Economia

Panetta: danni climatici per oltre 200 miliardi nel 2025. Assicurazioni decisive

19
Ottobre 2026
Di Giampiero Cinelli

Gli eventi meteorologici estremi hanno provocato danni diretti per oltre 200 miliardi di dollari nel 2025, più del doppio rispetto ai livelli registrati all’inizio degli anni Duemila. Una crescita che rende sempre più urgente rafforzare la capacità delle economie di affrontare gli shock climatici, attraverso politiche di prevenzione, strumenti assicurativi e una gestione più efficace dei rischi.

È il quadro delineato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento a Manila, nelle Filippine, in apertura della quinta edizione della Green Swan Conference: Navigating Climate Risks Amid Uncertainties, organizzata dalla Banca d’Italia insieme alla Banca dei regolamenti internazionali (BIS), alla Banca centrale delle Filippine e al Network for Greening the Financial System (NGFS).

«In un mondo caratterizzato da una maggiore incertezza climatica, è fondamentale comprendere meglio i rischi, condividerli e gestirli in modo più efficace, e investire con maggiore decisione nella riduzione dell’esposizione e della vulnerabilità», ha affermato Panetta.

Cambiamento climatico, effetti su produttività e finanze pubbliche

Secondo il governatore, il rafforzamento della resilienza climatica risponde a precise esigenze economiche. Gli effetti del cambiamento climatico non si limitano infatti ai danni materiali provocati dalle calamità, ma incidono sulla produttività, sul capitale fisico e sulla sostenibilità delle finanze pubbliche.

«Le ragioni economiche a favore del rafforzamento della resilienza sono evidenti», ha osservato Panetta, richiamando le conseguenze degli eventi estremi sulle economie.

Tra i rischi individuati figura anche l’impatto sull’inflazione. Gli shock climatici possono influenzare l’andamento dei prezzi e dell’attività economica, con conseguenze particolarmente rilevanti per i Paesi emergenti e in via di sviluppo.

In queste economie, ha spiegato il governatore, l’esposizione ai fenomeni climatici è spesso più elevata, mentre la capacità di assorbirne gli effetti risulta più limitata.

Politiche climatiche, la responsabilità principale spetta ai governi

Panetta ha distinto le competenze delle istituzioni nella gestione della transizione ecologica, attribuendo ai governi la responsabilità primaria delle politiche climatiche.

Sono infatti gli esecutivi, secondo il governatore, a disporre della legittimazione democratica e degli strumenti necessari per orientare la transizione, sostenere gli interventi di adattamento e proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.

Le politiche adottate devono tuttavia rispettare criteri di sostenibilità economica e sociale, oltre a garantire credibilità e continuità nel tempo.

Interventi eccessivamente rigidi o soggetti a frequenti cambiamenti, ha avvertito Panetta, rischiano di indebolire il consenso pubblico e scoraggiare gli investimenti privati necessari alla transizione.

Diverso è il compito delle banche centrali e delle autorità di vigilanza, chiamate a valutare come i rischi climatici possano incidere sull’inflazione, sull’attività economica e sulla stabilità finanziaria.

L’obiettivo è preservare l’efficacia della politica monetaria, della supervisione e dei processi di valutazione del rischio, senza modificare le competenze istituzionali esistenti.

«La sfida non è ampliare i nostri mandati, ma rispettare i nostri attuali mandati in un ambiente che cambia», ha precisato il governatore.

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