Innovazione
Consapevolezza digitale, l’Italia accelera: cosa dice il nuovo Consumer Digital Empowerment Index
Di Marco Scialdone
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Siamo ormai vicini alla metà del Decennio Digitale lanciato dalla Commissione europea e la domanda non è più soltanto «quanto siamo connessi», ma quanto siamo davvero pronti a vivere e consumare nel digitale. A fornire una risposta arriva il Consumer Digital Empowerment Index (CDEI) 2025, sviluppato nell’ambito del Consumer Empowerment Project, che misura consapevolezza, competenze e fiducia digitale dei cittadini in dieci Paesi europei: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. La pubblicazione coincide simbolicamente con il 15 marzo, Giornata mondiale dei diritti dei consumatori, e fotografa una trasformazione ormai evidente: lo sviluppo digitale europeo non dipende più solo da infrastrutture e velocità di connessione, ma da un ecosistema in cui competenze, abitudini di consumo online, tutela dei dati e fiducia nelle istituzioni si intrecciano sempre di più. In altre parole, non basta essere connessi: bisogna essere consapevoli.
Uno dei risultati più interessanti dello studio è l’emergere di quello che i ricercatori definiscono un “Mediterranean Digital Pivot”. Per anni il dibattito sull’innovazione europea è stato letto attraverso la tradizionale divisione tra Nord e Sud del continente. L’Indice 2025 mostra invece un cambio di paradigma, con l’Italia che registra risultati particolarmente rilevanti. Il nostro Paese raggiunge infatti un punteggio di 54,6, superando Francia (47,1) e Germania (45,6). Il dato indica che i consumatori italiani stanno andando oltre il semplice accesso ai servizi digitali e stanno integrando stabilmente strumenti online nella gestione della vita quotidiana, soprattutto nei settori bancario, della comunicazione e dell’e-commerce. Al contrario, la Germania risulta l’unico Paese con un punteggio stabilmente inferiore alla media europea, un segnale di possibile inerzia nell’adozione dei servizi digitali che nel lungo periodo potrebbe incidere sulla competitività economica. Va comunque precisato che punteggi più bassi non significano necessariamente servizi peggiori: in alcuni ambiti come pubblica amministrazione, sanità o istruzione i cittadini francesi e tedeschi potrebbero semplicemente preferire il canale offline.
Le buone performance italiane emergono anche nel nuovo indicatore AI PULSE (Perception, Usage, Life-impact, Sentiment, Empowerment), introdotto per la prima volta nell’Index 2025 per misurare la preparazione dei cittadini europei all’era dell’intelligenza artificiale generativa. I dati mostrano una forte dissonanza all’interno del mercato unico: se la consapevolezza della GenAI ha raggiunto il 92% e l’adozione il 60%, solo il 40% degli intervistati dichiara di avere competenze elevate nell’utilizzo di questi strumenti. Anche in questo caso l’Italia si colloca leggermente sopra la media europea con un punteggio di 47,1, davanti alla Germania (46,8) e nettamente sopra la Francia (43,7). Il divario tra disponibilità delle tecnologie e capacità di utilizzarle resta quindi uno dei principali nodi del processo di trasformazione digitale.
L’analisi evidenzia inoltre una forte differenza tra settori digitali ad alto e basso coinvolgimento. Comunità e comunicazione (83,7) e denaro e investimenti (82,7) rappresentano l’avanguardia dell’empowerment digitale europeo: qui l’utilità percepita è elevata e le piattaforme hanno raggiunto un livello di maturità che riduce le barriere d’uso, anche se permane una certa diffidenza verso alcuni operatori. Più indietro si collocano invece ambiti come istruzione, energia domestica e mobilità, dove il problema non è tanto la capacità tecnica degli utenti quanto la trasparenza delle informazioni e la fiducia nei sistemi di gestione dei dati.
I risultati del CDEI 2025 confermano quindi una tendenza ormai chiara: l’empowerment digitale non è solo una questione tecnologica, ma un fenomeno socio-culturale che richiede un equilibrio tra infrastrutture, alfabetizzazione e fiducia. Se l’obiettivo europeo è costruire un ecosistema digitale più competitivo ed equo, la priorità politica deve essere garantire ai cittadini la possibilità di comprendere, controllare e utilizzare gli strumenti digitali che stanno ridefinendo economia e società. In questo senso l’indice non è soltanto una fotografia dello stato dell’arte, ma anche una mappa delle politiche necessarie per mantenere il consumatore europeo al centro di un mondo sempre più automatizzato.





