Trasporti
Monopattini, un mercato in cerca di regole: decreti mancanti, bandi locali e il confronto con il modello europeo
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La micromobilità urbana è diventata negli ultimi anni uno dei comparti più dinamici del sistema dei trasporti urbani, attirando investimenti tecnologici, nuovi operatori e l’interesse crescente delle amministrazioni locali alla ricerca di soluzioni per ridurre traffico ed emissioni. In Italia il servizio di monopattini in sharing ha ormai raggiunto dimensioni economiche rilevanti: secondo l’Osservatorio nazionale sharing mobility conta circa 1,5 milioni di utenti attivi e una platea potenziale di oltre 25 milioni di cittadini. Il comparto genera un fatturato di circa 100 milioni di euro l’anno, impiega circa duemila addetti e ha registrato una crescita del giro d’affari pari al 321 per cento tra il 2020 e il 2023.
Numeri che testimoniano come la micromobilità sia ormai diventata una componente stabile dell’ecosistema urbano e un segmento economico in rapida espansione. Tuttavia, a sette anni dall’ingresso dei monopattini elettrici sulle strade italiane, il settore continua a muoversi in un quadro regolatorio incompleto che frena la stabilizzazione del mercato e crea incertezza sia per gli operatori sia per le amministrazioni locali. La riforma del Codice della strada approvata nel 2024 avrebbe dovuto segnare un punto di svolta introducendo una disciplina più strutturata, con l’obbligo di casco, assicurazione e targa identificativa per i mezzi. Ma molte di queste misure restano ancora sospese in attesa dei decreti ministeriali attuativi che dovrebbero definirne modalità tecniche e operative, lasciando il sistema in una fase di transizione.
A complicare ulteriormente il quadro è la gestione dei servizi di monopattini in sharing, affidata quasi interamente ai comuni. In assenza di linee guida nazionali, le amministrazioni locali hanno sviluppato modelli molto diversi attraverso bandi e autorizzazioni autonome: alcune città hanno limitato fortemente il numero di operatori e di veicoli, altre hanno optato per sistemi più aperti, mentre in alcuni casi il servizio è stato ridimensionato o sospeso.
Il risultato è un mosaico regolatorio frammentato, con condizioni operative che cambiano da città a città e che rendono difficile per le imprese pianificare investimenti e strategie su scala nazionale. Per un settore che negli ultimi anni ha attratto capitali internazionali e nuovi modelli di business legati alla mobilità condivisa, l’assenza di un quadro normativo stabile rappresenta un fattore di rischio che incide direttamente sulla sostenibilità economica degli operatori e sulla possibilità di sviluppare economie di scala nelle città italiane.
Il paradosso è che il Paese è stato tra i primi in Europa a introdurre i monopattini elettrici nelle città, ma non è riuscito a consolidare rapidamente una cornice regolatoria stabile. In altri contesti europei, invece, l’introduzione di questi mezzi è stata accompagnata fin dall’inizio da una regolazione più strutturata. Un esempio è quello di Londra, dove il servizio è stato avviato attraverso una sperimentazione coordinata dall’autorità dei trasporti cittadini con un numero limitato di operatori selezionati tramite gara pubblica e standard tecnici precisi su sicurezza e gestione dello spazio urbano. Oggi nella capitale britannica il servizio è gestito da due operatori, Voi e Lime, con oltre quattromila monopattini disponibili in undici borough e più di milleseicento aree di parcheggio dedicate.
I dati raccolti durante la sperimentazione indicano che il servizio ha superato i sei milioni di viaggi complessivi dall’avvio del progetto, con percorrenze medie di circa due chilometri e un utilizzo sempre più integrato con il trasporto pubblico urbano. La differenza principale rispetto al caso italiano riguarda l’ordine delle scelte politiche: nel modello londinese la regolazione ha preceduto lo sviluppo del mercato, mentre in Italia la crescita del settore è arrivata prima delle regole. Per questo oggi il nodo non è più la presenza dei monopattini nelle città, ma la capacità delle istituzioni di costruire una governance chiara della micromobilità urbana e di accompagnare lo sviluppo economico di questo mercato con un quadro normativo stabile.





