Trasporti
Biocombustibili, Ue: il nodo del limite del 3% nella CO₂ Regulation
Di Lorenzo Berna
Il 13 gennaio 2026 il Parlamento europeo ha ospitato un confronto dedicato al ruolo dei biocombustibili sostenibili nella transizione energetica dei trasporti. L’iniziativa, promossa dall’onorevole Dario Nardella con il supporto di Fuels Europe ed Ebb, ha riunito rappresentanti della Commissione europea, del mondo industriale, accademico e associativo, oltre a organizzazioni internazionali. Al centro del dibattito, lo stato di avanzamento del settore, il quadro delle politiche europee e le condizioni necessarie per rispettare gli obiettivi del Green Deal.
La discussione si è inserita in una fase cruciale del percorso normativo europeo. Il 5 novembre 2025 il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo sulla legge Clima, confermando il target di riduzione del 90% delle emissioni di gas serra al 2040 rispetto ai livelli del 1990. Tra gli elementi più rilevanti figurano il riconoscimento dei combustibili rinnovabili, la possibilità di ricorrere fino al 5% a crediti di carbonio internazionali di alta qualità e l’inclusione delle rimozioni di carbonio permanenti e domestiche nel sistema EU ETS. Il Parlamento europeo ha successivamente adottato un testo sostanzialmente allineato.
In parallelo, la Commissione europea – attraverso la Direzione generale Clima – ha presentato, il 16 dicembre 2025, la proposta di revisione della CO₂ Regulation, che disciplina le emissioni dei veicoli stradali. La proposta riduce dal 100% al 90% l’obiettivo di abbattimento delle emissioni per auto e furgoni al 2035 rispetto al 2021, mantenendo un livello di ambizione elevato. In questo quadro, l’impiego di combustibili rinnovabili ed e-fuels viene però limitato a una quota massima del 3%, con ulteriori vincoli applicativi.
È inoltre prevista la possibilità per i costruttori di coprire un ulteriore 7% attraverso crediti di CO₂ legati all’uso di acciaio verde prodotto nell’Unione europea. Una misura che introduce una distinzione complessa tra le emissioni legate alla fase di produzione dei veicoli e quelle associate al loro utilizzo, sollevando interrogativi tecnici su criteri di calcolo e coerenza regolatoria.
Proprio questo assetto normativo solleva una questione di fondo: perché il contributo dei biocombustibili sostenibili e degli e-fuels viene confinato a una soglia così ridotta, quando la stessa legge Clima ne riconosce esplicitamente il ruolo, insieme a elettricità, idrogeno e ammoniaca, nel percorso di decarbonizzazione? La risposta non sembra risiedere nella disponibilità di biomassa.
Durante l’incontro al Parlamento europeo sono stati illustrati i risultati di due studi recenti di scenario e di analisi tecno-economica e sociale, coordinati dal Politecnico di Torino e coerenti con precedenti lavori del Joint Research Centre della Commissione e dell’Imperial College. Le analisi convergono nel mostrare come la biomassa sostenibile, secondo i criteri della RED, sia sufficiente a sostenere gli obiettivi europei. Anzi, i biocombustibili vengono descritti come una riserva strategica, in grado di compensare eventuali ritardi nello sviluppo di altre soluzioni. Secondo questi studi, la domanda europea di biocombustibili sostenibili dovrebbe crescere di circa 2,5 volte entro il 2030, passando da 16,5 Mtoe nel 2021 a 42,8 Mtoe.
Indicazioni analoghe arrivano anche dall’Agenzia internazionale dell’energia, che nel rapporto Delivering Sustainable Fuels stima che l’attuazione delle politiche già concordate porterà a un aumento di quattro volte dei combustibili sostenibili entro il 2035 rispetto al 2024. Per i soli biocombustibili, l’incremento previsto è compreso tra 2,5 e 3 volte, in linea con le valutazioni della Commissione europea.
Su queste basi è nato il cosiddetto “Belém 4x Pledge”, promosso da Brasile, Italia, Giappone e India e sottoscritto da 27 Paesi, con l’impegno a realizzare le politiche necessarie per quadruplicare la produzione di combustibili sostenibili. Il monitoraggio dell’iniziativa è affidato alla IEA, con il supporto della Clean Energy Ministerial Biofuture Platform, presieduta dall’Italia attraverso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il prossimo passo sarà la definizione delle road map operative.
Neppure le prestazioni ambientali sembrano giustificare il limite del 3% previsto dalla CO₂ Regulation. Le filiere dei biocombustibili mostrano infatti livelli di riduzione delle emissioni sempre più elevati, fino a configurazioni industriali carbon negative. Grazie alla combinazione tra fotosintesi, che cattura CO₂, e tecnologie in grado di fissare stabilmente il carbonio in biocarburanti o altri prodotti, sono possibili rimozioni permanenti, in linea con i futuri sistemi di certificazione della Commissione europea. Soluzioni già disponibili su scala industriale, che pongono il tema di un possibile ripensamento dei criteri di premialità, orientandoli maggiormente alla reale capacità di abbattimento – o addirittura di rimozione – delle emissioni climalteranti.





