Economia

Fmi: dazi e tensioni geopolitiche tra i rischi principali, lieve ritocco alle stime sull’Italia

19
Gennaio 2026
Di Lorenzo Berna

In un contesto segnato da nuove frizioni commerciali e da un quadro internazionale più instabile, il Fondo monetario internazionale mette in cima all’agenda i rischi geopolitici. «È evidente che i rischi geopolitici e l’ulteriore aumento delle tensioni commerciali rappresentano uno dei rischi principali – tra i più pressanti – per l’economia globale», ha dichiarato il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, intervenendo in conferenza stampa a Bruxelles.

Gourinchas ha precisato che le proiezioni contenute nel nuovo World Economic Outlook «si fondano sull’ipotesi che il livello dei dazi resti invariato». Guardando oltre lo scenario di base, il Fondo avverte che un’eventuale escalation sul fronte tariffario e un peggioramento delle tensioni geopolitiche rappresentano «un rischio rilevante», in grado di «incidere in modo significativo sulla crescita».

Sul capitolo Italia, l’aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook rivede leggermente al ribasso le stime per il 2026: dopo il +0,5% del 2025, il Pil è atteso in aumento dello 0,7%, contro lo 0,8% stimato a ottobre. Per il 2027 la crescita viene confermata allo 0,7%, con un ritocco al rialzo di 0,1 punti rispetto alle previsioni precedenti.

A livello globale, lo “shock” dei dazi e il cambio di rotta nelle politiche commerciali non affondano, secondo il Fondo, le prospettive di crescita: a sostenere l’economia mondiale è soprattutto la dinamica degli investimenti tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale. Le stime indicano una crescita stabile al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, in linea con il 3,3% del 2025, con una lieve revisione al rialzo per il 2026 rispetto a ottobre. Lo slancio degli investimenti tech, trainati dall’IA, si concentra soprattutto in Nord America e Asia.

Nel quadro delineato dal Fmi resta centrale anche il tema della credibilità delle politiche monetarie. «L’indipendenza delle banche centrali resta fondamentale per la stabilità monetaria e finanziaria e per la crescita economica, tutelando la credibilità della politica monetaria e l’ancoraggio delle aspettative di inflazione», sottolinea il Fondo.

Per l’Eurozona, il Pil è visto in aumento dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, con una revisione al rialzo di 0,1 punti per il 2026 rispetto alle stime di ottobre. Il Fmi osserva però che l’Europa beneficia in misura più limitata del boom degli investimenti tecnologici rispetto agli Stati Uniti e continua a fare i conti con fattori strutturali sfavorevoli, dal costo dell’energia alla debolezza del manifatturiero.

Migliorano, nel dettaglio, le prospettive per Germania e Francia. Per Berlino, dopo il +0,2% del 2025, il Fondo stima una crescita dell’1,1% nel 2026 (revisione positiva di 0,2 punti rispetto a ottobre) e un’accelerazione all’1,5% nel 2027. Per Parigi, la crescita è prevista all’1% nel 2026 (0,1 punti in più rispetto a ottobre) e all’1,2% nel 2027.

Sul fronte prezzi, l’inflazione complessiva nell’Eurozona nel 2026 e nel 2027 dovrebbe attestarsi intorno al 2%, mentre l’inflazione di fondo è attesa raggiungere lo stesso livello nel 2027.