Salute

Covid e animali in USA: il binomio pericoloso che rischia di portarci indietro di tre anni, i casi

01
Settembre 2023
Di Simone Zivillica

Covid e animali. Un binomio da cui è cominciata la pandemia di ormai tre anni fa, e che sta tornando a far paura, per ora principalmente negli Stati Uniti. Uno studio pubblicato sulla rivista americana Nature Communications, commissionato e diretto dall’università dell’Ohio ha evidenziato, infatti, che una particolare specie di cervi si sta rendendo protagonista di mutazioni del virus da Sars Cov-2 molto veloci.

Covid e animali: il cervo dalla coda bianca dell’Ohio

Rispetto agli umani questi cervi dalla coda bianca, tipici dello stato dell’Ohio, sono identificati come “specie-serbatoio”, dove il virus trova terreno fertile per crescere e soprattutto mutare a una velocità tripla rispetto a quanto avviene nell’uomo. Questo è chiaramente molto pericoloso per gli umani, in quanto diviene difficile tenere traccia delle mutazioni e avere gli strumenti adatti per proteggersi, a partire dai vaccini che potrebbero divenire obsoleti.

Il problema maggiore risiede nella contiguità tra le popolazioni animali e quelle umane, rischiando un salto interspecifico che potrebbe far ripartire il circolo vizioso cui abbiamo assistito a fine 2019 e che ha portato tutto il mondo a gravi perdite. Altro aspetto interessante della ricerca è che il salto di specie è avvenuto anche al contrario, ossia da uomo a cervo, rendendo ancor più difficile il tracciamento. Dei 1.500 tamponi effettuati sui cervi selvatici dell’Ohio, infatti, il 10% è risultato positivo, e di questi circa una trentina sono risultati essere causati da un contagio provenuto dall’uomo.

Altro aspetto preoccupante è la conservazione di più varianti nella popolazione dei cervi. Il coordinatore dello studio Andrew Bowman avverte che tra le varianti trovate tra i cervi risultati positivi c’è ovviamente la delta, ossia il ceppo prevalente negli Stati Uniti ai tempi della raccolta empirica (tra fine 2021 e primavera 2022). Tuttavia sono stati trovati diversi casi anche di variante alfa, ovvero la prima che ha cominciato a circolare tra gli umani. In merito, Bowman ha commentato dicendo che «l’idea che i cervi conservino ancora ceppi che non circolano più tra gli esseri umani può essere preoccupante».

Covid e animali: il leone allo zoo di South Bend

Quello dei cervi dell’Ohio non è il primo caso di passaggio interspecifico del Covid tra animali e umani, e viceversa. Uno dei casi più recenti, risalente a inizio anno, è avvenuto allo Potawatomi Zoo di South Bend sempre negli Stati Uniti, dove un leone avrebbe contratto il virus da un operatore dello zoo che vedeva abitualmente per essere alimentato. A sua volta, il leone potrebbe aver contagiato altri te dipendenti dello zoo.

Covid e animali: i ratti di New York

Sempre a inizio 2023, è stato pubblicato, inoltre, un altro studio – sempre statunitense – sulla rivista mBio dell’American Society for Microbiology incentrato sul contagio dei ratti newyorkesi con infezione da SarsCov2. Ne sono stati esaminati 79 e ben 13 presentavano anticorpi che confermavano il contagio, di cui 4 avevano l’infezione ancora in corso. Ulteriori analisi, hanno poi dimostrato che l’infezione era stata causata da un ceppo diffuso in America un anno prima, confermando anche i dati relativi alla funzione “serbatoio” riscontrata anche nei cervi dell’Ohio. Inoltre, gli stessi ratti sarebbero potenzialmente influenzabili anche dalle varianti Delta e Omicron.

Anche in questo caso, i ricercatori hanno manifestato la preoccupazione per il tracciamento e l’evoluzione dei virus tra gli animali e i contatti con le comunità umane. Questo perché, come nei cervi, la preoccupazione è che il virus possa muoversi in modo bidirezionale, ma soprattutto che torni nell’uomo mutato. Uno degli autori di questo studio, Yang Wang, avverte della «necessità di un ulteriore monitoraggio di Sars-CoV-2 nelle popolazioni di ratti per determinare se il virus circola negli animali e si sta evolvendo in nuovi ceppi che potrebbero rappresentare un rischio per l’uomo».

Covid e animali: tutti gli altri

Anche perché, il problema sembrerebbe non essere limitato alle specie di animali qui citati. Sono stati, infatti, riscontrati casi di Covid anche in molte altre specie, sia domestiche che selvatiche, e in varie parti del mondo. A titolo esemplificativo, vanno citati il puma, la tigre, il leopardo indiano, la lince canadese, la iena maculata, il bufalo tra i selvatici. Tra quelli domestici o da produzione, invece, figurano sia il cane che il gatto domestico, il furetto e molti bovini.

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