Economia
Consob ed Esma, stretta sulla finanza social: le nuove regole contro la consulenza abusiva
Di Elisa Tortorolo
Il tempo dell’impunità digitale sembra essere scaduto. Per anni i social media sono stati una sorta di zona franca, un territorio dove promesse di rendimenti a doppia cifra e strategie per “diventare ricchi velocemente” potevano circolare liberamente, senza quel vaglio regolamentare che vincola rigidamente banche e consulenti. Ora però lo scenario cambia radicalmente: Consob ed Esma, rispettivamente l’autorità italiana ed europea di vigilanza, hanno deciso di intervenire non più limitandosi ai generici avvisi ai risparmiatori (“attenzione alle truffe”), ma pubblicando linee guida specifiche rivolte direttamente ai creatori di contenuti. Il messaggio è chiaro e segna un cambiamento culturale prima ancora che operativo: la distinzione tra un finfluencer e un consulente abilitato non è un dettaglio burocratico, ma una questione sostanziale di tutela del risparmio.
L’approccio delle autorità si fa dunque costruttivo, indicando il perimetro entro cui è lecito muoversi, ma avvertendo che, sebbene non si tratti di una nuova legge ad hoc, queste indicazioni interpretano le norme vigenti in modo inequivocabile. Il nodo centrale è la responsabilità: in caso di post giudicati “ingannevoli o avventati”, il finfluencer può essere ritenuto direttamente responsabile delle perdite subite dagli investitori. Cade, in questo contesto, uno dei miti più resistenti della finanza online: l’uso del classico disclaimer “Questa non è una consulenza finanziaria”. Secondo le nuove direttive, questa frase di rito non è più uno scudo sufficiente a esonerare il creatore dalle proprie responsabilità se, nella sostanza, il contenuto orienta le decisioni in modo specifico.
Le autorità specificano infatti che si scivola nella consulenza abusiva ogni volta che si presentano opinioni nette sull’andamento futuro di un titolo o di una criptovaluta (come il classico “questo titolo sta per esplodere”) o si propongono strategie di allocazione precise, del tipo “Ecco come investire 10.000 euro oggi”. Sotto la lente finisce anche il linguaggio: espressioni sensazionalistiche come “diventa ricco velocemente” o “guadagni automatici” vengono classificate come pratiche ingannevoli, poiché inducono a decisioni affrettate oscurando il principio cardine della correlazione rischio-rendimento. Promettere alti guadagni tacendo sui rischi, avvertono Consob ed Esma, espone a sanzioni certe.
Infine, il documento impone un allineamento rigoroso alle regole di trasparenza commerciale, andando oltre le consuetudini dell’influencer marketing. Non solo è obbligatorio usare hashtag come #ad o diciture come “collaborazione a pagamento” se si è remunerati, ma bisogna dichiarare esplicitamente se si possiedono personalmente i titoli di cui si parla (“skin in the game”). Il rischio, per chi non si adegua, è alto: si va dalle sanzioni amministrative fino all’accusa di complicità in truffa qualora si promuovano piattaforme non autorizzate a operare in Italia.
L’obiettivo ultimo, comunque, non è cancellare la divulgazione online, preziosa in un Paese con bassa alfabetizzazione finanziaria, ma professionalizzare il settore, separando chi fa educazione seriamente da chi sfrutta l’ingenuità del pubblico per profitto.





