Economia

Artico, la corsa alle risorse e il nodo dei costi: Pistelli (Eni) avverte sulle «condizioni proibitive»

14
Gennaio 2026
Di Giampiero Cinelli

L’Artico «sta diventando un’area di potenziale economico ma anche di competizione», dove alle suggestioni degli scenari si contrappone la durezza dei vincoli industriali. È la sintesi proposta da Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, ascoltato dal Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico della commissione Esteri della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione.

Pistelli ha richiamato le stime dello US Geological Survey per spiegare l’attrattività della regione: «In teoria l’Artico renderebbe disponibili enormi risorse potenziali. Parliamo di 400 miliardi di barili equivalenti di idrocarburi, il 70% a gas, il 50% dei quali ricadrebbe in territorio russo». Accanto agli idrocarburi pesa il capitolo minerario: «Già al momento attuale l’Artico ha riserve importanti di palladio» e «il 44% della produzione mondiale» sarebbe riconducibile all’area, con «il 13% del platino e l’11% di nickel». Sul fronte delle terre rare, ha aggiunto, «potenzialmente abbiamo nell’area 130 milioni di tonnellate di terre rare assortite, di cui circa la metà sotto sfera russa, 40 milioni in Groenlandia e 14 milioni in Canada»: un quadro che «rappresenta uno dei motivi di attrazione per la regione».

La spinta economica, però, non coincide automaticamente con la fattibilità. «Gli scenari sull’Artico sono molto suggestivi ma poi bisogna fare i conti con i numeri suggeriti dagli scenari e la sostenibilità economica», ha avvertito Pistelli, sottolineando che «a quelle latitudini le condizioni sono oggettivamente proibitive». Da qui il “paradosso” indicato dal manager: «Avere un grande potenziale» ma scontrarsi con «condizioni estreme» che rendono lo sfruttamento «difficile», mentre «la sostenibilità economica è ancora da tutta dimostrare».

Nonostante i limiti operativi, l’interesse internazionale resta elevato. Pistelli ha citato i segnali di dinamismo sul versante delle attività: «Nel maggio 2025 sono state assegnate 76 licenze esplorative, c’è stato un nuovo round a fine anno e sono attesi i risultati». Il quadro geopolitico, tuttavia, è sempre più affollato: «Abbiamo otto Paesi che sono tecnicamente stati artici, con l’ingresso recente di Svezia e Finlandia, sette di questi sono membri della Nato e poi c’è la Russia». A questo si sommano gli “attori esterni”: «A partire dal 2017 la Cina si è definita politicamente Near Arctic State», pur avendo il proprio punto più settentrionale «a 1.800 km dal circolo polare Artico». Anche Londra, ha ricordato, si è proposta come «il più vicino dei vicini» della regione, ma «siamo a 600 km» dal circolo polare.

Sul piano italiano, Pistelli ha rivendicato una traiettoria di attenzione costante: «L’Italia credo sia messa bene. L’Artico, in virtù della nostra storia, siamo sempre stati molto interessati» ed è «una di quelle aree cui è corretto il Paese punti e guardi», anche in vista della strategia che «verrà presentata a breve dal Governo». Quanto al perimetro industriale di Eni, l’unico asset esplicitamente richiamato è la Norvegia: «Paese che con policy precise ha puntato sul mantenimento di produzioni e esplorazioni Oil&Gas» e dove Eni «continuiamo a fare un forte investimento» per le risorse disponibili, per il ruolo del Paese nella sicurezza energetica europea e italiana e per una «posizione robusta» già consolidata. Diverso il resto della regione artica: «Al momento non ci siano altre aree di interesse», perché «l’area principalmente impattata nella regione dalla Russia resta fuori dal radar delle possibilità».