Esteri
Meeting Commissione UE, taglio tasse sull’elettricità e riempimento degli stoccaggi di gas
Di Giampiero Cinelli
La Commissione europea ha presentato lo scorso 22 aprile un pacchetto di misure per attenuare le ricadute energetiche della guerra in Iran, evitando per ora interventi strutturali come il tetto al prezzo del gas o la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche – strumenti già usati nel 2022 quando la Russia tagliò le forniture.
Il provvedimento principale riguarda la fiscalità sull’energia: Bruxelles modificherà le norme Ue per garantire che l’elettricità sia tassata meno del gas, rendendo più agevole per i governi abbattere fino a zero le accise sull’elettricità per industrie e famiglie vulnerabili. Le proposte legislative formali arriveranno a maggio, ma le modifiche fiscali richiedono l’unanimità degli Stati membri, il che le rende politicamente complesse da approvare.
Il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha chiarito che i danni alle infrastrutture energetiche mediorientali causati dalla guerra manterranno i prezzi su livelli elevati «per un paio d’anni». «Anche nello scenario migliore, in cui il conflitto finisce molto presto, la situazione rimane difficile», ha detto. «Dobbiamo liberarci dalla dipendenza dal gas il più rapidamente possibile, accelerando la transizione verso le energie pulite». I prezzi europei del gas sono aumentati di un terzo dall’inizio del conflitto il 28 febbraio, con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Restano comunque ben al di sotto dei livelli del 2022, e l’Europa non ha finora dovuto fronteggiare carenze di combustibile, potendo contare su Usa e Norvegia come principali fornitori.
Sul fronte degli stoccaggi, la Commissione coordinerà gli sforzi dei Paesi membri per riempire le riserve di gas nei prossimi mesi, evitando picchi di prezzo legati ad acquisti simultanei. Allo studio anche misure per massimizzare la capacità delle raffinerie europee e l’introduzione di obblighi di stoccaggio di carburante per aviazione per prevenire potenziali carenze.
Jorgensen non ha escluso interventi più incisivi in futuro, compresa una tassa Ue sugli extraprofitti delle società energetiche, precisando però che al momento non è necessaria. La risposta relativamente contenuta di Bruxelles riflette il fatto che molte leve di gestione della crisi – sussidi ai carburanti, tagli fiscali nazionali – restano in mano ai governi, che hanno già stanziato miliardi dai bilanci nazionali per proteggere i consumatori.
Nel medio periodo, l’Ue punta ad accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile e nucleare prodotta localmente. L’impatto del conflitto mediorientale sui prezzi dell’energia elettrica è stato finora meno grave rispetto al 2022, in parte grazie all’espansione delle rinnovabili: nel 2025 il 71% dell’elettricità europea proveniva da fonti rinnovabili e nucleare, contro il 60% circa del 2022.





