Politica
Meloni tace su Trump mentre Crosetto sente Hegseth
Di Giuliana Mastri
Friuli come scudo. Dopo le 72 ore più turbolente nei rapporti con Washington, Giorgia Meloni non risponde a Trump – né alla sera, né all’ennesimo affondo di The Donald – e sceglie invece un bagno di folla tra gli alpini di Gemona. La strategia è semplice: lasciare che le immagini parlino al posto delle parole, affidare il messaggio ai selfie e alle frasi brevi. «Non mollo.» A costruire l’occasione è stato Luca Ciriani, ministro di Pordenone, che inseguiva questa visita da maggio. Dopo l’aspra settimana con il tycoon, la premier ha deciso che il Friuli – terra che anche sul referendum sulla giustizia ha votato Sì – era il posto giusto per rifarsi una vernice.
Lo scompiglio con la Casa Bianca resta però tutto da gestire. Mercoledì Berlino per l’E5, giovedì la Costa Azzurra per il bilaterale con Macron: due appuntamenti internazionali in cui Meloni cercherà solidarietà alleata, sapendo però che senza la sponda americana il suo peso specifico in Europa si è alleggerito. Senza Trump, e senza Orbán da tenere a bada per conto di von der Leyen, le carte in mano sono cambiate.
Sabato, in teleconferenza con Tajani e Salvini, la premier ha fatto il punto in vista del Consiglio dei ministri di oggi. Entrambi i vice saranno al ricevimento del 4 luglio nei giardini di Villa Taverna: Tajani lo ha già annunciato, «ma a testa alta»; Salvini non ha comunicato nulla ufficialmente, ma nel suo entourage non vedono motivi per disertare. Il vice leghista ha smesso da tempo di esibire il cappellino Maga – da quando Trump ha cominciato a bombardare l’Iran, il Venezuela, i suoi stessi alleati. Però nel cerchio interno serpeggia un timore che nessuno nomina ad alta voce: che la galassia trumpiana possa orientarsi su Roberto Vannacci, non con un endorsement formale ma con finanziamenti corposi. Da Forza Italia, intanto, Tajani si è già mosso da pontiere, sentendo il segretario di Stato Marco Rubio nelle ore più calde della crisi.
Basi militari e dazi, i dossier che scottano
Sotto la superficie politica covano due dossier concreti. Il primo riguarda le basi americane: l’ultimo messaggio notturno di Trump ha sollevato dubbi sull’effettivo impegno militare Usa in Italia, e Crosetto ha lavorato in parallelo per cautelarsi – sentendo il suo omologo Hegseth, incontrato giovedì a Bruxelles alla Nato, appena prima che scoppiasse il caso. Nessuno al governo vuole che la tensione diplomatica si traduca in conseguenze pratiche sulla difesa aerea nazionale, dove le basi americane restano essenziali.
Il secondo fronte è quello economico. Ciriani, intervistato da Repubblica, non ha potuto smentire il rischio di nuovi dazi sui prodotti italiani, parlando di «possibili ricadute serie». Lollobrigida sostiene che i dazi extra siano «questioni europee» e che i numeri dell’export italiano – che ha superato il Giappone – dimostrino la tenuta del sistema. Ma il perimetro di certezze si restringe di giorno in giorno, e nessuno al governo è in condizione di escludere nulla con sicurezza.





