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Mercosur, il Parlamento Ue chiede parere alla Corte, il trattato slitta

22
Gennaio 2026
Di Giampiero Cinelli

Il Parlamento europeo ha deciso, con un voto risicatissimo (334 a 324), di chiedere alla Corte di giustizia UE di valutare la compatibilità dell’accordo UE-Mercosur con i trattati, congelandone di fatto l’iter parlamentare per almeno un anno. Al centro della contestazione ci sono sia lo “spacchettamento” dell’intesa, che secondo i promotori aggirerebbe i parlamenti nazionali, sia il “meccanismo di riequilibrio” che consentirebbe contromisure ai Paesi Mercosur in caso di future leggi UE penalizzanti per le loro esportazioni.

L’accordo, firmato il 17 gennaio e pensato per creare una vasta area di libero scambio, resta altamente divisivo: i sostenitori lo vedono come leva industriale e geopolitica, mentre agricoltori e vari governi, tra cui Francia e Polonia, temono concorrenza su prezzi e standard. Nonostante l’impegno politico a non farlo, la Commissione potrebbe ancora tentare un’applicazione provvisoria se sostenuta dagli Stati membri, scelta che però rischia di inasprire lo scontro tra istituzioni europee.

Ad oggi l’accordo Mercosur è sostenuto ( e tenuto su) dal blocco di maggioranza di Ppe e Pse, ma trova significative resistenze. Il voto ha mostrato un Parlamento spaccato a metà, con uno scarto di soli 10 voti, e diversi gruppi politici divisi su un dossier molto controverso. I dubbi non vengono solo dai partiti euroscettici, ma anche da Renew Europe, Verdi/ALE e Sinistra, i quali hanno promosso il rinvio e in generale sono contrari all’accordo, pur con eccezioni.

Anche il gruppo di estrema destra Patriots for Europe ha sostenuto il deferimento e non ha esitato a votare un’iniziativa proveniente dall’area della sinistra, come annunciato dal presidente del gruppo Jordan Bardella.

Il Partito popolare europeo e Socialisti e Democratici, i due gruppi più grandi dell’Eurocamera, hanno difeso l’accordo e votato contro il rinvio alla Corte. Ma in entrambe le famiglie politiche alcuni eurodeputati hanno contestato la linea del gruppo.

I Conservatori e Riformisti europei hanno lasciato libertà di voto e ne è emerso uno spacco: i deputati polacchi e francesi hanno votato a favore del rinvio, mentre quelli italiani, cechi, belgi e dei Paesi baltici hanno votato contro il rinvio alla Corte.

“Abbiamo scelto il commercio equo rispetto alle tariffe, abbiamo scelto un partenariato produttivo a lungo termine rispetto all’isolamento”, aveva dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la cerimonia ad Asuncion, in Paraguay. Non è riuscita a convincere l’emiciclo, su un accordo che certamente non ha soltanto negatività, anzi apre anche un mercato di investimenti produttivi per molte aziende europee che aspettano infatti l’entrata in vigore del trattato, ma che non convince singole economie importanti, pensiamo ad esempio alla Francia.

Pur vero che l’Europa ha anche bisogno di aprire nuovi mercati di sbocco, date le tensioni internazionali e gli attuali dazi. Questo infatti spinge i favorevoli. Il verdetto della Corte di Giustizia aggiungerà un tassello, non decisivo ma rilevante, a questo affare.