Economia
Pensioni, il silenzio-assenso sul TFR apre un nuovo equilibrio da costruire
Di *Federico Iadicicco
(*Articolo di Federico Iadicicco, presidente nazionale Anpit, pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La Legge di Bilancio 2026 introduce una novità significativa per la previdenza complementare: dal 1° luglio, i neoassunti privati verranno iscritti automaticamente ai fondi pensione tramite silenzio-assenso. Il TFR maturando, che tradizionalmente restava in azienda come forma di autofinanziamento, verrà trasferito mensilmente verso fondi pensione o Tesoreria INPS.
Per le imprese, il TFR ha sempre rappresentato una liquidità strategica, fondamentale per investimenti in macchinari, gestione dei magazzini, copertura della stagionalità e innovazione.
La nuova disposizione genera rilevanti implicazioni finanziarie e operative per le imprese. Il trasferimento mensile del TFR determina una contrazione strutturale della liquidità interna, necessitando il ricorso a strumenti di finanziamento esterno con conseguenti oneri incrementali.
Riconosciamo l’importanza di rafforzare la previdenza complementare per i lavoratori. Tuttavia, l’impatto sulla liquidità delle PMI – già provate dalle crisi recenti – richiede misure di equilibrio. La scelta di indirizzare automaticamente il TFR verso i fondi pensione non può essere utilizzata come misura tampone per gestire le pensioni future, perché non affronta i nodi strutturali di sostenibilità, adeguatezza e flessibilità in uscita.
Il sistema pensionistico italiano, infatti, presenta sfide demografiche profonde: l’invecchiamento della popolazione, con un rapporto tra attivi e pensionati sempre più sbilanciato, richiede interventi sistemici che vadano oltre il semplice trasferimento di risorse dal TFR ai fondi negoziali. La previdenza complementare è senza dubbio un pilastro essenziale per integrare le pensioni pubbliche, garantendo una copertura più adeguata in un contesto di longevità crescente e tassi di natalità in calo. Tuttavia, affidarsi prevalentemente a questa leva rischia di eludere il dibattito necessario su temi cruciali come l’età pensionabile, i meccanismi di calcolo contributivo, la rivalutazione delle pensioni esistenti, le misure per incentivare l’occupazione femminile e giovanile e la selezione di manodopera qualificata (anche proveniente dall’estero), vere leve della sostenibilità del sistema previdenziale.
Il tema della previdenza, nelle sue diverse componenti, dovrebbe quindi essere oggetto di una strategia autonoma e organica, nella quale la previdenza complementare rappresenti un tassello importante ma non l’unico strumento di risposta alle sfide demografiche e di finanza pubblica. Solo così si potrà coniugare la tutela dei lavoratori con la competitività delle imprese, evitando che misure settoriali come il silenzio-assenso sul TFR divengano l’unico capitolo di un discorso molto più ampio e complesso.
Siamo certi che un dialogo costruttivo con il Governo possa coniugare gli obiettivi previdenziali con la sostenibilità delle imprese. Le PMI costituiscono il motore dell’economia italiana: necessitano di politiche mirate che ne accompagnino la transizione verso un sistema pensionistico più solido e sostenibile.





