Fill the gap

Gap tecnologico e piccole imprese, l’impatto sulle pari opportunità

17
Giugno 2026
Di Redazione

La trasformazione digitale non riguarda soltanto macchine intelligenti, software avanzati o sistemi di automazione. Riguarda soprattutto le persone, le competenze e la capacità delle imprese di immaginare il futuro. È da questa prospettiva che Matteo Sinigaglia, direttore generale di Forema, ha portato il contributo dell’ente di formazione di Confindustria Veneto Est al 3° Festival dell’«Umano Tutto Intero», che si chiude domani al Pio Sodalizio dei Piceni di Roma.

Tra gli ospiti del convegno, il ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella è intervenuta oggi nel panel dedicato al lavoro e alle nuove frontiere produttive, presentando i risultati dell’ultima indagine realizzata da Forema sui processi di innovazione nelle aziende italiane e sull’evoluzione dal paradigma Industria 4.0 al modello Industria 5.0. Nell’occasione dell’evento romano, è stato presentato anche un focus che collega il mondo delle aziende al rapporto che hanno con i propri dipendenti e quanto questo si leghi alla crescita.

Il ministro ha ricordato il cardinale Ruini: “Era un padre spirituale, una guida e un grandissimo esempio di fede. Lo conoscevo da più di 25 anni. L’ho conosciuto – ha spiegato – quando ero una giornalista, lavoravo a Ideazione, una rivista trimestrale di cultura politica del centro-destra partecipai ad un incontro facendo una relazione sul femminismo. Il cardinale mi inseguì letteralmente, mi prese sotto braccio e mi disse: ‘Signora, mi dica tutto del femminismo’. Questo episodio racconta la sua estrema curiosità nei confronti del mondo”. Roccella ha poi espresso che quando andava a parlare con Ruini, lui “prendeva appunti”, mentre era lei che a suo dire avrebbe dovuto farlo. “La sua era una fede, non soltanto incrollabile, ma che non aveva paura del confronto. La sua fede era libera di confrontarsi con qualunque pensiero, con qualunque antagonista” perchè come ricordato da uno slogan “molto citato ‘meglio contestati che irrilevanti'”.

In sintesi, dagli investimenti nel Veneto si è registrata una spinta alla produttività, competitività e occupazione (+12,8%). L’indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est, su un campione di 1.000 aziende delle province venete, rileva il grado di utilizzo e l’impatto positivo degli incentivi: il 71,5% delle imprese ha investito in beni strumentali e tecnologie digitali e green, con un’accelerazione dal 2022. L’88,6% ha migliorato efficienza e competitività. La sfida è ora semplificazione e stabilità delle norme. 

Nel percorso verso la parità di genere e la conciliazione vita-lavoro, il vero spartiacque per le imprese venete è la scala industriale. La fotografia scattata da Fòrema (Survey PdR 192/2026) – condotta su un campione equamente diviso tra piccole (33%), medie (33%) e grandi aziende (34%) – rivela che le realtà più strutturate fanno da apripista, mentre le piccole soffrono un forte deficit di conoscenza e strumenti. Il primo ostacolo è la notorietà della prassi di riferimento (PdR 192/2026) : quasi il 30% del campione (il 29% per l’esattezza) dichiara di non conoscerla affatto. Il 27% la conosce ma non ha intrapreso alcuna azione, un altro 27% applica pratiche ispirate ma non certificate, il 14% si trova in pieno percorso di certificazione e solo una nicchia del 3% ha già ottenuto il bollino o il rinnovo. In totale, solo il 17% delle aziende è certificato o in via di definizione.

Mappando la maturità organizzativa su una scala da 1 (assente) a 5 (molto strutturato), il divario tra piccole e grandi imprese si fa macroscopico. I picchi di distanza si registrano nelle “azioni correttive e carriera” (con un gap di +2,6 punti: 1,3 per le piccole contro 3,9 per le grandi) e nel “welfare familiare” (+2,5 punti: 1,7 contro 4,2). La governance vede le grandi a quota 4,1 e le piccole a 1,7. Anche le aree legate alla genitorialità evidenziano forti fragilità: se per la maternità le grandi toccano un punteggio di 4,2 (le piccole si fermano a 2,6), le tutele per la paternità scivolano rispettivamente a 3,5 e 1,6. Critica anche la gestione dei caregiver (3,2 contro 1,8) e il benessere aziendale (4,1 contro 1,8). Paternità, caregiver e azioni correttive restano complessivamente sotto la soglia d’attenzione di 3/5: per le PMI la strada è ancora in salita.

“I dati evidenziano come la parità di genere non sia solo un valore etico, ma una sfida organizzativa legata alla dimensione aziendale”, commenta Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema. “Se le grandi imprese fanno da apripista grazie a strutture consolidate , le PMI riscontrano ancora forti deficit di conoscenza. La PdR 192/2026 è una prassi recente: per colmare questo gap non bastano i decreti, ma servono strumenti pronti, un linguaggio semplice e un reale accompagnamento operativo sul territorio. Dobbiamo sostenere le piccole realtà nello strutturare aree critiche come i congedi di paternità, il welfare familiare e la gestione dei caregiver , trasformando la cultura della conciliazione in un motore di crescita per tutto il tessuto economico veneto”.

Proseguendo l’analisi dell’indagine, la transizione 4.0 e 5.0 ha avuto un impatto positivo sulla trasformazione digitale ed energetica delle aziende venete. Ma l’incertezza sul nuovo piano 5.0 blocca gli investimenti. Nel Veneto il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti nei piani 4.0 e 5.0, con un’accelerazione nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). E questi investimenti hanno dato impulso alla produttività e all’occupazione, aumentata del +12,8% in quattro anni, rendendo l’88,6% delle imprese più o molto più competitive. Ma la piena efficacia dipende da una condizione non negoziabile: semplicità, certezza delle regole e orizzonte pluriennale. E dal rendere immediatamente operativo il decreto sull’iperammortamento oramai tanto atteso dalle imprese.

I risultati mostrano, innanzitutto, un livello di utilizzo molto elevato dei piani 4.0 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2020) e 5.0 per il sostegno alla trasformazione digitale e green del sistema produttivo: il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti strumentali materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, attività di R&S e formazione del personale, usufruendo del credito d’imposta. La maggior parte degli investimenti si concentra nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). Il volume è compreso tra 100mila e 1 milione di euro per il 70,2% delle imprese, supera il milione per oltre un quinto (21,8%). Per 7 su 10 il credito d’imposta ha coperto tra il 26% e il 60% dell’investimento (oltre il 60% per l’11,2%).

Le imprese hanno investito per migliorare produttività ed efficienza dei processi (86%), efficienza energetica e ambientale (67%), per rafforzare il vantaggio competitivo e l’accesso a nuovi mercati (55%), aggiornare macchinari e impianti obsoleti (39%). Tra gli ambiti di investimento, prevalgono software e sistemi digitali (per il 77,6% delle aziende), beni strumentali interconnessi (per il 69,2%), formazione 4.0 del personale (53,8%), sensori Iot e data analytics (51,8%), con un ruolo rilevante anche per automazione, robotica ed efficienza energetica. Il 55,7% ha fatto ricorso a un supporto esterno strutturato e continuativo per la gestione di progetti d’investimento e incentivi.

L’indagine ha valutato anche l’impatto dei piani 4.0 e 5.0 sui principali indicatori di performance. Complessivamente l’incentivo ha stimolato maggiori investimenti e questi hanno avuto effetti positivi o molto positivi (in una scala da 1=molto peggiorato a 5=molto migliorato) su efficienza dei processi (4.6), produttività (4.4), qualità del prodotto, servizio (4.3), competitività sui mercati (4.1). Nel complesso, l’88,6% delle imprese dichiara di essere diventata più o molto più competitiva (32%) grazie agli investimenti 4.0 e 5.0.

La tecnologia non sostituisce l’uomo, ma aumenta il lavoro e qualifica le competenze. Per il 66,7% delle aziende gli investimenti 4.0 e 5.0 hanno favorito una crescita degli addetti (significativa per il 24%) o mantenuto posti di lavoro altrimenti a rischio (24,1%). Complessivamente, nel quadriennio 2022-2025 le imprese hanno ampliato la loro forza lavoro del +12,8% (8.000 nuovi posti tra quelle del campione). In parallelo, aumentano le competenze: il 72% ha inserito nuove figure tecnico-specialistiche (digitalizzazione, automazione), il 61,5% ha riqualificato il personale verso competenze digitali e green, il 32,9% ha assunto esperti in sostenibilità, energia.

D’altro canto, in assenza degli incentivi 4.0 e 5.0, l’87,4% delle imprese avrebbe oggi maggiori difficoltà a restare competitiva, il 68,1% ritiene che molte aziende sarebbero più fragili o a rischio.

Accanto a questi risultati, emerge però un punto di attenzione decisivo: il sistema degli incentivi viene valutato in modo buono (51,8%) o sufficiente (29,5%), ma troppo variabile e oneroso. Le criticità principali rilevate dalle aziende sono complessità normativa (36,5%), incertezza di scadenze e cambi di regole (32%), eccesso di comunicazioni, adempimenti (26%). Tra chi non ha utilizzato le misure, i motivi prevalenti sono mancanza di progetti (40%), carenza di competenze interne (34,4%), norme complesse (26,7%), procedure e burocrazia troppo onerose (23,9%).

Guardando avanti, la domanda delle imprese è netta e pragmatica: per rendere la transizione ecologica e digitale una vera politica industriale, servono stabilità normativa e semplificazione. Il 74,5% chiede stabilità delle misure per 5-7 anni, il 67% regole e adempimenti più snelli, il 45% una maggiore integrazione tra investimenti in beni strumentali e formazione del personale. Gli ambiti da incentivare maggiormente sono efficienza energetica (76,5%), digitalizzazione e automazione dei processi (68%), formazione e sviluppo competenze (digitali, green, manageriali, 55%). Lo strumento ritenuto più efficace resta il credito d’imposta (78,5%).

Il 57% prevede di realizzare ulteriori investimenti nei prossimi due anni, se le condizioni saranno favorevoli e il supporto efficace, in particolare per strategia di trasformazione digitale e green, formazione specialistica, accesso a finanza e incentivi.