Politica
Incendi: Italia bene ma serve di più. Ora si pensa europeo
Di Giampiero Cinelli
Gli incendi rappresentano una sfida sempre più complessa. Prevenzione, gestione delle emergenze, cambiamento climatico, tecnologie predittive e coordinamento istituzionale sono al centro di un confronto sempre più urgente sulla sicurezza del Paese.
Necessaria oggi una flotta europea
“I periodi caldi più caratterizzati da incendi si sono estesi, oggi iniziano prima e arrivano fino a settembre-ottobre, con criticità non solo nell’area mediterranea ma oggi anche del centro-Europa, nord Europa e Svezia. Negli ultimi anni infatti siamo intervenuti anche nelle zone vicine all’Italia. L’anno scorso abbiamo operato più di 15 giorni nel nord della Spagna per un incendio che condizionò il Cammino di Santiago. Gli eventi che registriamo ora in Italia non sono ancora di vaste dimensioni ma danno idea del fenomeno e delle durate. Come Italia siamo un’eccellenza per dotazione e capacità di intervento, abbiamo una flotta di 18 canadair e ne mettiamo due a disposizione dell’Unione Europea. Oggi però è chiaro come ci sia bisogna di una flotta europea, condividendo le spese. Noi stiamo ponendo le basi per la flotta europea. Per quanto riguarda le nostre esigenze, si pensi che come Avincis siamo ente nazionale e interveniamo quando le regioni non sono riuscite da sole a fronteggiare l’emergenza, quindi beneficeremmo di maggiore prevenzione e controllo da parte dei territori, così da poter intervenire su contesti meno grandi e critici, collaborando con le squadre a terra nel modo migliore. Perché più i rischi crescono, più gli incendi coinvolgono anche i centri abitati, più siamo costretti a operare accantonando quelle regole base che tutelano la nostra incolumità. Perché il nostro obiettivo primario è l’incolumità dei cittadini, e una prevenzione migliore va a vantaggio sia di noi operatori che delle persone”. ha detto Fabrizio Majerna, Comandante Canadair e Safety Manager Avincis a Largo Chigi, format di Urania Tv.
Più agricoltura anche per prevenire
Nella stessa trasmissione, secondo Mauro Rotelli, Presidente commissione Ambiente, Camera (FdI), “Sul tema della prevenzione degli incendi pesa anche un aspetto meno evidenziato, ovvero la riduzione della quota di terreno coltivato. Ettari lasciati incolti sono più vulnerabili a incendi. Stesso discorso si può fare relativamente alla pastorizia. Oggi allora prevenzione e sicurezza devono passare da una visione emergenziale a una visione di sistema e lo stiamo facendo in Commissione Ambiente. Ad esempio, mesi fa abbiamo approvato un codice che uniforma le interpretazioni e gli assetti di governance nel caso delle emergenze di cui parliamo. Le tecnologie certo possono aiutare, ma la prima cosa che la politica deve fare è mettere a disposizione risorse umane, anche quelle pronte a usare i sistemi innovativi. L’obiettivo è aumentare il personale preposto e i mesi di copertura. E ancora prima favorire l’attività agricola in ottica sicurezza, così come le costruzioni edili ove possibili e adeguate. A volte alcuni divieti posti in passato per cause ormai lontane non aiutano”.
Addetti ai lavori: tecnologia e accordi
Nel format anche il parere di diretti interessati: “Il Parco Otranto -Santa Maria di Leuca è assai vasto e costiero, non si caratterizza per dense aree boschive. Bensì per una fitta macchia mediterranea intrecciata da campi coltivati – ha spiegato Michele Tenore, Presidente Ente Parco Otranto -Santa Maria di Leuca –. Ecco perché, seppur la macchia ha una grande capacità di resilienza, i danni che accadono sono comunque rilevanti e impattano sulla filiera economica e turistica. Siamo d’accordo anche noi nel sottolineare che gli incendi originino parecchio dall’abbandono dei campi e lo avevamo capito già nel caso Xylella. Il 29 maggio tra Tricase, Porto e Andrano abbiamo avuto un danno da incendio per 200 ettari di terreni che erano stati abbandonati ed è stato necessario un canadair. In chiave di maggiore prevenzione e deterrenza nei confronti dei piromani abbiamo a disposizione un drone ma facciamo i conti con le poche risorse dagli enti territoriali. Con la protezione civile provinciale abbiamo una convenzione, anche per l’irrigazione, che previene gli incendi. Difficile però per noi controllare bene l’intera area. Quest’anno abbiamo voluto provare dei sensori sulle querce vallonee, capaci di percepire rischi d’incendi e dare alert. Perché sappiamo tutti che un incendio preso sul nascere è gestibile”.
La puntata integrale di Largo Chigi





