Innovazione

Minacce ibride e guerra delle narrazioni, alla Camera il confronto sul nuovo fronte dei conflitti globali

04
Marzo 2026
Di Ilaria Donatio

Le guerre del XXI secolo non si combattono soltanto sui campi di battaglia. Sempre più spesso si giocano nello spazio informativo, tra social network, campagne di disinformazione e competizione per il controllo delle narrazioni. È il tema al centro dell’incontro «Minacce ibride e disordine globale. Un punto sull’Italia e sull’Europa», promosso alla Camera dei deputati dalla Segretaria della commissione Esteri e Rappresentante speciale sull’Intelligenza Artificiale dell’OSCE PA Federica Onori (Azione), in occasione della presentazione del paper «Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale. Quale impatto nelle aree di interesse strategico per l’Italia», realizzato nell’ambito della Comunità italiana di politica estera con il contributo di diversi think tank.

All’evento hanno partecipato Teresa Coratella, deputy head dell’ufficio di Roma dello European Council on Foreign Relations, Mattia Caniglia, affiliate lecturer all’Università di Glasgow e senior intelligence and policy analyst presso GDI, e la giornalista Giulia Pompili, Asia desk de Il Foglio. Nel suo intervento introduttivo, Onori ha sottolineato come le minacce ibride e la guerra delle narrazioni stiano diventando una dimensione sempre più centrale della competizione geopolitica, richiedendo strumenti di analisi e risposta più efficaci da parte delle democrazie europee.

Il «distordine globale» e la nuova competizione tra potenze
Il documento presentato durante l’evento parte da una constatazione netta: il sistema internazionale è entrato in una fase di «distordine globale» – un neologismo che indica la combinazione di disordine e distorsione dell’ordine mondiale – in cui l’assenza di un polo egemone e la frammentazione del potere hanno prodotto un assetto internazionale più fluido e competitivo. In questo scenario, definito dagli autori come un mondo «multiplex», si moltiplicano gli attori e le sfere di influenza, rendendo più instabili gli equilibri geopolitici.

Questo contesto favorisce l’emergere di nuove forme di conflitto che operano nella cosiddetta «zona grigia» tra pace e guerra, dove le azioni ostili rimangono sotto la soglia di una risposta militare diretta ma producono effetti concreti sulla stabilità politica e sociale degli Stati.

La guerra ibrida: colpire nella “zona grigia”
La guerra ibrida si basa proprio su questa logica. Non si tratta più soltanto di confronto militare tradizionale, ma dell’uso combinato di strumenti convenzionali e non convenzionali: cyberattacchi, sabotaggi, coercizione economica, uso di milizie proxy, operazioni di influenza politica e attacchi alle infrastrutture critiche.

L’obiettivo è erodere la resilienza delle società bersaglio, sfruttando vulnerabilità economiche, tecnologiche o informative e riducendo al minimo i costi politici e il rischio di escalation.

Secondo i dati citati nello studio, il ricorso a queste operazioni è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Gli attacchi ibridi attribuiti alla Russia, in Europa, sono passati da tre incidenti registrati nel 2022 a oltre trenta nel 2024, colpendo non solo istituzioni governative ma anche infrastrutture energetiche, aziende della difesa e sistemi di trasporto.

La guerra delle narrazioni
Al centro di questa nuova forma di conflitto si colloca il narrative warfare, cioè la guerra delle narrazioni. Non si tratta soltanto di propaganda o disinformazione, ma di una competizione per orientare il significato degli eventi e plasmare il contesto cognitivo in cui opinione pubblica e decisori politici interpretano la realtà.

Attraverso campagne coordinate sui media e sulle piattaforme digitali, queste operazioni mirano a indebolire la coesione delle società bersaglio, alimentando polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni e creando le condizioni per azioni di pressione politica o strategica.

Le campagne di manipolazione informativa stanno inoltre diventando sempre più sofisticate grazie all’uso di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale generativa, micro-targeting e analisi dei dati, che consentono di indirizzare messaggi mirati a specifici segmenti della popolazione.

Russia, Cina e le nuove strategie di influenza
Nel panorama della guerra ibrida emergono modelli di azione differenti. La Russia rappresenta l’attore più aggressivo, combinando cyberattacchi, propaganda, sabotaggi e operazioni clandestine per destabilizzare i paesi avversari.

La Cina adotta invece un approccio più indiretto, basato soprattutto su leve economiche, tecnologiche e comunicative, oltre che su operazioni di influenza politica e spionaggio industriale. Accanto a queste potenze globali si muovono anche attori regionali come Turchia e Paesi del Golfo, che utilizzano strumenti narrativi, investimenti economici e reti culturali per rafforzare la propria presenza geopolitica.

Le aree strategiche per l’Italia
Lo studio individua tre aree di particolare interesse strategico per l’Italia in cui queste dinamiche risultano più evidenti: i Balcani occidentali, l’Europa orientale e diverse regioni dell’Africa, in particolare Sahel, Africa occidentale e Libia.

Nei Balcani occidentali, la Russia utilizza una combinazione di media filogovernativi, attori religiosi, influencer e gruppi paramilitari per diffondere narrative antioccidentali e anti-NATO. La Cina, invece, si muove soprattutto attraverso investimenti economici e cooperazione tecnologica, cercando di presentarsi come alternativa all’Unione europea.

In Africa, infine, la competizione tra potenze assume forme ancora più complesse: l’uso di compagnie militari private, campagne di disinformazione e strumenti economici si intreccia con l’instabilità politica di molte regioni, trasformando il continente in uno dei principali laboratori della guerra ibrida contemporanea.

Il quadro che emerge dal report è quello di una trasformazione profonda della competizione internazionale. Le operazioni ibride e la manipolazione delle narrazioni non sono più strumenti marginali, ma componenti strutturali delle strategie di potenza nel sistema globale. In un contesto sempre più frammentato e competitivo, rafforzare la resilienza informativa e sviluppare strategie coordinate di risposta diventa quindi una priorità crescente per l’Europa e per i suoi Stati membri.