Economia

Germania, la riforma delle pensioni divide Berlino: più contributi investiti sui mercati e pensione a 70 anni

31
Agosto 2026
Di Lorenzo Berna

La Germania torna a mettere mano alle pensioni, spinta da una crisi demografica che sta rendendo sempre più difficile sostenere un sistema basato prevalentemente sulla ripartizione. Il governo guidato da Friedrich Merz punta ad approvare entro l’anno una riforma destinata a entrare in vigore nel 2027, ma il progetto sta già incontrando le critiche dei sindacati e delle imprese. Sul tavolo ci sono un maggiore ricorso agli investimenti sui mercati finanziari, incentivi alla previdenza privata e un progressivo innalzamento dell’età pensionabile.

Il problema di fondo è il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2025 in Germania sono nati circa 650mila bambini, con un tasso di fecondità sceso a 1,35 figli per donna. Nel frattempo la spesa previdenziale ha raggiunto 417 miliardi di euro, pari al 28% dell’intero bilancio federale. La Germania aveva introdotto un sistema pensionistico a ripartizione già nel 1957, sotto il cancelliere Konrad Adenauer, mentre nel 2001 il governo di Gerhard Schröder ha avviato la previdenza privata e nel 2007 Angela Merkel ha innalzato progressivamente l’età pensionabile a 67 anni.

Il progetto del governo Merz punta ora a rafforzare la componente a capitalizzazione. Dal 2032 l’età pensionabile dovrebbe aumentare di otto mesi per ogni anno di incremento dell’aspettativa di vita, pari a 67,5 anni nel 2041, 68 nel 2051 e 70 nel 2091. Verrebbe inoltre abolita l’uscita anticipata senza penalizzazioni a 63 anni con 45 anni di contributi, la cosiddetta Rente mit 63.

La riforma prevede inoltre la creazione di un nuovo pilastro previdenziale basato su investimenti nei mercati. Dal 2027 dovrebbe partire l’Altersvorsorgendepot, un sistema di conti individuali presso banche, assicurazioni e piattaforme autorizzate, attraverso i quali i lavoratori potranno investire in Etf e fondi. Per ogni euro versato dal lavoratore lo Stato dovrebbe aggiungere 50 centesimi, fino a un massimo di 480 euro l’anno. Per i figli è previsto un ulteriore bonus fino a 300 euro annui e, attraverso la cosiddetta Frühstartrente, il governo verserebbe 10 euro al mese per ogni bambino.

Nel disegnare il nuovo sistema, Berlino guarda anche all’esperienza della Premiepensions svedese, introdotta nel 2000, che investe il 2,5% delle retribuzioni in centinaia di fondi privati offrendo alternative a un fondo pubblico. Un modello che si affianca alla precedente esperienza tedesca della Riester-Rente, introdotta nel 2001 e successivamente criticata per costi e inefficienze.

Il progetto incontra però resistenze su fronti opposti. I sindacati contestano soprattutto l’ipotesi di innalzare ulteriormente l’età pensionabile. Secondo i sondaggi citati, tra il 70% e l’81% dei tedeschi è contrario alla pensione a 70 anni, mentre oltre il 90% chiede che un’eventuale riforma tenga conto delle differenze tra le professioni e del diverso grado di usura dei lavori. La leader di Ig Metall, Christiane Benner, ha inoltre criticato l’ipotesi di cancellare completamente i pensionamenti anticipati.

Sul fronte opposto, le associazioni imprenditoriali Bdi e Bda chiedono invece un allungamento della vita lavorativa per contrastare la carenza di manodopera, ma criticano il mantenimento di una pensione minima fissata al 48% e l’aumento delle aliquote contributive, considerati elementi di «ingiustizia sociale».

Anche il piano di affidare una quota crescente del risparmio previdenziale ai mercati finanziari suscita perplessità. I sindacati temono che possa trasformarsi soprattutto in un vantaggio per Wall Street e chiedono maggiori garanzie affinché i risparmi dei lavoratori finanzino anche l’economia tedesca. La coalizione guidata da Merz dovrà quindi trovare un equilibrio tra sostenibilità dei conti, tutela dei lavoratori e necessità di adattare il sistema pensionistico a una popolazione sempre più anziana.