più incerti della storia repubblicana, un dato plastificato dal fatto che il 45% degli elettori non abbia ancora deciso su chi convergere. Nel centrosinistra, frattanto, non si arresta l’emorragia dei consensi Dem, con il partito di Renzi e Gentiloni che fatica ad affermare la propria agenda politica mentre si distingue piuttosto per la rincorsa ai temi degli avversari o le tensioni sulla leadership. Le ultime tensioni nel centrosinistra riguardano l’ipotesi di alleanze post-voto con Forza Italia, soprattutto dopo che ieri il ministro Minniti si è dichiarato a far parte di un Governo di larghe intese. Nonostante lo stop arrivato prontamente dal premier Gentiloni, per il partito di (attuale) maggioranza resta da sciogliere l’interrogativo su cosa fare all’indomani del voto se come prevedono i sondaggi nessun partito o coalizione sarà in grado di formare autonomamente un esecutivo. Con il centrodestra a quota 283 seggi, il M5s a 152 e il centrosinistra a 158, l’ipotesi delle larghissime intese diventa più concreta ogni giorno che passa. A destra, infine, Berlusconi è a un passo dal rivelare il profilo del suo candidato premier. Il leader forzista ha promesso di farlo prima del voto, anche se molti indizi fanno pensare ancora una volta al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, con buona pace delle ambizioni di premiership dell’alleato Salvini. Nelle pagine che seguono inseriamo alcuni grafici con gli ultimi sondaggi ufficiali prima del voto del 4 marzo. Dalla mezzanotte di sabato, difatti, non sarà più possibile diffonderli.

 

Alberto De Sanctis