Economia
Mutui, il caro energia spinge i tassi: fino a 13.489 euro in più in 25 anni
Di Giuliana Mastri
I rincari di carburanti e bollette possono pesare per centinaia di euro sul bilancio di una famiglia, ma il loro effetto può ridursi se le tensioni sui mercati energetici rientrano. Per i mutui il meccanismo è diverso: quando l’aumento dei tassi viene incorporato in un finanziamento a tasso fisso, il maggiore costo può accompagnare la famiglia per l’intera durata del contratto.
È la differenza messa in evidenza dall’analisi realizzata da Credipass, con il commento di Roberto Anedda, responsabile analisi mercati Credipass. Lo studio considera sia gli aumenti già maturati nel 2026 sia quelli ipotizzati per i mesi e gli anni successivi sulla base dei principali indici di riferimento.
Oltre 600 euro in più tra carburanti e bollette
Le tensioni internazionali nel Golfo Persico hanno aperto una nuova fase di instabilità sui mercati energetici. Considerando sia i rincari già registrati sia le ipotesi formulate fino alla fine dell’anno, Credipass stima per una famiglia un maggiore esborso complessivo superiore a 600 euro tra febbraio e dicembre 2026.
La componente più consistente riguarda i carburanti, con circa 324 euro di maggiore spesa. A questi si aggiungono circa 114 euro per l’elettricità e 180 euro per il gas.
L’impatto è rilevante, ma potenzialmente reversibile: un allentamento delle tensioni internazionali e una riduzione dei prezzi all’ingrosso potrebbero trasferirsi progressivamente sia sui prezzi alla pompa sia sulle bollette.
Diverso è il caso dei finanziamenti immobiliari. Se una famiglia sottoscrive un mutuo a tasso fisso dopo un rialzo dei tassi, il maggiore costo viene incorporato nelle rate e rimane legato al contratto.
Dall’energia ai tassi dei mutui
Il collegamento passa attraverso l’inflazione. La trasmissione dei rincari delle materie prime energetiche ai prezzi ha già portato a due interventi al rialzo della Bce sui tassi, mentre le aspettative indicano ulteriori possibili aumenti almeno fino ai primi mesi del 2027.
Da marzo 2026 sono così progressivamente risaliti sia gli Euribor, utilizzati come riferimento per i mutui a tasso variabile, sia gli IRS, che influenzano il costo dei finanziamenti a tasso fisso.
Nella prima parte dell’anno le banche hanno mantenuto le migliori offerte a tasso fisso sostanzialmente allineate, e in alcuni casi inferiori, agli IRS di pari durata. La successiva crescita degli indici potrebbe però restringere lo spazio per continuare a offrire le stesse condizioni. I mutui variabili, invece, hanno seguito e continueranno a seguire l’andamento dell’Euribor di riferimento.
La simulazione: mutuo da 130mila euro per 25 anni
Per misurare l’impatto sulle famiglie, Credipass prende come riferimento un mutuo di 130mila euro con una durata di 25 anni, corrispondenti a 300 rate.
La simulazione cerca di riprodurre le caratteristiche del mercato italiano utilizzando una combinazione composta per l’85% da mutui a tasso fisso e per il 15% da mutui a tasso variabile, in linea con la media consolidata più recente dei finanziamenti erogati in Italia.
Anche la durata scelta risponde alla struttura del mercato: l’85% dei mutui erogati in Italia ha una durata compresa tra 25 e 30 anni.
Il confronto misura il costo delle condizioni ipotizzate per ottobre rispetto a uno scenario nel quale i tassi disponibili a febbraio fossero rimasti invariati per tutta la durata del finanziamento.
Per la componente variabile vengono utilizzati i valori effettivi dell’Euribor fino a settembre e, per gli anni successivi, la curva dei future Euribor. Quest’ultima non rappresenta una previsione certa, ma un’aspettativa del mercato utilizzata per costruire uno scenario coerente sull’evoluzione futura delle rate.
Il risultato della simulazione porta a un maggiore costo complessivo di circa 13.489 euro nell’arco dei 25 anni, equivalente a quasi 540 euro per ogni anno di ammortamento.
Fisso e variabile, due esposizioni differenti
La composizione del maggiore costo cambia sensibilmente a seconda della tipologia di finanziamento.
Per un mutuo a tasso fisso acceso alle condizioni ipotizzate per ottobre, l’extra costo rispetto a febbraio viene stimato in circa 10.457 euro complessivi, pari a circa 418 euro l’anno. Il vantaggio del fisso è la certezza dell’esborso, ma il maggiore costo iniziale rimane incorporato nelle rate per tutta la durata del contratto.
Il tasso variabile può invece beneficiare di eventuali future riduzioni dell’Euribor, ma espone la famiglia a oscillazioni più ampie. Nello scenario elaborato da Credipass, il maggiore costo complessivo di un mutuo variabile acceso a ottobre potrebbe superare i 30.600 euro, con un’incidenza media superiore a 1.220 euro l’anno.
Gli interventi finora concentrati sui carburanti
L’analisi sottolinea anche una differenza nella risposta ai rincari. Finora gli interventi diretti a calmierare gli aumenti si sono concentrati esclusivamente sui carburanti, nonostante le valutazioni d’impatto mostrino costi rilevanti anche per bollette e mutui.
La differenza principale riguarda però la durata. I maggiori costi di carburanti, elettricità e gas possono ridimensionarsi se cambiano le condizioni dei mercati energetici. Il costo aggiuntivo incorporato in un mutuo a tasso fisso, invece, rimane nel finanziamento per tutta la sua durata, salvo un successivo ricorso alla surroga, che nello scenario delineato viene considerato alquanto incerto.
Il variabile conserva una maggiore capacità di adattarsi a un’eventuale discesa dei tassi, ma nelle condizioni considerate dall’analisi espone contemporaneamente la famiglia al rischio di rialzi più ampi e prolungati. In questo modo, uno shock nato dall’energia e trasferitosi all’inflazione può arrivare al costo del credito e produrre effetti economici molto più duraturi rispetto alla fase di emergenza che lo ha originato.





