Economia

Tassa extraprofitti, le Pmi con i fotovoltaici ne verrebbero schiacciate

07
Settembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Per contrastare il caro bollette, può succedere che nascano norme dannose alle imprese. Sembra strano ma è così per una specifica tipologia di Pmi, quelle che, al fianco della loro attività principale, si occupano anche di produrre energia da fonti rinnovabili da immettere nel sistema e vendere. Quell’energia, è utile ad alcune Pmi per bilanciare i loro costi energetici, siccome il fabbisogno va comunque acquistato. Ebbene, la famosa norma sugli extraprofitti, contenuta nel Decreto Aiuti Bis, all’articolo 15bis, è rivolta anche alle piccole e medie imprese che negli anni si sono rese autonome energeticamente, attraverso impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 20 Kw. Ad esempio quelle del settore manifatturiero, che fino ad oggi hanno molto beneficiato di questo meccanismo di cessione-acquisto.

Ma da quando il costo dell’energia è schizzato, il tetto al prezzo di vendita fissato dal governo Draghi a 50 euro al Mw/h non è più sostenibile, in quanto inferiore di circa dieci volte rispetto a quanto l’energia costa all’azienda. I cosiddetti extraprofitti, che in realtà non si generano per le piccole imprese, dovrebbero quindi essere restituiti e questa sarebbe una catastrofe per chi non opera esclusivamente nel settore energetico, ma anzi utilizza le rinnovabili a sostegno del proprio ambito merceologico. Ce lo spiega bene Donato Coppi, titolare della Casa Vinicola Coppi situata in provincia di Bari. L’impresa è attiva da 40 anni, 46 dipendenti in totale inclusa la cantina, con marchio di fabbrica nel tipico primitivo e nel negramaro pugliese. Nonostante abbia all’attivo più tre milioni di fatturato e sia stata premiata dalla rivista Forbes nel 2022, il Decreto ha provocato molta incertezza ai dirigenti. Il rischio sono non soltanto le perdite nel conto economico dovute a circa 300.000 euro di esborso per la tassa, a cui si aggiungono le bollette da continuare a pagare, ma anche il ricorso alla cassa integrazione. Una strada ovviamente che conviene evitare, evidenzia Donato Coppi, sia per mandare avanti il lavoro futuro della vendemmia sia perché «non conviene neanche allo stato».

La corsa ai rimedi

Le forze politiche si sono accorte dell’errore fatto e sono stati prodotti degli emendamenti, a firma Manca (Pd), Boccardi (Forza Italia) e Evangelista (Italia Viva). Gli emendamenti – in virtù della conversione in legge del testo – per la precisione fanno riferimento all’articolo 11 del decreto legge 9 agosto 2022, sempre legato al Decreto Aiuti Bis (Qui il fascicolo degli emendamenti. Quelli di cui parliamo da pagina 156). Sostanzialmente, si chiede di esonerare le Pmi produttrici di energia da rinnovabili, per le quali questa attività non sia prevalente. Cioè le aziende che non sono propriamente operatori energetici. Gli emendamenti si discutevano proprio oggi in Senato e anche il Movimento Cinque Stelle, su impulso della senatrice Mariolina Castellone, si è allineato alle richieste contestualmente alla seduta. Ma tutto è stato rimandato al 13 settembre. Anche qualora la modifica fosse respinta, è già stato presentato il ricorso al Tar della Lombardia da parte dei produttori di energia, coadiuvati da professionisti privati e dall’associazione di categoria, Elettricità Futura, nata dall’integrazione tra Assoelettrica e AssoRinnovabili. «Confido nella giustizia – dice Donato Coppi -. Non posso credere che non si renderanno conto di questa assurdità. C’è proprio a mio avviso una questione di costituzionalità, visto che di fatto così si inibisce la libertà di impresa e la salvaguardia della proprietà agricola». Sul bilancio statale una correzione del genere non dovrebbe costare nemmeno tanto, circa un miliardo e mezzo, eppure l’interlocuzione con il Mef è molto tirata.