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Mezzaroma: “Lo sport un investimento strategico per il Paese”

13
Febbraio 2026
Di Gianluca Lambiase



(Intervista pubblicata su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Non solo le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, al via oggi, ma anche il Sei Nazioni di rugby, l’America’s Cup, le ATP Finals e gli Internazionali di tennis. L’Italia è sempre più al centro dei grandi eventi sportivi internazionali. Un’industria, quella dello sport, che nel nostro Paese vale 32 miliardi di euro, pari all’1,5% del PIL, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Un settore che dà lavoro complessivamente a 412 mila persone. Sono questi i numeri che emergono dal Rapporto 2025, voluto dal Ministero dello Sport e curato da Sport e Salute insieme all’Istituto per il Credito Sportivo.

«Quello dello sport è un comparto in costante crescita, ce ne accorgiamo anche perché una quota parte dei contributi che eroghiamo per conto dello Stato agli organismi sportivi deriva da una percentuale dei ricavi fiscali che tutto il mondo sportivo produce in un anno: il 32% di questo montante», spiega Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute da agosto 2023. «Questo 32% sta crescendo anno su anno in maniera esponenziale: lo scorso anno erano 50 milioni, quest’anno sono 150 milioni».

Tra tutti questi dati ce n’è uno che vi soddisfa in modo particolare?

«Sicuramente quello relativo all’aumento dei cittadini che hanno deciso di fare movimento. Abbiamo diverse fasce che ci indicano se si tratta di attività saltuaria o più continuativa, ma è comunque un dato importante, perché la nostra missione è innanzitutto promuovere l’attività fisica, che ha ricadute positive in termini di spesa sanitaria e di benessere psicofisico».

In che modo tutti questi grandi eventi in programma possono contribuire a mantenere alta la competitività e l’attrattività dell’intero sistema Paese?
«I grandi eventi sono fondamentali. Prendiamo, ad esempio, i dati economici elaborati dalla Federazione Rugby sul Sei Nazioni: parliamo di due partite giocate a Roma e di un indotto enorme, diretto e indiretto, legato anche a flussi turistici di fascia alta. Inoltre, ospitare grandi eventi – come nel caso della Coppa America a Napoli – ci costringe ad alzare l’asticella e a confrontarci con manifestazioni di risonanza globale come le Olimpiadi o i prossimi Campionati europei di calcio.
Esiste poi un turismo sportivo dalla doppia valenza: da un lato chi si sposta per assistere dal vivo a grandi appuntamenti sportivi, momenti in cui bisogna esserci; dall’altro chi va in vacanza ma desidera continuare a praticare sport. Quest’ultimo è un filone molto interessante, perché richiede un aumento dell’offerta sportiva e degli impianti».

Il tema delle infrastrutture sportive è un altro nodo cruciale. Cosa si sta facendo e cosa manca?
«C’è una fortissima voglia di sport e di investire nello sport a tutti i livelli. Stiamo lavorando, per conto del Ministero dello Sport e di altre istituzioni statali, regionali e locali, per sviluppare ulteriormente l’impiantistica sportiva esistente. Stiamo aggiornando il censimento: abbiamo circa 70 mila impianti, il 90% dei quali è in attività. Esistono casi eclatanti di impianti abbandonati, sui quali però è in corso una programmazione di recupero con investimenti a vari livelli. C’è poi il tema dei grandi stadi, in vista degli Europei del 2032, per i quali si stanno adottando misure normative volte a facilitare il recupero o la ristrutturazione di strutture ormai obsolete. Restano due criticità strutturali da monitorare: da un lato il fatto che l’accesso allo sport stia diventando costoso, e quindi la necessità di individuare strumenti per facilitarlo, come i voucher sportivi; dall’altro il costo di gestione degli impianti, sempre più impattante, soprattutto per le strutture energivore».

Auspica un’attenzione particolare anche alla luce della fine del PNRR?
«Sì, ma auspico un’attenzione ancora maggiore a livello europeo in termini di investimenti nello sport su tutte le linee di intervento. Lo sport deve essere visto come un investimento, non come un costo, perché ha ricadute importanti su diversi aspetti a cominciare dalla spesa sanitaria».

Nel quadro economico sportivo italiano, Sport e Salute gioca un ruolo fondamentale. Quanto è complesso garantire equità nella distribuzione dei contributi pubblici evitando squilibri territoriali e settoriali?
«È molto complesso. Lavoriamo con un sistema chiamato MaC, un algoritmo che, utilizzando i dati inseriti direttamente dagli organismi sportivi, crea un meccanismo di distribuzione il più possibile oggettivo. Ogni organismo sportivo, ogni federazione, ha le proprie specificità, ma abbiamo introdotto un sistema di rating che fornisce strumenti utili per individuare le aree di miglioramento. È un sistema con cap e floor che consente di mantenere un equilibrio anno su anno e permette agli organismi di pianificare il proprio lavoro».

Sport e Salute ha ricevuto il premio ASI per il Centro Sportivo “Pino Daniele” di Caivano. Che valore ha questo riconoscimento?
«È stata una sfida magnifica. Abbiamo consegnato il centro in tempi molto sfidanti, lo stiamo gestendo insieme alla Polizia di Stato e alle Fiamme Oro ed è un modello che si è rivelato vincente. Ha una valenza che va oltre lo sport, perché si tratta di un intervento di rigenerazione non solo urbana ma anche sociale, diventato ormai un modello di riferimento».

Esistono altri “Caivano” in Italia dove lo sport può diventare una leva strategica di riscatto sociale?
«Con il decreto Caivano bis il Governo ha replicato questo modello, con una dotazione di circa 180 milioni di euro, su altre otto aree complesse del territorio, soprattutto nel Sud. Stiamo già lavorando in Sicilia (Catania, Borgo Nuovo), in Calabria, a Roma (Quarticciolo), a Napoli (Scampia e Secondigliano) e a Milano (Rozzano), sia sul recupero degli impianti sia sulla promozione dell’attività sportiva».

Avete diverse iniziative attive, come Scuola Attiva o Rigenerazioni. Che ricaduta economica hanno questi progetti sul Paese?
«In questi tre anni ho imparato che lo sport ha valenze positive a 360 gradi: economiche, sociali e di benessere psicofisico. Il Rapporto Sport mostra come lo SROI, l’indice del ritorno sociale dell’investimento, abbia un valore molto elevato: per ogni euro investito nello sport il ritorno va da 5 a 8 euro. Pochi settori garantiscono rendimenti simili. Per Scuola Attiva (che punta a promuovere l’attività motoria nella scuola primaria) utilizziamo circa 7 mila tutor, istruttori provenienti in gran parte dalle federazioni, che operano nelle scuole e vengono retribuiti oltre alla loro attività ordinaria. Si genera così un indotto importante, si crea formazione e opportunità di lavoro. Lo stesso vale per Rigenerazioni, che punta a una riduzione significativa, nel lungo periodo, dei costi sanitari e sociali, favorendo anche l’interscambio tra diversi ministeri e settori».

Lo scorso maggio allo Stadio Olimpico oltre 2.500 studenti hanno celebrato il ritorno dei Giochi della Gioventù. Quali saranno i prossimi step?
«I Giochi della Gioventù sono ormai diventati un evento strutturale. Ci stiamo avviando verso la fase definitiva, con un format e tempistiche stabili. È un modo positivo di portare lo sport nelle scuole, che sono forse il luogo in cui bisogna investire di più, perché è lì che si forma la cultura sportiva».