Economia
Le politiche industriali del Governo per favorire lo sviluppo del Made in Italy. Parla Loiero
Di *Renato Loiero
(*Articolo di Renato Loiero, consigliere per le Politiche di bilancio del Presidente del Consiglio, pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Nuovi e complessi compiti sono oggi attribuiti allo Stato nel campo dell’economia di mercato attraverso la sua visione strategica, utilizzando le informazioni in suo possesso, coordinando gli interessi privati e impiegando gli strumenti normativi ed economici per raggiungere alcuni obiettivi necessari all’accrescimento della forza economica, del benessere della popolazione e dell’autonomia strategica di un Paese.
In questo contesto di forte cambiamento, uno dei principali obiettivi di politica economica del Governo, oltre alla tenuta dei conti pubblici, è rompere il “circolo vizioso” bassa produttività-bassi salari-bassi consumi-bassa crescita. La politica industriale può favorire e accelerare questo percorso con interventi a favore della riduzione dei costi dell’energia, di maggiori investimenti in tecnologie e settori avanzati e della competitività e internazionalizzazione delle nostre imprese.
La necessità è quella di affrontare le sfide che stanno impattando sul sistema produttivo italiano oltre alla necessità di sicurezza economica e di autonomia strategica. A queste sfide si affiancano quelle prodotte dalla iperglobalizzazione dell’ultimo decennio, come la deindustrializzazione, e quelle strutturali dell’economia italiana, legate al miglioramento dei livelli di produttività e della competitività internazionale, tenuto conto che esiste un segmento di imprese altamente competitivo a livello internazionale rappresentato dalle circa 121mila imprese che esportano e altre 17mila che potenzialmente potrebbero esportare, specializzato su filiere di medio-alto livello qualitativo e tecnologico e che, rispetto ad altri Paesi competitors, raggiunge un numero di mercati molto più elevato e diversificato.
Il Libro Verde e il successivo Libro bianco sulla politica industriale possono essere un importante punto di riferimento in questa strategia e dare il proprio contributo per la ricerca di un nuovo paradigma produttivo. Il Libro Verde delinea la politica industriale che il Governo intende sviluppare nei prossimi cinque anni, con uno sguardo esteso al 2050. Si tratta di una proposta che vede lo Stato agire come stratega, tenendo conto di quello che sono le caratteristiche e le priorità del nostro sistema Paese, e che indirizzi al meglio le risorse pubbliche per affrontare e superare le sfide della triplice transizione, ecologica, geopolitica e digitale. Il Libro Verde ha individuato 15 grandi obiettivi che dovrebbero guidare la nuova strategia di politica industriale al 2030. Tra questi: il consolidamento della posizione dell’Italia tra le prime 10 economie del mondo; la tutela del modello produttivo tradizionale del Made in Italy; l’aumento dei livelli occupazionali e della retribuzione del lavoro; la riduzione dei divari di sviluppo economico tra Regioni e territori.
Questa trasformazione del nostro sistema produttivo non potrà attuarsi senza un cambiamento della “cultura di impresa” secondo l’assunto che “ogni trasformazione esterna per essere efficace (fattore macro) ha bisogno di una corrispondente trasformazione interna (fattore micro)”.
In conclusione, la politica industriale potrà fornire nei prossimi anni un valido supporto alla realizzazione di questo complesso percorso intrapreso dalle nostre imprese seguendo, tra gli altri, alcuni possibili indirizzi di policy finalizzati al miglioramento della nostra produttività e competitività internazionale, quali: maggiori investimenti soprattutto in beni immateriali che sono sempre più strategici; fornire un supporto più efficace alla diffusione di nuove tecnologie tra imprese/settori più avanzati e quelli più maturi attraverso le filiere produttive; accelerare l’applicazione di policy dedicate alle filiere più innovative e a maggiore valore aggiunto; supportare la nascita e lo sviluppo delle start-up innovative sul territorio attraverso il potenziamento degli incentivi finanziari/fiscali, degli incubatori, dei rapporti con Università e centri di ricerca; incentivare la crescita dimensionale delle imprese e la partecipazione a reti di impresa (per esempio attraverso il contratto di rete) in quanto strettamente correlate con l’amento della produttività; continuare il percorso di rafforzamento patrimoniale delle imprese. E ridurre il costo dell’energia in quanto negli ultimi 5 anni esso è cresciuto del 20% rispetto ai costi totali.





