La settimana politica che si chiude con l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina ha avuto un tono diverso dal solito: meno rissoso, più solenne, decisamente più internazionale.
Per qualche giorno l’Italia si troverà davvero al centro dell’attenzione globale, non per una crisi o un’emergenza, ma per un grande evento capace di attrarre leader, delegazioni e simboli. Una rarità, di questi tempi.
Il protagonista più naturale è stato Sergio Mattarella, apparso in una versione che ha ricordato a molti la Regina Elisabetta II alle Olimpiadi di Londra del 2012: presenza misurata, istituzionale, quasi iconica.
Mattarella ha incarnato l’idea di continuità e affidabilità che l’Italia vuole trasmettere all’estero, con quella sobrietà che lo rende particolarmente efficace proprio nei contesti internazionali. Non una figura ingombrante, ma un punto fermo, capace di dare senso e cornice all’evento.
Accanto a lui, Giorgia Meloni ha giocato una partita più propriamente politica. La Premier ha sfruttato l’occasione olimpica non solo come vetrina, ma come piattaforma diplomatica.
Il bilaterale con il vicepresidente americano J.D. Vance, durato quasi tre ore presso la Prefettura di Milano, è stato il segnale più evidente: un incontro lungo, denso, che va ben oltre il rituale di cortesia. A questo si sono aggiunti altri colloqui di alto livello, in un’agenda che ha mostrato come l’Italia stia cercando di capitalizzare ogni spazio disponibile per rafforzare il proprio posizionamento.
Le Olimpiadi invernali non hanno forse l’allure mediatica di quelle estive, ma restano uno strumento geopolitico tutt’altro che secondario. In questo senso, l’Italia sta interpretando bene il ruolo di Paese ospitante: discreta, organizzata, presente. Senza eccessi, ma anche senza complessi di inferiorità.
Nelle prossime settimane ci trasformeremo tutti, con una certa leggerezza, in esperti di curling e improvvisati specialisti di slalom speciale. Poi, come sempre accade, l’attenzione calerà, le gare scorreranno sullo sfondo e ci ricorderemo delle Olimpiadi soprattutto in occasione della cerimonia conclusiva. Fa parte dello spettacolo, e anche un po’ della natura di questi eventi.
Ma ciò che resta è più profondo: l’Italia ha aggiunto ancora una volta il proprio nome all’elenco delle nazioni capaci di organizzare un’Olimpiade. Un fatto che non si cancella, né sul piano simbolico né su quello reputazionale.
Un onore indelebile soprattutto per Milano, che ha creduto fino in fondo in questa candidatura. E che contrasta ancora di più con il passo indietro di Roma nella corsa alle Olimpiadi del 2024, una scelta che all’epoca fu poco compresa e che oggi appare ancora più miope, come ha ricordato più volte anche Giovanni Malagò. In un mondo sempre più globalizzato ma anche sempre più diviso, le occasioni per ospitare eventi di questo livello non sono infinite.
La domanda, allora, resta sospesa sul finale di questa settimana olimpica: chissà se e quando si ripresenterà un’opportunità simile per l’Italia. Per ora, il Paese ha fatto la sua parte. E, almeno per qualche giorno, ha mostrato di saper stare al centro della scena senza perdere equilibrio.





