La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale sostenuta dal governo di Giorgia Meloni. Il provvedimento, conosciuto come Stabilicum, ha ottenuto 227 voti favorevoli e 164 contrari, superando la maggioranza richiesta di 196 voti. Si conclude così un percorso parlamentare avviato nell’estate del 2025 e caratterizzato da tensioni politiche, modifiche al testo e divisioni anche all’interno della maggioranza.
Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto, una modalità che aveva alimentato timori nel centrodestra dopo quanto accaduto a luglio, quando una parte dei deputati della coalizione aveva contribuito alla bocciatura di un emendamento sulle preferenze. Questa volta, tuttavia, non si sono registrate defezioni sufficienti a compromettere l’approvazione.
La riforma modifica le regole con cui i voti vengono trasformati in seggi parlamentari e sarà destinata a disciplinare le prossime elezioni politiche, previste nel 2027, probabilmente in primavera.
Il voto segreto e le tensioni nella maggioranza
L’approvazione definitiva rappresentava un passaggio particolarmente delicato per il governo. A metà luglio, durante il precedente esame alla Camera, almeno una cinquantina di deputati della maggioranza avevano votato contro l’emendamento che introduceva le preferenze, determinandone la bocciatura.
Il voto segreto aveva consentito ai cosiddetti franchi tiratori di discostarsi dalle indicazioni dei rispettivi partiti, facendo emergere le divergenze interne al centrodestra sul sistema di selezione dei candidati.
La questione era stata successivamente affrontata attraverso una formulazione meno incisiva delle preferenze, introdotta nel testo approvato dal Senato a metà settembre.
In vista del voto conclusivo, Meloni aveva inoltre collegato politicamente la tenuta dell’esecutivo all’approvazione della riforma, prospettando la possibilità di una crisi di governo e di elezioni anticipate in caso di bocciatura.
Un’eventualità che avrebbe avuto conseguenze anche per numerosi parlamentari alla prima legislatura. Per maturare il diritto alla pensione parlamentare sono infatti necessari almeno quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato, requisito che per gli eletti nel 2022 sarebbe stato raggiunto a metà aprile 2027.
Come funziona lo Stabilicum: premio di 105 seggi con il 42%
Il nuovo sistema elettorale mantiene un impianto prevalentemente proporzionale, nel quale i seggi vengono distribuiti tra le forze politiche in relazione ai voti ottenuti.
La principale correzione è rappresentata dal premio di maggioranza di 105 parlamentari, suddiviso tra 70 deputati e 35 senatori, destinato alla coalizione più votata che raggiunga almeno il 42% dei consensi.
Il premio incontra comunque un limite: la coalizione beneficiaria non può superare complessivamente 220 seggi alla Camera, su 400, e 113 al Senato, su 200.
L’obiettivo dichiarato è favorire la formazione di maggioranze parlamentari più solide e ridurre il rischio di instabilità politica. L’effettiva capacità del meccanismo di garantire governi duraturi resta però oggetto di discussione tra gli esperti di sistemi elettorali.
Restano previste soglie di sbarramento del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni, con un meccanismo di recupero per la lista coalizzata più votata tra quelle rimaste sotto il 3%.
Preferenze e capilista bloccati: le nuove regole
Un altro cambiamento significativo riguarda la scelta dei parlamentari. Lo Stabilicum reintroduce le preferenze, ma conserva una quota di candidati sottratti alla competizione individuale.
Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze tra sei candidati presenti sulla scheda, rispettando il principio dell’alternanza di genere. In caso di preferenze espresse per candidati dello stesso genere, secondo il meccanismo descritto dalla riforma, sarà considerata valida soltanto la prima.
Il capolista, invece, resterà bloccato: la sua elezione dipenderà dai seggi conquistati dalla lista, senza necessità di ottenere preferenze personali.
La soluzione rappresenta un compromesso rispetto alle posizioni emerse durante l’iter parlamentare, nel corso del quale proprio l’introduzione delle preferenze aveva provocato uno dei principali scontri interni alla maggioranza.
Il candidato premier e il rapporto con il progetto del premierato
La riforma introduce anche l’obbligo per le coalizioni di indicare, insieme al contrassegno e al programma elettorale, il nome della persona che intendono proporre per la presidenza del Consiglio.
Il nominativo non comparirà sulla scheda elettorale e la disposizione non introduce l’elezione diretta del capo del governo, che richiederebbe una modifica costituzionale. La previsione richiama tuttavia, sul piano politico, il progetto del cosiddetto premierato, la riforma costituzionale promossa da Meloni per introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio e successivamente accantonata.
Gli equilibri tra centrodestra e centrosinistra verso il 2027
Accanto all’obiettivo della stabilità, la nuova legge elettorale risponde anche a considerazioni legate alla competizione politica in vista delle prossime elezioni.
Rispetto al 2022, quando il centrodestra beneficiò anche della frammentazione delle forze avversarie, il quadro delle alleanze è cambiato. Il centrosinistra si presenta oggi più compatto e, secondo i sondaggi richiamati nella ricostruzione, avrebbe un lieve vantaggio, da considerare comunque con cautela.
Con il precedente Rosatellum, questa situazione avrebbe potuto tradursi in un risultato senza una maggioranza parlamentare chiara, rendendo necessari accordi tra forze politiche appartenenti a schieramenti differenti.
Il nuovo sistema punta invece a incentivare la costruzione di coalizioni ampie prima del voto.





