Economia
Fisco digitale, un miliardo in più grazie all’allineamento tra Pos e RT. Ma cresce l’allarme sui “velocizzatori”
Di Cesare Giraldi
L’incrocio automatico tra pagamenti elettronici e corrispettivi telematici porta già risultati concreti nella lotta all’evasione fiscale. Secondo i dati diffusi dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone durante il convegno ala Camera dei Deputati per i 50 anni di Sogei, nei primi cinque mesi di applicazione dell’obbligo di allineamento tra Pos e Registratori Telematici (RT) sono emersi 5,3 miliardi di euro di imponibile aggiuntivo, con oltre 115 milioni di scontrini in più trasmessi al Fisco. Tradotto in gettito, significa circa un miliardo di euro di maggiori incassi per lo Stato.
L’obbligo è entrato in vigore dal 1° gennaio 2026 e rappresenta uno dei pilastri della nuova strategia di controllo digitale dell’amministrazione finanziaria: i dati dei pagamenti elettronici e quelli dei corrispettivi fiscali vengono infatti trasmessi entrambi all’Agenzia delle Entrate, consentendo un controllo incrociato automatico delle operazioni commerciali.
Il risultato è una maggiore tracciabilità degli incassi e una drastica riduzione delle possibilità di omessa certificazione dei corrispettivi, soprattutto nei comparti considerati più esposti al rischio evasione. Il Vice Ministro dell’Economia Maurizio Leo ha parlato di “risultati molto significativi”, sottolineando come soltanto nel mese di maggio siano stati registrati oltre 10 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Accanto ai risultati positivi, cresce però la preoccupazione per la diffusione dei cosiddetti “velocizzatori” dei corrispettivi telematici, software che consentirebbero di automatizzare la trasmissione dei dati fiscali bypassando di fatto il presidio tecnologico garantito dai registratori telematici certificati.
La questione è arrivata anche in Parlamento attraverso l’interrogazione presentata dall’On. Giorgianni e dall’On. Cangiano, entrambi di Fratelli d’Italia, nella quale si chiede al MEF se sia a conoscenza “della diffusione di soluzioni tecnologiche non certificate” nell’ambito della trasmissione dei corrispettivi e dei possibili rischi per il sistema dei controlli fiscali.
Secondo gli operatori del settore, il rischio è che la progressiva disintermediazione dei registratori telematici possa indebolire proprio quel presidio di sicurezza che ha contribuito ai risultati ottenuti negli ultimi mesi.
“La crescita del gettito dimostra che il sistema Pos-RT funziona”, osserva Gabriella Criscuolo, presidente di Comufficio, l’Associazione Nazionale delle aziende Produttrici, Importatrici e Distributrici dei prodotti e servizi per l’ICT. “Ma sostituire il controllo certificato dei registratori telematici con software velocizzatori rischia di riaprire spazi di evasione fiscale e alterazione del dato trasmesso al Fisco. La digitalizzazione deve rafforzare i controlli, non aggirarli”.
Le preoccupazioni aumentano anche in vista della prossima evoluzione normativa. Dal prossimo anno è infatti prevista la possibilità di utilizzare software per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi in alternativa ai registratori telematici tradizionali.
Il passaggio da dispositivi hardware certificati a piattaforme software viene guardato con cautela da una parte del mercato, che teme una riduzione delle garanzie di integrità e immodificabilità del dato fiscale.
Il timore è che, senza standard tecnologici particolarmente stringenti e sistemi di certificazione rigorosi, si possa creare una nuova area di vulnerabilità proprio mentre l’incrocio digitale tra Pos e corrispettivi sta mostrando risultati record sul fronte del recupero dell’evasione.
La digitalizzazione del Fisco italiano ha già prodotto effetti significativi grazie alla fatturazione elettronica, agli scontrini telematici e all’interoperabilità delle banche dati fiscali. I numeri diffusi dall’Agenzia delle Entrate sembrano confermare che l’allineamento tra Pos e registratori telematici rappresenti oggi una delle leve più efficaci per far emergere il sommerso.
Ma la prossima sfida sarà evitare che l’evoluzione tecnologica riduca proprio quei presìdi di controllo che hanno consentito il recupero di gettito registrato nei primi mesi del 2026.





