Salute

Sanità, Schillaci: entro l’anno ddl su assistenza territoriale e professioni

20
Febbraio 2024
Di Ilaria Donatio

«Mancano circa 4500 medici e 10mila infermieri» in Italia, secondo la Direzione generale della programmazione sanitaria: numeri allarmanti, nonostante siano state emanate, nel corso del 2023, norme tese proprio al contrasto della carenza del personale sanitario e socio-sanitario. Per questa ragione, tra i collegati alla Manovra 2024, sono stati inseriti «due importanti disegni di legge per il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la riforma delle professioni sanitarie». A parlare, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla situazione della medicina dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso in Italia, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, oggi audito dalla Commissione Affari sociali della Camera.

Carenza del personale
Secondo i dati Ocse, infatti, rispetto al numero di abitanti, l’Italia è «agli ultimi posti per numero di infermieri». Per esempio, ha spiegato il ministro, per arginare il fenomeno dei “gettonisti” – secondo una recente indagine dell’Autorità anticorruzione, nel periodo pandemico 2019-2022, vi è stato un incremento dei medici a gettone del 174%, pari a 30 milioni di euro di spesa – è previsto che vi si faccia ricorso «nei soli casi di necessità e urgenza laddove non sia reperibile personale», bloccandone in ogni caso la riammessione in servizio:  «Si sta lavorando a linee guida per il settore». 

Appello all’Università su specializzandi
La scarsa attrattività del SSN, in particolar modo dei servizi di emergenza-urgenza, si riflette anche sulle scelte dei medici in formazione specialistica

Desta invece preoccupazione, secondo quanto dice Schillaci, il numero dei contratti di specializzazione in medicina di Emergenza e urgenza assegnati: «Sono stati 510 pari al 47% dei posti disponibili nel 2021; nel 2022 sono stati 340 e nel 2023 sono stati 245 pari al 29% delle risorse stanziate a livello nazionale». 

Un trend che ha imposto una riflessione e ha incoraggiato «una interlocuzione con il ministero dell’Università e le Regioni per individuare soluzioni efficaci e valorizzare gli specializzandi nei percorsi meno attrattivi». Inoltre, il titolare del Dicastero della Salute, ha ricordato anche il grave del fenomeno delle aggressioni ai sanitari (per il 90% subite da donne) che «rende insostenibili le condizioni di lavoro». 

Con il DL n. 34 del 2023, sono state adottate disposizioni volte da un lato ad aggravare le pene in caso di lesioni ai professionisti sanitari, dall’altro a consentire con ordinanza del questore la costituzione di posti fissi di polizia di stato nelle strutture ospedaliere pubbliche e private. L’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie sta lavorando per assicurare un monitoraggio che restituisca la reale dimensione del fenomeno.

Non di soli soldi vive il medico
E sebbene la carenza di personale nei Pronto soccorso sia un fenomeno che interessa anche altri Paesi, è chiaro che si tratta di «rendere la scelta di lavorare nei Ps più attrattiva», spiega il ministro, anche con vantaggi pensionistici: «Credo che l’Università debba debba fare oggi una riflessione: chi sceglie di fare il medico non può pensare solo di avere un fine economico, pur essendo giusto che si abbiano stipendi adeguati». 

Dunque, se appare corretto – sostiene Schillaci – che «sulla medicina di emergenza, possa essere messa una premialità economica», è necessario «rendere più attrattive alcune specializzazioni, perchè oggi le specialità più scelte sono quelle in cui si può svolgere una professione autonoma».

Oggi ci sono 40mila medici in formazione che «devono entrare ed essere operativi fin dai primi anni della specializzazione all’interno del Ssn», ha concluso sul punto il ministro.

+40% di accessi evitabili al Pronto soccorso
Riguardo al problema del sovraffollamento, nel 2019 il Ministero della Salute ha emanato linee di indirizzo sul sovraffollamento. 

Secondo i dati relativi al flusso Emur – ossia le prestazioni erogate nell’ambito dell’assistenza sanitaria in emergenza urgenza – nel 2022, vi sono stati più di 17 milioni di accessi in Pronto soccorso, con il 12% in codice bianco (max 240 minuti di attesa previsti), 50% in codice verde (max 120 min), 19% in codice azzurro (max 60 min), 17% in codice arancione (max 15 min), 2% in codice rosso (0 min). Ma «la stima degli accessi evitabili (codici bianco/verde con dimissione a domicilio) riporta una percentuale sul totale superiore al 40%», ha riferito Schillaci. 

Quanto al rispetto dei tempi, su base Regionale, «questo viene uniformemente garantito per i codici bianco/verde (al cui interno ricadono gli accessi evitabili), mentre per azzurro, arancione e rosso si assiste ad un notevole variabilità (con spesso il mancato rispetto dei tempi massimi previsti)».

Tra i punti critici – ha evidenziato Schillaci – è rilevante il coinvolgimento e la «responsabilizzazione dell’assistenza extra-ospedaliera nella gestione degli accessi evitabili, l’implementazione di modelli organizzativi innovativi nella medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza e nelle discipline a supporto, il miglioramento dei processi di osservazione e ricovero da PS, compreso l’efficientamento del turn-over e la gestione delle dimissioni».

Scudo penale per i medici
Nel Milleproroghe – il decreto legge con cui il governo dispone il rinvio di determinate scadenze o l’entrata in vigore di norme – è stato approvato il differimento dei termini dello scudo penale ma è necessario intervenire sulla Legge Gelli-Bianco che reca “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. 

In questo senso, si è insediato un tavolo presso il Ministero della giustizia: la Commissione Nordio –  che lavora sulla riforma del processo penale – tra un mese terminerà i propri lavori: «Credo che sia necessario rendere strutturale il provvedimento dello scudo penale per la responsabilità penale dell’atto medico, ora esteso a tutto il 2024, anche sulla base della conclusioni della commissione» 

Rispetto alle cause temerarie, ovvero senza fondamenti effettivi, «sono uno degli aspetti su cui la commissione sta lavorando per cercare di disincentivare appunto il ricorso alle cause»: oggi, a causa della medicina difensiva – tutte quelle prestazioni sanitarie erogate dai medici per prevenire il rischio di denunce legali – «si fanno troppi esami spesso inutili».

Entro anno ddl su assistenza territorio e professioni
Presso il Ministero della Salute è costituito un apposito tavolo di studio che a breve ultimerà il proprio lavoro di ricognizione delle criticità e, tra i collegati alla Manovra 2024, il ministro Schillaci ha voluto inserire «due importanti disegni di legge per il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la riforma delle professioni sanitarie che, con il supporto del Parlamento e delle competenti commissioni parlamentari, intendo definire e portare all’approvazione nel corso di quest’anno».