Innovazione

Difesa, in arrivo lo spazio cibernetico nazionale e lo specialista cyber

15
Giugno 2026
Di Giampiero Cinelli

La Difesa italiana si avvicina a una definizione più organica del proprio perimetro cibernetico, con una catena di comando dedicata e più chiara. È quanto prevede l’articolo 7 di una bozza di disegno di legge intitolato Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale, testo che circola in queste ore e che potrebbe arrivare martedì sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Il provvedimento interviene sul codice dell’ordinamento militare con l’obiettivo di portare la dimensione cyber dentro l’architettura ordinaria della Difesa. Non si tratterebbe più soltanto di proteggere reti informatiche, ma di gestire un perimetro operativo molto più ampio, che comprende dati, software, hardware, sistemi operativi tecnologici, sensori, connessioni fisiche ed elettromagnetiche, sistemi di controllo industriale, dispositivi mobili connessi e punti di interconnessione.

Lo spazio cibernetico di interesse nazionale

La prima novità introdotta dall’articolo 7 è la definizione di spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa dello Stato. Secondo la bozza, questo spazio comprenderebbe l’insieme delle infrastrutture informatiche della Difesa, incluse capacità, dati, connessioni, sistemi cyber-fisici operativi, sensori, sistemi di controllo industriale, e le relazioni fisiche, logiche e cognitive che legano questi elementi tra loro.

In termini pratici, il testo riconosce che la sicurezza militare oggi non dipende più solo da basi, mezzi e armamenti tradizionali, ma anche dalla tenuta dei dati, delle reti, delle infrastrutture digitali, dei sistemi industriali e delle architetture tecnologiche che permettono alla Difesa di funzionare.

Il Capo di Stato Maggiore al vertice della catena cyber

Il passaggio più significativo della bozza riguarda il ruolo del Capo di Stato Maggiore della Difesa, che verrebbe qualificato come autorità cyber del ministero, responsabile dell’organizzazione, della preparazione professionale, dell’approntamento e dell’impiego del personale cyber interforze.

Al Capo di Stato Maggiore spetterebbe inoltre il compito di concorrere, anche in tempo di pace, alla tutela degli interessi strategici nazionali legati alla difesa dello spazio cibernetico, con un richiamo esplicito alla pianificazione e alla condotta di operazioni cibernetiche, sia in Italia che all’estero.

La bozza gli attribuisce anche il potere di emanare direttive interforze sulla difesa dello spazio cyber, sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sui dati raccolti ed elaborati in ambito Difesa e sullo spazio elettromagnetico, nei limiti di competenza delle Forze armate. Lo stesso Capo di Stato Maggiore verrebbe inoltre designato come responsabile unico dei dati del ministero: il dato viene trattato a tutti gli effetti come un asset strategico militare, non solo come informazione amministrativa o operativa, ma come risorsa da governare lungo l’intera catena della Difesa. Ne deriverebbero poteri di indirizzo, coordinamento e vigilanza sull’impiego, la condivisione, la gestione, la qualità e la sicurezza dei dati, oltre che sulle architetture e sulle infrastrutture tecnico-logistiche collegate.

Nasce lo Specialista Cyber Militare

L’articolo 7 prevede anche l’istituzione di un nuovo brevetto, quello di Specialista Cyber Militare, pensato per creare una figura professionale cyber interna alla Difesa, con percorsi formativi dedicati e criteri specifici per il riconoscimento delle competenze.

Il brevetto verrebbe rilasciato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa al personale militare che abbia completato corsi formativi di elevato livello tecnico istituiti presso il ministero, oppure che possieda già competenze specialistiche di alto livello nel settore cyber. Un decreto del ministro della Difesa dovrebbe definire i livelli di qualifica, le modalità di rilascio, i requisiti per il mantenimento del brevetto e i casi di sospensione o decadenza, mentre il Capo di Stato Maggiore stabilirebbe gli iter formativi, le modalità di accertamento e assegnazione del livello di qualifica, oltre all’eventuale ritiro o sospensione.

Ferma quinquennale e indennità dedicata

Per chi ottiene il brevetto sarebbe prevista una ferma di cinque anni, aggiuntiva rispetto a eventuali altri periodi di servizio in corso. Il vincolo decorrerebbe dall’inizio dei corsi specialistici, oppure dalla data di rilascio del brevetto nei casi in cui il riconoscimento avvenga sulla base di competenze già accertate. Al termine della ferma, il personale potrebbe richiedere un’ulteriore ferma volontaria biennale, rinnovabile fino a un massimo di quattro volte – una disciplina che riguarderebbe anche ufficiali generali e ufficiali superiori.

Per il personale impiegato presso reparti, comandi e unità cibernetiche individuati dal Capo di Stato Maggiore sarebbe inoltre prevista un’indennità cyber, aggiuntiva rispetto al trattamento economico fondamentale, oltre a incentivi specifici per ciascun biennio di ferma volontaria ulteriore.

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