Politica

Referendum, risale il no, Meloni personalizzerà il voto?

23
Febbraio 2026
Di Giovanni Manco

Manca un mese al referendum. Il prossimo 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma Nordio. E nelle ore in cui il dibattimento tra i fronti si sta inasprendo sempre di più, notiamo che pure la conformazione delle aspettative di voto sta gradualmente assumendo una forma diversa.

Referendum: Il no in risalita

A fotografare il cambiamento è Youtrend: il no è in netta ripresa. Ma non è tutto perché in maniera uguale e contraria sta calando anche l’orientamento verso il sì alla riforma. Ma passiamo ai numeri. La Supermedia Youtrend per Agenzia AGI fotografa al 19 febbraio 2026 il sì al 52,9% e il no al 47,1%. La forbice è parecchio ristretta se vediamo l’andamento nel tempo: il 13 novembre 2025, infatti, eravamo sul 56,1% per il sì e il 43,9% per il no. Il sì perde forza, il no la guadagna. Considerando che manca ancora un mese al giorno del voto, il margine potrebbe ulteriormente ridursi. È uno scenario che ovviamente non piace al governo.

Al sì serve Giorgia Meloni?

Abbiamo già parlato della difficoltà di raccontare e comunicare un referendum così tanto tecnico. È partendo da questo, che il governo guarda nel suo sacco alla ricerca di una freccia efficace. La più luminosa e più affilata di tutte è, come sempre, Giorgia Meloni. Il Presidente del Consiglio è di per sé, plasticamente e tautologicamente, leva di mobilitazione. Seppur fuori dalla luna di miele, Giorgia Meloni rimane la leadership più granitica e indissolubile che si sia vista nel panorama repubblicano degli ultimi anni. Barcolla, ogni tanto, ma non molla. E soprattutto, al di là del governo e del suo operare, Giorgia Meloni mantiene una forza comunicativa capace di incidere sull’agire degli elettori. Alcuni, non a caso, la invocano. Chiedono una sua discesa in campo, più netta e forte, in vista del referendum. Si confida che una sua mossa possa ridare al sì uno slancio utile a riallargare il distacco e, quindi, vincere.

Personalizzazione: opportunità e rischi

Ma Meloni ci pensa bene. Se da una parte la sua discesa in campo potrebbe ridare forza al sì è vero pure che, al contempo, potrebbe motivare quegli elettori silenti che si pongono in opposizione al suo governo. Perché volente o nolente, piaccia o no, un referendum è anche un giudizio sul governo che lo propone. Bisogna, quindi, pensarci bene. Anche perché, come verrebbe gestita una eventuale sconfitta nonostante una esposizione diretta della premier? Lei è stata chiara, non ci sarà nessun 2016 bis. Anche in caso di sconfitta, non si dimetterebbe. Ma anche non facendolo, il dazio politico di una sconfitta – specie se in conseguenza a una sua esposizione – sarebbe salato. Salatissimo. L’eventuale personalizzazione di questo referendum, quindi, nasconde tante opportunità quanto rischi. Il tempo passa e la forbice si assottiglia. Le riflessioni sono in essere, le decisioni non più rinviabili.

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