Economia

Allarme pensioni e stipendi troppo bassi, L’Inps rilancia il salario minimo legale

11
Luglio 2022
Di Barbara Caracciolo

Aumento delle disuguaglianze di genere ed età nel mercato del lavoro, pensioni che nei prossimi anni saranno sempre più povere senza un’inversione di tendenza, l’impatto di pandemia e guerra, le possibili soluzioni per rilanciare il mondo dell’occupazione non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo. Sono i principali temi emersi dal XXI rapporto annuale dell’Inps, presentato questa mattina alla Camera alla presenza, tra gli altri, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Una relazione, quella del presidente Inps Pasquale Tridico, che ha fornito uno spaccato di un’Italia che prova a ripartire dopo il biennio della pandemia, ma che è ancora lontana dai target dell’Unione Europea, e che deve fare i conti con una crescente disuguaglianza nel mondo del lavoro che si rifletterà nei prossimi anni anche su un ulteriore impoverimento a livello pensionistico.

IL RAPPORTO
Nel rapporto si legge di un monte redditi e retribuzioni nel 2021 sopra i 600 miliardi, in modesto incremento in termini nominali quindi rispetto al valore del 2019, ma al contempo i redditi sono in calo se si tiene conto dell’inflazione. Le dimissioni lavorative sono cresciute a 1,1 milioni nel 2021 e il 60% dei lavoratori dimissionari sono poi riusciti a trovare una ricollocazione. Secondo quanto emerge dalla relazione, i lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora in Italia hanno raggiunto i 3,3 milioni, il 23,3% del totale, mentre i pensionati con redditi pensionistici inferiori a mille euro al mese erano hanno raggiunto il 32% del totale, più di 5 milioni di cittadini. A questo proposito, il calcolo dell’Inps riflette come con trent’anni di contributi versati e un salario di 9 euro lordi l’ora, un lavoratore a 65 anni percepirebbe una pensione di appena 750 euro. «La crisi pandemica appare pressoché riassorbita in termini di partecipazione al mercato del lavoro, in particolare sul numero degli occupati, ma non ancora in termini di volume di ore lavorate, con conseguenze sfavorevoli sul piano delle retribuzioni complessive – ha esordito Tridico -. Questa esperienza deve spingere a ripensare il contratto sociale che ha regolato finora la partecipazione alla vita economica degli italiani».

La ricetta per il sistema Italia passa attraverso misure incisive sul mondo del lavoro e dell’occupazione, in primis quella di un salario minimo legale. Ma è di fondamentale importanza il tema delle pensioni: «Un’ulteriore ragione che induce a preoccuparsi del fenomeno della povertà lavorativa di oggi è il fatto che chi è povero lavorativamente oggi, sarà un povero pensionisticamente domani. Per l’equilibrio del sistema previdenziale, occorre garantire la sostenibilità della spesa, ma anche l’allargamento della base contributiva sia in termini di recupero del sommerso che di incremento della massa retributiva per i lavoratori regolari», ha aggiunto. Tra le proposte sul fronte delle pensioni discusse dalla classe politica negli ultimi mesi, l’Inps ha calcolato che la meno costosa risulta essere l’anticipo della quota contributiva della pensione, per lavoratori che abbiano raggiunto 63 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione con corresponsione dell’intero ammontare al raggiungimento dell’età di vecchiaia, con una spesa inferiore ai 4 miliardi.

IL REDDITO DI CITTADINANZA
Sul reddito di cittadinanza, la proposta è quella di creare una piattaforma nazionale per incrociare i dati di domanda e offerta, in modo tale da evidenziare le possibilità di esoneri contributivi che lo Stato mette a disposizione e, sempre attraverso la piattaforma, sarebbero direttamente fruibili all’atto dell’assunzione del lavoratore. Il ministro Orlando si è soffermato proprio sul tema dell’assistenzialismo, sottolineando come i percettori siano diminuiti negli ultimi mesi: «I beneficiari del reddito di cittadinanza non fuggono dal mercato del lavoro, al contrario, riscontriamo come si sia sensibilmente ridotto il numero dei beneficiari. A maggio i nuclei percettori risultano essere quasi 935.000, ad aprile erano stati un milione e 160mila e a maggio di un anno fa erano centomila in più». Orlando ha anche espresso parere favorevole nei confronti di un accordo sul salario minimo e ha comunicato la volontà di rinnovare, sul fronte delle pensioni, Opzione donna e Ape sociale, oltre alla necessità di rinnovare i contratti collettivi scaduti. Il quadro complessivo, però, non lascia spazio a ottimismi: «La guerra in Ucraina e i noti processi di transizione in atto nell’economia non ci permettono di stare tranquilli. Il tema del contenimento e del contrasto alle diseguaglianze e ai rischi di esclusione sociale sono sempre più centrali», ha concluso.

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