Esteri

Aborto, il giudice del Texas che vieta la pillola e fa infuriare i democratici

09
Aprile 2023
Di Giuliana Mastri

In Texas il diritto all’aborto è sempre più minacciato. Un giudice della Corte distrettuale federale ha disposto la sospensione dell’approvazione della pillola abortiva, differendo la sentenza di una settimana per dare tempo al governo federale di fare ricorso.

Il magistrato, Matthew Kacsmaryk, ha motivato la decisione mettendo in dubbio il via libera che l’Autorità del farmaco americana (La Fda) aveva concesso nel 2000 al medicinale a base di Mifepristone, che egli sostiene non sicuro per la salute delle donne. Poche ore dopo, un altro giudice federale di Washington, Thomas Rice, ha risposto ordinando l’opposto a beneficio dei 17 stati Democratici che contestavano la decisone. Joe Biden ha promesso battaglia per difendere il diritto conquistato nel secolo scorso, la vicenda è soltanto iniziata.

Ma questo nuovo attacco all’aborto si è delineato anche come una messa in accusa dell’istituzione medica. Il giudice con questa decisione «travisa decisamente la cura dell’aborto farmacologico. È provocatoria – hanno detto ginecologi e ostetrici dell’Acog American College of obstetricians and gynecologists – distorce la realtà degli specialisti che forniscono compassionevolmente assistenza all’aborto. La causa che ha portato a questa eclatante decisione non è stata intentata per proteggere la salute e il benessere di coloro che necessitano di aborti farmacologici, ma piuttosto come uno sforzo politicamente motivato per imporre pregiudizi personali sulla vita delle persone e sull’autonomia corporea».

Il giudice texano è stato nominato da Trump nel 2017 e nel suo operato si allinea ai movimenti statunitensi pro-vita di ispirazione cattolica oggi rinvigoriti. La vicenda si lega, va ricordato, alla revoca da parte della Corte Suprema della sentenza Roe vs Wade degli anni ’70, il pronunciamento federale che di fatto elevava a livello costituzionale il diritto all’aborto. Lo Stato del Texas, inoltre, aveva riabilitato l’estate scorsa una legge del 1925 che rende pressoché illegale l’aborto chirurgico, basandosi come principio cardine il rilevamento del battito cardiaco nell’embrione.

Da un punto di vista giuridico ora in America l’aborto non è illegale, ma ogni Stato lo disciplina in modo diverso a seconda della sua legislazione. La contraddizione tra fonte federale e fonte statale dovrà però essere sanata ed è per questo che le battaglie giuridiche sul tema sono facilmente prevedibili. Il capo della Casa Bianca ha affermato che la mossa del giudice è «un passo senza precedenti nel togliere alle donne le libertà fondamentali. La mia amministrazione si opporrà a questa sentenza, che se dovesse essere confermata, renderebbe ogni farmaco regolamentato vulnerabile a questo tipo di attacchi politici e ideologici». Tra una settimana la situazione sarà più chiara.

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