Politica

Governo: il punto sulle frizioni M5S-Lega

19
Ottobre 2018
Di Redazione

 

“Basta litigi”. Con queste parole il vicepre-mier leghista Matteo Salvini ha cercato di rasserenare il clima con gli alleati di mag-gioranza dopo 48 ore di autentica bufera politica, confermando la sua partecipazio-ne dapprima al vertice informale con l’alleato Luigi Di Maio e il premier Giusep-pe Conte, quindi al successivo Consiglio dei ministri convocato nella giornata di sabato. In ballo c’è infatti da risolvere la prima grave crisi apertasi fra Lega e M5s dal mo-mento del varo del “governo del cambia-mento”. Oggetto del contendere la presun-ta modifica alla norma su scudo e condoni del decreto fiscale dopo l’accusa lanciata a sorpresa dal capo politico dei Cinquestelle contro la “manina” che avrebbe manipolato il testo approvato congiuntamente. Inse-rendo norme indirigibili per la base del Movimento alla vigilia di un appuntamen-to cruciale come la kermesse pentastellata al Circo Massimo di Roma e tanto più dopo che il via ai lavori della Tap in Puglia e l’epilogo della vicenda Ilva avevano già lanciato più di un’ombra sui rapporti fra militanti pentastellati e i loro rappresen-tanti nelle istituzioni. Il tutto mentre l’alleato leghista, entrato a Palazzo Chigi come junior partner di coalizione in ragio-ne del suo ridotto bottino elettorale, guida nei sondaggi e il suo segretario si staglia ogni giorno che passa come l’autentico dominus dell’esecutivo Conte.

In attesa di conoscere la formula con cui Di Maio e Sal-vini cercheranno di lasciarsi alle spalle la faglia, a ben guardare la spinosa querelle sui temi fiscali non è che una spia delle ben più profonde divergenze strutturali esistenti fra Movimento e Lega. Prova ne sia la necessità emersa sin dal principio di siglare un contratto per tenere avvinti i due incontrovertibili vincitori della tornata elettorale del 4 marzo (stante l’impossibilità di fonderli), salvo poi sco-prire che l’arte del governo tende a rivelar-si spesso incompatibile con l’illusione di poter guidare un paese facendo semplice affidamento sulla purezza delle proprie idee. Ma se il clima fra gli alleati resta teso (la Lega vorrebbe la cancellazione del con-dono per le case abusive di Ischia inserito nel dl Genova assieme alla norma sulle Rc auto), la prossima querelle promette di es-sere ancor più insidiosa, benché a parti in-vertite. Come potranno mai reagire infatti base e gruppo dirigente leghisti alla possi-bilità che il mai digerito reddito di cittadi-nanza finisca per essere esteso anche agli immigrati? Come se non bastasse, nel frat-tempo c’è da fare i conti con la sonora boc-ciatura inflitta dalla Commissione europea alla manovra giallo-verde, rea di configura-re una “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità e di crescita” per il deficit al 2,4% del Pil nel 2019. Le au-torità Ue chiedono una risposta entro lu-nedì, con buona pace del tentativo in ex-tremis del premier Giuseppe Conte di cer-care una o più sponde fra i capi di Stato e di governo raccoltisi a Bruxelles per l’Eurosummit sulla Brexit. È stato infatti proprio il presidente Jean-Claude Juncker ad ammettere che più di uno Stato mem-bro gli ha chiesto di non concedere ulterio-re flessibilità a Roma (mai così isolata), nel timore che la sua eventuale instabilità fi-nanziaria possa crescere fino a travolgere l’intera eurozona.

 

Alberto De Sanctis

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